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«Un incontro costruttivo anche laddove permangono differenze sulle questioni». Per dare «risposte nuove a domande nuove». In un clima che è stato quello «del cercare, con le diverse sensibilità, di camminare insieme». Padre Giacomo Costa, consultore della Segreteria generale del Sinodo e responsabile della metodologia dell’incontro, tira le fila dell’incontro voluto in Vaticano da Papa Leone, dal 7 al 14 ottobre, dal titolo "A dieci anni di Amoris laetitia: annunciare il Vangelo con le famiglie oggi". «Non sono famiglie ideali, ma concrete che portano avanti un impegno con la loro vita» ha spiegato. Giorni segnati, dall’annuncio del Papa all’angelus dell’11 ottobre, proprio dall’assenza del Pontefice. A Leone i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo e i Capi delle Chiese cattoliche orientali hanno fatto arrivare la loro vicinanza ricambiati da un caloroso messaggio di saluto del Papa.
Proprio per l’assenza di Leone non è stato reso pubblico il resoconto finale. Tutto il materiale sarà inviato al Pontefice che deciderà tempi e modi della divulgazione. Intanto, però, il Papa ha chiesto ai partecipanti di cominciare a diffondere sui propri territori i frutti dell’incontro.
Il clima, raccontano i relatori, è stato quello di una Chiesa che impara ad ascoltare. Lunedì pomeriggio, in particolare, il confronto su questioni delicate – quelle legate all’accompagnamento delle famiglie nelle difficoltà – ha visto sensibilità diverse incontrarsi senza scontrarsi. «Prima di giudicare bisogna comprendere», ha sottolineato padre Costa. Le testimonianze hanno intrecciato separazioni, abbandoni, nuove unioni, malattia, povertà, migrazioni, guerra. È emersa l’importanza di un aiuto spirituale concreto, che coinvolga famiglie, sacerdoti e professionisti. E in situazioni di violenza o abuso, la presenza deve farsi «intervento tempestivo, protezione anticipata, con attenzione particolare ai bambini e alle persone vulnerabili». La prospettiva del safe garden – un ambiente sicuro – va assunta e tenuta presente.
L’ascolto ha anche fatto riconoscere ciò che impedisce alle persone di avvicinarsi alla comunità: la vergogna, il timore di essere giudicati, la sensazione di non avere un posto nella Chiesa. «Una relazione di fiducia può riaprire strade», hanno spiegato i relatori. «Per questo il linguaggio che usiamo e la disponibilità a conoscere le storie sono fondamentali». E ancora: «Il desiderio di una profonda fedeltà al Vangelo guida al di là di una contrapposizione politica che si potrebbe pensare. Misericordia e verità non sono esigenze contrapposte: attraverso lo sguardo di Cristo si incontrano».
Il tema della formazione è tornato più volte: formare le coscienze, preparare chi accompagna, coltivare il rapporto tra esperienza pastorale e approfondimento teologico. Anche il servizio dei tribunali ecclesiastici è stato riconsiderato dentro questa sollecitudine pastorale. Martedì la riflessione si è spostata sulle famiglie come soggetti della missione. Il legame con la Chiesa sinodale è apparso chiaro: ascoltare le famiglie, vivere una corresponsabilità nella diversità dei ministeri, rinnovare il modo in cui tutta la comunità vive la missione.
Tra le proposte emerse, quella di coinvolgere le famiglie nella formazione dei seminaristi e dei presbiteri, e l’istituzione di un Ministero del Matrimonio e della Famiglia. Monsignor Charles Scicluna, arcivescovo metropolita di Malta e segretario aggiunto del Dicastero per la Dottrina della Fede ha parlato di «un rinnovato impegno a mettere la famiglia al centro della missione pastorale della Chiesa». Amoris laetitia, ha detto, «dieci anni fa ha stimolato, provocato, invitato alla conversione pastorale: un atteggiamento di ascolto prima del giudizio, di discernimento con cuore aperto». E poi ha aggiunto: «La Chiesa non è qui per giudicare ma per accompagnare. I documenti della Chiesa devono essere come una medicina adeguata alle situazioni che le famiglie vivono». Scicluna ha ricordato che Amoris laetitia «non parla solo di trauma, ma anche della bellezza della vita matrimoniale». E ha aggiunto: «Non è il matrimonio che fallisce, è il matrimonio che riesce. La fedeltà ha conseguenze non solo per la coppia, ma per i figli». Ha incoraggiato a non arrendersi alla cultura del «tutto è nulla», e a sostenere chi, anche dopo una separazione, continua a prendersi cura dei figli, propri e acquisiti.
