«Il primo bisogno dei poveri e degli ultimi è, e sarà sempre, quello di sentirsi “persona”, amata e accolta: figlio, fratello, cittadino, membro della famiglia umana, di una comunità». Lo sottolineava, qualche anno fa don Elvio Damoli spiegando la pedagogia della Caritas, lui che ne era stato direttore dal 1996 al 2001. È morto sabato 16 gennaio, proprio nell’anno in cui l’organismo voluto da Paolo VI compie 50 anni. Originario di Negrar (Verona), dove era nato 88 anni fa, era entrato nell’Opera don Calabria nel 1932. Impegnato prima a Milano come educatore e insegnante, aveva poi incontrato il mondo del carcere a Napoli dove era diventato cappellano di Poggioreale. A servizio della Carotas partenopea aveva promosso i gemellaggi tra regioni per rispondere alle necessità della popolazione sconvolta dal terremoto dell’Irpinia. Aveva poi raccolto l’eredità di don Giuseppe Pasini alla guida di Caritas italiana promuovendo, sull’esempio di quanto sperimentato tra diocesi, la collaborazione internazionale per affrontare le grandi crisi a cominciare da quelle dei Balcani e dei Grandi Laghi, in Africa.

«Don Levio» ,lo ricorda la nota della “sua” Caritas, «lascia a tutti il ricordo e l’esempio della sua grande capacità di ascolto, la sua ferma convinzione dell’importanza del dialogo, del confronto costante, della condivisione, di un cammino da costruire insieme, con l’apporto di tutte le Caritas, a servizio della Chiesa che è in Italia».