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Don Lorenzo Milani moriva il 26 giugno del 1967. A documentare quel giorno di oltre mezzo secolo fa, cronaca di una morte annunciata, avevamo i ricordi dei ragazzi, ai quali don Milani ha fatto da maestro e da padre fino all’ultimo e quella di don Bensi, padre spirituale del priore di Barbiana e altre di alcune delle persone passate in visita alla casa della madre in via Masaccio a Firenze dove Milani ha trascorso le ultime settimane di vita. Pensavamo di avere così esaurito tutti i dettagli conoscibili. Milani era malato da tempo e aveva fatto dell’ultimo tratto della sua esperienza terrena una lezione di vita rivolta ai suoi "figli", consapevole che il proprio tempo sarebbe stato corto e che avrebbero dovuto cavarsela nella vita senza più un maestro cui fare riferimento. Pensavamo che fosse tutto. E invece poche settimane fa Adele Corradi, scomparsa alle soglie dei cento anni nel novembre scorso, ci ha fatto dono di un racconto inedito degli ultimi giorni del Priore, che non credevamo più possibile, a tanta distanza dai fatti, dopo che il tempo ha disperso, per ragioni anagrafiche le testimonianze più vicine. Quel regalo consegnato alla storia contenuto nel libro: Don Lorenzo, qualcosa da ridire (a cura di Cristiana De Santis e Germana Resenterra Edizioni Clichy, dove ridire è insieme dire di nuovo, ribadire, ma anche nel calenbour il significato proprio di «qualcosa da ridire», nel senso di qualcosa su cui non essere d’accordo.
Non un racconto sistematico, ma una raccolta di spunti e lettere, il libro sistematico - anche se al modo di Corradi, più giustapposizione di stanze di vita quotidiana che storia complessiva - c’era già stato nel 2012 con Non so se don Lorenzo. Questo è diverso: una sorta di testamento spirituale, sociale, morale: non è Adele Corradi che racconta don Milani è Adele che ci lascia un pezzo di sé e insieme che ci apre una finestra sulle stanze in cui Lorenzo Milani ha vissuto le sue ultime ore di uomo e di «prete cristiano» (copyright Milani), dandoci un documento unico, una tessera in più al mosaico che consegna Milani alla storia, e che, ormai appurato il suo spessore alla distanza, è Storia con la maiuscola.
Non è tutto il libro, ma è il suo pezzo più prezioso, perché aggiunge un tassello di conoscenza che non avevamo alla figura di Lorenzo Milani. Ma nel libro c’è anche altro: c’è il punto di vista della professoressa Corradi: la persona adulta che ha vissuto più da vicino e con maggiore continuità la scuola di Barbiana. In quelle pagine ci sono esperienze, filtrate attraverso l’esperienza Adele, di quello che Barbiana ha seminato nel mondo - interessantissimo al proposito lo scambio con padre José Luis Corzo - , di quello che potrebbe ancora seminare se solo si ragionasse come faceva Corradi non soltanto con la sua saggezza ironica e con il suo disincanto, ma anche dando ascolto all’esperienza diretta che Corradi ha avuto.


Nel libro però non ci sono soltanto don Lorenzo Milani e la sua vicenda umana, c’è anche Adele Corradi com’è stata fino alla fine: una persona dotata non solo di ironia ma di autonomia di pensiero e di onestà intellettuale, capace di guardare con spirito critico tanto al modo con cui la Chiesa racconta oggi Milani in morte dopo avergli reso per buona parte la vita agra, quanto all’annessione postuma che ne ha fatto il mondo della scuola. Corradi c’era, ha vissuto in diretta le amarezze degli ultimi quattro anni della vita del Priore e ha fatto in tempo ad assistere, per decenni dopo la morte di Milani (erano quasi coetanei) all’evoluzione dell’atteggiamento della Chiesa nei confronti del Priore confinato in Mugello che in mezzo al nulla aveva trasformato il vuoto in cassa di risonanza. Don Lorenzo, qualcosa da ridire è libro tanto più prezioso perché lascia in eredità alla Chiesa e alla scuola, che sono state il cuore della vicenda umana di Lorenzo Milani, anche domande franche, persino scomode, per questo vere.