Il cardinale Luis Gerardo Cabrera Herrera, arcivescovo di Guayaquil e presidente della Conferenza Episcopale dell'Ecuador, ha insistito sulla dimensione ecclesiale: «Le famiglie non sono destinatarie passive della pastorale, ma soggetto vivo della missione della Chiesa. Se la Chiesa è famiglia di famiglie, allora le famiglie non sono fuori, sono dentro, sono parte costitutiva». Come aveva sottolineato anche padre Costa, «ascoltare le famiglie, vivere una corresponsabilità nella diversità dei ministeri, contribuisce a rinnovare il modo in cui tutta la comunità vive la missione». E proprio Costa, aprendo il briefing, aveva spiegato il metodo: «A dieci anni di distanza, la domanda non è che cosa dice Amoris laetitia, ma che cosa abbiamo imparato cercando di viverla». «Non cercheremo di cancellare le differenze per arrivare a un consenso», aveva aggiunto, «anche una divergenza compresa meglio può essere un frutto dell'ascolto».
E poi ci sono loro, le famiglie. Solange Gregory Schila e Alisson Roberto Schila, coppia brasiliana che ha preso parte all'incontro, hanno portato la voce concreta di chi vive la fede nel quotidiano. «Usciamo da questo incontro con un rinnovato e rafforzato senso di appartenenza ecclesiale», hanno detto. «Quando viviamo una complementarità delle vocazioni in modo concreto, sentiamo che è possibile viverla anche nelle nostre realtà parrocchiali». Hanno evocato l'immagine di Babele e Gerusalemme usata da Papa Leone nella Magnifica Humanitas: «All'inizio ci sentivamo un po' a Babele per le tante lingue, le tante provenienze. Poi, a poco a poco, abbiamo costruito una bella Gerusalemme».
E hanno raccontato la loro esperienza di famiglia come «film» da protagonisti: «Diremo ai nostri figli, Caroline, Gabriela e Vinícius: prestate attenzione, stiamo partecipando a un film, ne siamo protagonisti. La famiglia è stata messa al centro della riflessione della Chiesa. Siamo invitati a essere protagonisti». Il copione? «Molto semplice: l'amore, l'amore vissuto in famiglia, l'amore testimoniato, il Vangelo vissuto e testimoniato nel quotidiano, non nelle grandi azioni, ma sul pavimento di casa nostra». «Nessun film ha un buon protagonista senza buoni registi, buoni produttori, buoni montatori, buoni traduttori», hanno aggiunto. «Noi andiamo con i nostri registi dentro la gerarchia della Chiesa, con tutti coloro che collaborano a questa grande produzione, a fare un film bello».
Il professor Stanislaus Chuhillo, dalla Nigeria, ha raccontato l’esperienza di una Chiesa che ascolta e in cui «l’ascolto diventa il messaggio». In Africa, ha spiegato, «le storie sono la nostra bussola: sedersi attorno al tavolo è come stare nella piazza del villaggio». E ha ricordato la gioia di sentire ripetere nei corridoi del sinodo l’espressione «Chiesa come famiglia di famiglie».
Infine monsignor Philippe Bordeyne, preside del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia e coordinatore degli esperti, ha offerto la chiave di lettura del rapporto di sintesi spiegando come sono cambiati i titoli dei quattro ambiti su cui l’assise è stata chiamata a confrontarsi. «Piccoli cambiamenti, ma significativi», ha spiegato Bordeyne chiarendo che la parola fragilità è diventata, da tema del capitolo otto di Amoris Laetitia, la linea guida di tutto il cammino perché «la fragilità fa parte dell’umanità».
