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Saranno mezzo milione da 146 Paesi diversi, il 68 per cento dall’Europa. Per il Giubileo dei giovani, che si aprirà il 28 luglio e avrà il suo culmine a Tor Vergata con la veglia del 2 agosto e la messa del 3 con il Papa, saranno presenti anche ragazzi provenienti dai Paesi in guerra, dal Sud Sudan, dal Libano, dall’Iraq, dalla Siria, dalla Terra Santa. Sarà, ha spiegato il prefetto di Roma Lamberto Giannini, «un evento positivo di pace e di speranza in un periodo complicato». Comune, Regione, protezione civile, Vaticano sono al lavoro, in modo coordinato, per garantire che tutto si svolga per il meglio. In tutto, ha spiegato monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l'Evangelizzazione, Roma mette a disposizione «370 parrocchie, 400 scuole, 40 strutture extra scolastiche, case private e famiglie ospitanti». Inoltre la Fiera di Roma sarà trasformata, per l’occasione, n una «città nella città» per ospitare circa 25 mila giovani. I servizi e la sicurezza saranno garantiti h24, grazie a 4.000 appartenenti alle forze dell’ordine, a mille della polizia municipale, a quasi mille dei vigili del fuoco. A oltre quattromila volontari aggiuntivi ospitati dalla Regione Lazio, a 400 turni extra di servizio straordinario, 69 bus dedicati, 550 unità operative sanitarie, 20 punti ristoro, circa 3.500 esercizi commerciali convenzionati.
La macchina si è messa in modo per garantire ai ragazzi di vivere appieno quetsa esperienza che vedrà 70 avvenimenti nell’ambito dei dialoghi con la città che si svolgeranno dal marteci 29 al giovedì 31. E poi tra gli 80 e i 90 mila giovani italiani saranno a San Pietro il 31, mentre 800 sacerdoti saranno disponibili per la giornata penitenziale a Circo Massimo.
Il Giubileo, ha spiegato il sindaco Roberto Gualtieri, «è un evento di dedizione civile», per questo capace di mobilitare risorse ed energie che son opoi un «investimento per la città» perché le opere e il modello di organizzazione resteranno a disposizione della capitale. Un valore aggiunto in un «tempo in cui spesso prevale il “ciascuno per sé”». Invece un evento come «il Giubileo riesce a far emergere il senso di comunità e il valore della cooperazione civica».


