«Ho cercato di andare incontro a tutti e spero troveremo un punto d’incontro, ma sono decisissimo a non cambiare nulla: ho molto chiaro il principio e il valore del giocare all’ombra del campanile».

Don Valentino Porcile (Credit: Il Secolo XIX)

Raggiungiamo don Valentino Porcile, 59 anni, parroco della chiesa di San Siro a Genova Nervi, dopo la lettera di diffida inviatagli da alcuni residenti stanchi degli schiamazzi di bambini e ragazzi dell’oratorio.

Come si sente, si sarebbe mai aspettato di ricevere una diffida per l’oratorio?
«Sono rammaricato e amareggiato ma anche molto convinto nel difendere l’oratorio e i suoi rumori: il gioco dei bimbi è da benedire e da accogliere. La diatriba va avanti da un po’ di tempo, ora però i vicini si sono fatti agguerriti… Siamo arrivati al punto che gli educatori mi chiedono se possono stare a giocare con i bambini al campetto dell’oratorio. Pensi che i ragazzi hanno timore di rimanere legati all’ambiente: questo per me è intollerabile».

La facciata della Chiesa di San Siro a Nervi


Cosa l’ha colpita della diffida?
«L’atteggiamento di quei residenti che pensano solo a loro stessi e al loro benessere. Il rumore dei bambini non può essere un problema, io al contrario credo che il silenzio dei bambini, ovvero quando non ci sono, sia un problema».
Cosa contestano i residenti?
«Chiasso di pomeriggio e il sabato mattina, non certo in orario notturno. E poi l’utilizzo del campetto come un parcheggio, cosa non vera. Da quando sono arrivato in parrocchia ho dovuto ridurre il suono delle campane, limitando l’orario fra le 8 e le 21. Ho cercato di andare incontro a tutti, ma ora dico basta».
Il vostro oratorio è davvero così chiassoso?
«Più che chiassoso lo definirei un oratorio storico in cui si vive tanta sana aggregazione. Nella nostra parrocchia Azione Cattolica e gruppo Scout hanno 80 anni di storia. Alla base delle nostre attività ci sono quelle che io chiamo le “3 G”: Gesù, gioia, gruppo. Ci guidano i valori della socialità e della fede: accompagniamo bambini e ragazzi a crescere nel rapporto con il Signore, nello stare bene e nel fare esperienze insieme e non da soli, sempre attaccati al cellulare».
Una proposta educativa che non si trova certo ovunque…
«Sento come se mancasse una consapevolezza, ovvero l’importanza di offrire luoghi, persone e ambienti per socializzare e crescere insieme. Perché privare i piccoli della possibilità di avere punti di riferimento? Solo l’incontro con l’altro permette di scoprire se stessi».
Ha intenzione di affrontare il tema con i parrocchiani?
«Domenica, a conclusione della celebrazione e dopo gli avvisi, informerò la comunità di quel che sta succedendo. Chi vorrà potrà poi fermarsi per un confronto. Ci sarà anche la coordinatrice dell’Ufficio legale della Diocesi. E domani l’oratorio sarà aperto, come tutti i sabato».
Ha qualche timore?
«No, temo solo il silenzio dei bambini. Vivo in una casa affacciata sull’oratorio, sentire le voci dei bambini è una vera gioia. Il loro silenzio non mi darebbe certo riposo, ma solo preoccupazione».