Un elemento messo in primo piano è stato quello dell’accelerazione. «L'obiettivo era rileggere dieci anni di pratiche di Amoris Laetitia», ha detto monsignor Bordeyne. «Ebbene, in tutti i Paesi ci siamo confrontati con un'accelerazione del cambiamento che riguarda le famiglie, il matrimonio, i costumi». Un dato che non è solo sociologico, ma teologico. Perché chiama in causa il modo in cui la Chiesa guarda alla storia. Il magistero di Leone ha offerto due testi decisivi che si intrecciano cona Amoris laetitia. Il primo è Magnifica Humanitas, dove il Pontefice parla della fragilità come parte della nostra magnifica umanità. «Il termine fragilità – spiega Bordeyne», spiega, era stato in qualche modo bloccato sul capitolo 8 di Amoris Laetitia, quello delle situazioni complesse. Ma Leone lo riporta alla condizione comune dell'umanità». Un passaggio decisivo, che impedisce di usare la fragilità come etichetta per tenere fuori qualcuno dalla comunità. «La fragilità è una condizione comune. Poi ci sono fragilità e difficoltà particolari, ma sono due elementi diversi». Il secondo contributo di Leone riguarda la dottrina sociale della Chiesa. «Quando si affrontano cambiamenti economici, sociali, migrazioni, guerre, cambiamenti climatici e si guarda come incidono sulla famiglia, ci si rivolge alla dottrina sociale. Ma Leone spiega che non è una scatola magica che dà risposte a tutti i problemi. È una tradizione vivente che ci prepara a trovare risposte nuove a domande nuove». E questo, aggiunge, «è stato il cuore di questo incontro: non cercare una scatola magica, ma pregare, ascoltare, discernere».
Il secondo grande punto riguarda l'ecclesiologia. «Non è più possibile parlare di famiglia senza parlare di Chiesa, e non è più possibile parlare di Chiesa senza parlare delle famiglie». L'espressione «Chiesa come famiglia di famiglie», nata in Africa, è risuonata nei corridoi del sinodo. E ha fatto emergere i due accenti: la prossimità e l'apprendimento reciproco. «Non andiamo verso le famiglie perché soffrono, ma perché ci assomigliano. La Chiesa assomiglia alle famiglie e le famiglie assomigliano alla Chiesa». Un apprendimento reciproco che coinvolge pastori, diaconi, operatori pastorali. «Non si può più fare come prima», ripete Bordeyne.
Per questo anche il cambiamento dei titoli. Il primo tema, «Le famiglie oggi: realtà, bellezza e sfide», diventa «Insieme in un mondo che cambia». «Uscire dalla logica del guardare dall'alto», commenta. «Insieme tutti battezzati, ma anche insieme esseri di storia». Il secondo, «I giovani e la scoperta della vocazione al matrimonio», diventa «Il desiderio di amare e la vocazione al matrimonio». «Non si parte più dal come far scoprire ai giovani il matrimonio, ma dalla loro esperienza. Il desiderio di amare resta, anche quando cambiano le forme del fare famiglia». E qui emerge il tema della coabitazione, «un termine che in Africa non si usa, perché si parla di matrimonio tradizionale», ma che permette di affrontare problemi diversi con speranza e rispetto della libertà.
Il terzo titolo, «La vita coniugale: i primi anni, tempo decisivo», diventa «Ricchezza e sfide dei primi anni di matrimonio». «I giovani coniugi sono vettori di apprendimento nella loro generazione». Il quarto, «Nelle difficoltà della vita: accompagnare e sostenere», diventa «Accompagnamento e discernimento nelle difficoltà della vita». «Il termine discernimento è stato ripreso sotto tutte le latitudini», confessa Bordeyne. «Sono rimasto sorpreso, conoscendo le resistenze che c'erano state». Infine, il quinto: «Le famiglie cristiane soggetti della missione della Chiesa» diventa «Le famiglie nella Chiesa sinodale vivono come discepoli missionari». «È l'assimilazione non solo di Amoris Laetitia, ma anche di Evangelii Gaudium. La base è battesimale, colorata dal sacramento del matrimonio».
Il rapporto di sintesi sarà ora affidato al Papa. Nel suo messaggio letto in Aula Paolo VI a conclusione dell’incontro, Leone XIV ha ringraziato «per il dono di questo ascolto per la Chiesa». «Leggerò i frutti del vostro lavoro e delle vostre discussioni, e a suo tempo offrirò le mie riflessioni» . «Spero che le famiglie stesse siano sempre attivamente coinvolte nella vita e nella missione delle vostre Chiese locali, e che vi aiutino a discernere le vie da percorrere». Condividendo «quanto vissuto con le Conferenze episcopali e le diocesi». Non una chiusura, ma una riapertura. Perché la ricezione di Amoris Laetitia, dieci anni dopo, è ancora in cammino.




