L’ordinariato militare compie 100 anni. E li celebra con una settimana di eventi, preghiere, riflessioni. Con l’incontro, il 5 marzo, con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e, il 7, con papa Leone. Ma anche con la veglia di preghiera che per la pace che si terrà il 3 marzo nella basilica di San Pietro. Perché, sottolinea subito l’ordinario militare, monsignor Gian Franco Saba, il compito dei cappellani è quello, come ha spiegato papa Leone, di agire per portare una pace disarmata e disarmante.

cento anni di storia dell'ordinariato istituito nel 1925 dalla Santa Sede e riconosciuto dallo Stato italiano nel 2026

«Anche nei luoghi segnati dalla fatica la Chiesa è chiamata ad annunciare il Vangelo della speranza e della pace», e lo fa ricordando che «la guerra è sempre un male». I cappellani agiscono come «artigiani di pace che affinano l’arma della carità». Proprio per questo è stato scelto, come slogan per la ricorrenza, quello di “Inter Arma, Caritas”, perché «il centenario non vuole essere un’autocelebrazione, ma un’occasione di memoria, discernimento e gratitudine» per ricordare la missione di costruire ponti per portare «consolazione, speranza e coscienza morale nei contesti militari, specialmente in quelli più difficili e rischiosi».

Gli auguri di monsignor Saba ai cappellani militari per i 100 anni dell'Ordinariato

Tra cappellani e militari, inoltre, ha specificato il generale di corpo d’armata Giovanni Maria Iannucci, comandante operativo di Vertice interforze (Covi), «esiste una profonda complementarità perché entrambi sono accomunati dalla vocazione e dallo spirito di servizio per il bene comune, la pace e la stabilità». Inoltre, ha sottolineato il generale, «la presenza del cappellano è di fondamentale importanza in un mondo complesso. E anche l’uniforme è essenziale perché è segno di condivisione e integrazione, permette al cappellano di entrare in piena sintonia con i militari, capirne la vita e le sensazioni. Questo aumenta l’efficacia del ministero».

Generale di corpo d'armata Giovanni Maria Iannucci: "Per noi essenziali i cappellani che condividono le nostre fatiche"

Il generale ha anche ricordato il tributo dato dai cappellani militari che, nella prima guerra mondiale, hanno avuto 93 morti e 185 nel secondo conflitto bellico, senza contare quanti sono rimasti dispersi nella Campagna di Russia.

Oggi i cappellani sono 152, di cui 8 in missioni all’estero, in Kuwait, nel Niger, in Libano e Somalia, in Kosovo, in Bulgaria, in Ungheria. Un numero esiguo che rende il servizio molto impegnativo e usurante. Per questo è fondamentale la formazione. «È una sfida cruciale, ha ricordato monsignor Saba, « deve essere accurata e continua per prepararli ad un servizio “peer-to-peer” usurante, che richiede equilibrio psicologico, spirituale e capacità di dialogo interdisciplinare». In molti contesti, inoltre, si trovano a contatto con altre culture e religioni. «La collaborazione interreligiosa è una realtà consolidata nelle missioni internazionali, dove i cappellani interagiscono regolarmente con leader di altre confessioni, contribuendo al dialogo e alla pace».

E tra i militari nascono anche vocazioni. Come quella di don Giuseppe Balducci, incaricato per le comunicazioni sociali dell'Ordinariato militare per l'Italia, figlio di un ufficiale di Marina, ordinato 12 anni fa dopo un passato speso nell’antiterrorismo.

AI cappellani poi si affiancano anche le suore che, all’interno dell’ordinariato, portano avanti la preghiera instancabile per la pace, attraverso l’adorazione eucaristica e la contemplazione.