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Il dolore, la morte, il coraggio raccontati attraverso i pezzi di legno delle imbarcazioni che hanno attraversato il Mediterraneo in cerca di speranza e futuro. Li racconta l’Orchestra del Mare, il progetto nato dalla volontà del maestro Arnoldo Mosca Mondadori. Un giorno, camminando sulla spiaggia di Lampedusa, ha visto i relitti delle barche dei migranti. Non scarti, ma testimonianze. Così, cento di quelle imbarcazioni sono state portate da Lampedusa al carcere di Opera, a Milano, dove, grazie all'aiuto di maestri liutai, sono state trasformate in strumenti musicali. Il dolore che diventa musica, la disperazione che si fa arte. Un miracolo laico che ha fatto da sfondo all'incontro promosso dalla parrocchia dei Santi Patroni Francesco e Caterina, a Roma, e dall’associazione “La Speranza”, riunitisi per celebrare un doppio traguardo: gli 800 anni dal transito di San Francesco e i 25 anni di attività dell’associazione.
Ad aprire l'evento il parroco, don Pablo Martinez che ha spiegato come “La Speranza” sia da sempre espressione concreta della carità parrocchiale. Una carità che non si limita alla retorica, ma che si sporca le mani: tre volte a settimana offre la colazione, due volte a settimana apre i servizi di abbigliamento e docce. Un’azione costante al fianco di chi è stato «un po’ bastonato dalla vita». Ma la solidarietà non è solo assistenza: da mesi l’associazione collabora con “L’Osservatore di Strada”, il mensile dell'Osservatore Romano voluto da papa Francesco e scritto da senza fissa dimora e volontari, distribuito proprio durante il pomeriggio in piazza.
Dopo le parole del parroco la scena è stata idealmente consegnata alla musica. Il quartetto Gershwin di Bari ha aperto il concerto, ma il cuore pulsante dell'incontro è stato proprio il racconto dell’Orchestra del Mare, introdotto dalle parole della giornalista Rai, Angela Caponnetto, che da anni segue la storia dei migranti. Il suo intervento si è concentrato su un pezzo di legno proveniente dalle barche del naufragio di Cutro, un simbolo tangibile di quel «cammino della vita che ci rende fratelli» e dal quale nessuno deve essere escluso.
A dare voce a questa speranza sono stati i maestri Fabrizio Signorile al primo violino, Liliana Corsignano al secondo violino, Davide Terenzio alla viola ed Elia Ranieri al violoncello. Le note degli strumenti, nati dalle assi dei naufragi, hanno risuonato in piazza, trasformando il ricordo di una tragedia in un inno alla vita. Un’esibizione che ha entusiasmato il pubblico, tanto da strappare la richiesta di un bis. E il bis si è trasformato in un momento di comunità: guidati dal coro de “La Speranza”, tutti i presenti hanno cantato insieme, seguendo le parole proiettate su uno schermo, in un abbraccio corale che ha cancellato le distanze.
La giornata, iniziata con il racconto di legni che hanno solcato il Mediterraneo carichi di speranze e dolore, si è conclusa con il raccoglimento della Santa Messa. Un finale spirituale per un pomeriggio che ha dimostrato come, a venticinque anni dalla nascita dell’associazione e a otto secoli dalla morte del Santo di Assisi, la vera carità sia quella che sa ascoltare, farsi prossima e, soprattutto, trasformare le ferite del mondo in strumenti di fratellanza.



