Residenti in zona contro l’oratorio, accusato di disturbare chi abita nei palazzi vicini, con urla, schiamazzi, il vociare dei ragazzi dopo il cinema all’aperto, persino i fari di auto parcheggiate di notte nel campetto che disturbano il sonno: queste le accuse dei residenti vicino all’oratorio della chiesa di San Siro a Genova Nervi, in una lettera di diffida inviata al parroco don Valentino Porcile. Residenti che sono pronti persino ad attivare una procedura giudiziaria se i “disagi” non verranno limitati. L’oratorio in questione è uno di quelli riescono a coinvolgere ancora un bel numero di giovani, a offrire loro un’esperienza di comunità.

Cari amici lettori, la vicenda fa riflettere. A parte la questione della soglia di “tolleranza” di ciò che viene percepito come disturbo (peraltro l’oratorio è aperto in orari pomeridiani, le occasioni serali, come quella dei fari accesi delle auto, sono stati episodi occasionali, che il parrocchia ha assicurato che non si ripeteranno).

Vogliamo i giovani in chiesa, impegnati in attività costruttive come nell’oratorio, apprezzatissimo dalle famiglie della parrocchia nonché dagli stessi ragazzi, ma poi quando ci sono non si tollera la loro vivacità e vitalità, che evidentemente fa parte della loro età. Peraltro, gli stessi educatori e ragazzi hanno moderato il “disturbo” quando qualcuno del vicinato è venuto a lamentarsi. Ha risposto con saggezza il parroco, don Valentino: «Vogliamo togliere il rintocco delle campane alle nove e alle dieci di sera? A me va benissimo, anche se questo è un grande segno di presenza per l’intero quartiere. Ma il gioco dei bimbi è da benedire e da accogliere». Tira diritto don Valentino: «Non cambieremo niente di quello che stiamo facendo, perché non è nulla di particolare. Il rumore dei bambini non può essere un problema, io credo che sia un problema il silenzio dei bambini, di quando non ci sono». Educatori e parrocchiani stanno con il parroco.

La vicenda è un po’ un’immagine – in piccolo – dello spazio che manca (o è addirittura negato) ai giovani e ai ragazzi nella nostra società. L’oratorio è ancora uno dei pochi luoghi educativi che conciliano svago e attività educative, educano alla socialità buona e sana, un vero e proprio presidio sociale, oltre che religioso. Mi torna alla mente un passo di san Paolo, che scrive ai suoi fedeli di Corinto: «Il nostro cuore si è tutto aperto per voi. In noi certo non siete allo stretto; è nei vostri cuori che siete allo stretto» (2Corinzi 6,12) e ancora: «Accoglieteci nei vostri cuori! A nessuno abbiamo fatto ingiustizia, nessuno abbiamo danneggiato, nessuno abbiamo sfruttato» (2Corinzi 7,2). La generosità del cuore: forse è questo che manca un po’ al mondo degli adulti, quella che fa spazio all’altro perché cresca. In una parola: la generatività. Che sia questo che manca nelle nostre chiese e una delle cause che allontanano i giovani dalla Chiesa, perché sentono di “essere di troppo”?