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Parla della correzione fraterna, papa Francesco. Nell’Angelus, al quale assistono migliaia di pellegrini in piazza San Pietro e ai quali viene donato il sussidio per la catechesi Passo dopo passo (Ldc), il Pontefice richiama a questa che è «una delle espressioni più alte dell’amore, e anche delle più impegnative perché non è facile correggere gli altri». La cosa più semplice è chiacchierare, condannare, mettere alla gogna. Invece, spiega Francesco commentando il Vangelo, «quando un fratello nella fede commette una colpa contro di te, tu, senza rancore, aiutalo, correggilo aiutare correggendolo». Purtroppo, constata, «la prima cosa che spesso si crea attorno a chi sbaglia è il pettegolezzo, in cui tutti vengono a conoscere lo sbaglio, con tanto di particolari, tranne l’interessato! Questo non è giusto fratelli e sorelle, questo non piace a Dio». Il pettegolezzo, ricorda ancora il Papa, ««è una peste per la vita delle persone e delle comunità, perché porta divisione, sofferenza e scandalo, e mai aiuta a migliorare e a crescere. Un grande maestro spirituale, San Bernardo, diceva che la curiosità sterile e le parole superficiali sono i primi gradini della scala della superbia, che non porta in alto, ma in basso, precipitando l’uomo verso la perdizione e la rovina».
Gesù, invece, ci insegna a comportarci in modo diverso e chiede a ciascuno di parlare a tu per tu «vincendo la vergogna e trovando il coraggio vero, che non è quello di sparlare, ma di dire le cose in faccia con mitezza e gentilezza» Se non basta cerchiamo aiuto, ma non quello del gruppetto che sparla «no! Gesù dice: “Prendi con te una o due persone”, intendendo persone che vogliano davvero dare una mano a quel fratello o a quella sorella che ha sbagliato». E se ancora non capisce occorre coinvolgere la comunità. Ma non per «mettere una persona alla gogna, no, svergognandola pubblicamente, no, bensì unire gli sforzi di tutti per aiutarla a cambiare. Puntare il dito contro non va bene, anzi spesso rende più difficile per chi ha sbagliato riconoscere il proprio errore. Piuttosto, la comunità deve far sentire a lui o a lei che, mentre condanna l’errore, è vicina con la preghiera e con l’affetto alla persona, sempre pronta a offrire il perdono, la comprensione e a ricominciare».
Francesco chiede a ciascuno un esame di coscienza: «Come mi comporto io con chi sbaglia contro di me? Tengo dentro la cosa e accumulo rancore? Me la pagherai, questa parola che tante volte viene: me la pagherai! Ne faccio motivo di chiacchiere alle spalle? Oppure sono coraggioso o coraggiosa e cerco di parlarci? Prego per lui o per lei, chiedo aiuto per fare del bene? E le nostre comunità si fanno carico di chi cade, perché possa rialzarsi e iniziare una vita nuova? Puntano il dito o aprono le braccia? Cosa fai tu? Tu punti il dito o apri le braccia? Pensa», sottolinea prima di ricordare che «Maria ha continuato ad amare pur sentendo la gente condannare suo Figlio».
Infine il Papa prega per «il caro popolo del Marocco, colpito da un devastante terremoto» e ringrazia i soccorritori che alleviano le sofferenze dei colpiti. Francesco ricorda anche la beatificazione «dei coniugi Ulma con i loro sette bambini, una intera famiglia sterminata dai nazisti», nel 1944, per aver dato rifugio ad alcuni libri ebrei perseguitati. «All’odio e alla violenza che caratterizzava quel periodo opposero l’amore cristiano». Una famiglia, spiega il Pontefice che «rappresentò un raggio di luce nell’oscurità della seconda guerra mondiale» e che oggi può essere «per noi un esempio da imitare nello slancio del bene, nel servizio di chi è nel bisogno». Proprio guardando a loro possiamo sentirci chiamati «a opporre alla forza delle armi quella della carità, alla retorica della violenza la tenacia della preghiera». E invita a pregare «per i tanti Paesi che soffrono per la guerra», ma in particolare per «la martoriata Ucraina. Ci sono le bandiere che sta soffrendo tanto tanto». E alla pace pensa anche nel fare gli auguri al popolo etiope che il 12 settembre «celebra il suo tradizionale capodanno» auspicando per l’Etiopia «che sia benedetta con i doni della riconciliazione fraterna e della pace».





