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Catania, i devoti issano il busto di Sant'Agata sul Fercolo in occasione della festa
Un pensiero speciale per Sant’Agata. Sono cresciuta con la devozione per questa Santa che mi raffiguravo, specie da bambina e ragazza, come un’amica, qualcuna con cui confidarsi, per una sorta di legame che al tempo non avrei saputo spiegare. Come straordinario risultava e risulta anche oggi il sentire della comunità catanese, che adora questa sorella-amica-protettrice in maniera umile, seppure accompagnata da festeggiamenti degni di una regina. Già, la regina del cuore di tutti. L’inizio di febbraio, in casa mia, era il periodo in cui ci si organizzava per “andare a Catania”.
Ricordo anche come veniva gestita dai nostri genitori la gita fuori porta. Il terrore che in mezzo alla folla uno di noi figli si perdesse o gli accadesse qualcosa, li portava a scegliere sempre zone defilate. Mai in mezzo alla calca. Papà teneva in mano i più piccoli, ovvero me e Giuseppe, mamma, invece, si occupava di Anna e Rosario. Quando gli chiedevamo di avvicinarci al fercolo, papà rispondeva che anche da lontano lei (la Santa) sapeva della nostra presenza, e tanto bastava perché non ci preoccupassimo di raggiungere la statua. In effetti, la folla che si aggregava (e continua a farlo, da secoli) nelle sue vicinanze, è qualcosa di incantevole, tuttavia fuori dall’ordinario. La città intera è partecipe ed esulta per le strade. Se volete vedere un evento religioso che vi resterà nell’anima di certo, andate a Catania, ve lo consiglio vivamente. Ci sono emozioni che non possono essere trasmesse, nemmeno scrivendo con tutta la buona volontà.
La Santa è venerata un po’ ovunque (Grecia, Spagna, Portogallo, Cina, Stati Uniti, Perù e tanti altri posti) ed è la terza festa religiosa più partecipata al mondo, fu ispiratrice di fede per la giovane Lucia, divenuta poi Santa anche grazie a lei. Agata ha una storia bellissima, che racconta di resilienza, coraggio, forza d’animo e purezza. Non a caso nel 2018, quando entravo in sala operatoria per subire un intervento al seno, pensai a lei. L’anestesista mi spronò a pensare a qualcosa di bello e rasserenante. Avevo molta paura in quel momento perché l’intervento era delicato. Eppure, pochi istanti prima di addormentarmi in quel lungo sonno indotto dai farmaci, non ebbi alcun timore di affidarmi a lei (e, chiaramente, alla professionalità dei medici). La sento vicina, ora come allora. E ancora il suo volto dolce mi sussurra della nostra amicizia. Sì, non è cambiato molto dagli anni della mia giovinezza. Quel sentire confidenziale non era affatto incapacità di leggere la sua grandezza, ma un istinto sincero che mi ha condotta sin qui. «Semu tutti devoti, tutti? Cettu cettu! Cittadini, cittadini, viva Sant’Aita, viva Sant’Aita!». L’urlo dei catanesi mentre guardano e onorano la Santa è sempre nelle mie orecchie.









