In alcune chiese, sebbene vi siano i confessionali, il prete confessa volentieri nei banchi o altri luoghi; non solo i bambini, ma anche gli adulti. È normale?
Aldo B.

Il confessionale è un mobile relativamente recente (XVI secolo) per garantire un certo anonimato, pensato soprattutto per la confessione delle donne nel contesto moralizzatore del clero promosso dal concilio di Trento (1545-1563).
Fino ad allora il sacramento della riconciliazione aveva luogo presso un semplice sedile o cattedra mobile collocata in luoghi diversi della chiesa sulla quale si sedeva il sacerdote. Nella Chiesa orientale la confessione ha luogo per lo più presso un’icona stando in piedi davanti al sacerdote.
Il rituale promosso dalla riforma del concilio Vaticano II si limita a dire che «il sacramento della Penitenza si celebra nel luogo e nella sede stabiliti dal diritto» (n. 12), lasciando così alle diverse Chiese sparse nel mondo di corrispondere alle diverse esigenze secondo le consuetudini e le culture e al singolo sacerdote di comportarsi secondo le circostanze, sempre nel rispetto delle persone e del sacramento che non è omologabile a un semplice colloquio.
È una vera e propria celebrazione liturgica. L’uso del confessionale non è obbligatorio, rischia di mortificare la ritualità, ma può talvolta essere opportuno e ogni fedele deve essere in grado di potersene servire liberamente (can. 964).