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venerdì 21 gennaio 2022
 

XXXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B ) - 7 novembre 2021

Mettere nelle mani di Dio tutta la vita

Gesù disse ai discepoli: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». Marco12,38-44

La donna che Gesù osserva mentre sta seduto di fronte al tesoro del Tempio è descritta attraverso due termini puntuali: è una vedova ed è povera. Questa sua duplice dimensione la rende specialmente preziosa agli occhi di Dio.

Nell’Antico Testamento sovente si insiste sulla predilezione che il Signore ha verso coloro che, sulla terra, non hanno protezione né risorse e trovano rifugio solo in Lui: i poveri, i forestieri, le vedove e gli orfani. Anche il salmo 145, che ricorre nella liturgia di questa domenica, ricorda che Dio «sostiene l’orfano e la vedova». Inoltre, specifiche leggi, date da Dio stesso, tutelavano in particolare la categoria delle vedove: il divieto di maltrattarle è presente fin dal grande codice dell’Alleanza, per esempio in Esodo 22,21, e, anzi, ricorre spesso l’invito a beneficarle. Malvagio, al contrario, è ritenuto nella Bibbia colui che fa del male a questa categoria di donne: esse sono, infatti, nella condizione della più completa indigenza, prive, in una società prettamente maschile, della tutela e della protezione di un uomo e di uno sposo.

Dio solo è il loro scudo: le vedove incarnano pertanto la fiducia autentica nel Signore e assurgono ad autentici modelli di fede; pur non possedendo quasi nulla, sanno essere esemplari nella generosità e nella capacità di condividere il poco che hanno, come la vedova anonima della pagina evangelica che stiamo commentando e la vedova di Sarepta, protagonista della prima lettura di questa domenica (1Re 17,10-16).

Nel Tempio, solo Gesù sembra accorgersi della presenza della donna e di quanto ella fa: Egli guarda in profondità, osserva cosa succede e come agiscono le persone (Marco 12,41). Al termine del suo insegnamento pubblico, richiamando gli orientamenti della Scrittura, Gesù invita la folla a guardarsi dall’imitare gli scribi, che amano ricevere saluti nelle piazze e occupare i primi posti, pregano a lungo per farsi vedere ma poi divorano le case delle vedove. La loro, in realtà, è tutta ipocrisia, il contrario di quanto è gradito al Signore. Per piacere a Lui è necessario che il nostro comportamento sia autentico e contiguo alle nostre convinzioni, capace di costruire il Regno di Dio e di realizzare l’amore non a parole, ma con i fatti.

 

UN INSEGNAMENTO PER I DISCEPOLI.

La fede è abbandono a Dio e certezza che Egli è l’unica salvezza: essa apre gli occhi sulla Verità e offre all’uomo una autentica libertà, che consente di disfarsi di se stessi e delle proprie sicurezze terrene per guadagnare Cristo ed essere trovati in Lui, come ricorda anche san Paolo nella Lettera ai Filippesi (Fil 3,8-9). È quanto fa la vedova povera: non getta nel tesoro il suo “superfluo”, il che equivale a relazionarsi ipocritamente con il Signore, ma offre a Dio tutto il poco che ha, che le è però essenziale. E Gesù la addita a esempio, non a tutta la folla ma solo ai suoi discepoli, dopo averli chiamati a sé: a essi, nell’intimità della sua amicizia, insegna a guardare le persone e le loro azioni come Lui solo sa guardarle, e li invita a imitare la vedova povera, a mettere nelle mani del Padre tutta la vita.


04 novembre 2021

 
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