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«Don Bosco ci insegna anzitutto a non stare a guardare, ma a porsi in prima linea per offrire ai giovani un’esperienza educativa integrale». È quanto scrive papa Francesco in occasione del Bicentenario della nascita di san Giovanni Bosco al rettor maggiore dei Salesiani, don Ángel Fernández Artime. Il Pontefice sottolinea che l’Italia e l’Europa sono molto cambiate in questi ultimi due secoli, ma non è cambiata l’anima dei giovani perché anche oggi «i ragazzi e le ragazze sono aperti alla vita e all’incontro con Dio e con gli altri».
Al tempo stesso, «ce ne sono tanti a rischio di scoraggiamento, di anemia spirituale e di emarginazione». La pedagogia di Don Bosco, evidenzia il Papa, «è l’amorevolezza» e ribadisce quanto sia necessario che «l’amore dell’educatore si esprima mediante gesti concreti ed efficaci». Ancora, nella lettera si sottolinea la consegna totale di Don Bosco a Dio «in uno slancio per la salvezza delle anime» in particolare dei giovani, atteggiamenti che «l’hanno portato ad uscire e a operare decisioni coraggiose: la scelta di dedicarsi ai giovani poveri, con l’intento di realizzare un vasto movimento di poveri per i poveri».
«Non deludete le aspirazioni profonde dei giovani»
Anche oggi, prosegue Francesco, «la Famiglia salesiana si apre verso nuove frontiere educative e missionarie, percorrendo le vie dei nuovi mezzi di comunicazione sociale e quelle dell'educazione interculturale presso popoli di religioni diverse, o di Paesi in via di sviluppo, o di luoghi segnati dalla migrazione». D’altro canto, constata il Papa, «le sfide della Torino del secolo XIX hanno assunto dimensione globale: idolatria del denaro, inequità che genera violenza, colonizzazione ideologica e sfide culturali legate ai contesti urbani». Di qui l’invito ai salesiani a «far rifiorire la creatività carismatica dentro e oltre le “istituzioni educative”».
Don Bosco, scrive, «vi aiuti a non deludere le aspirazioni profonde dei giovani: bisogno di vita, apertura, gioia, libertà, futuro; il desiderio di collaborare alla costruzione di un mondo più giusto e fraterno, allo sviluppo per tutti i popoli, alla tutela della natura e degli ambienti di vita». Francesco invita dunque i salesiani ad accompagnare i giovani «nella ricerca di sintesi tra fede, cultura e vita, nei momenti in cui si prendono decisioni impegnative, quando si cerca di interpretare una realtà complessa».
«Educate all’uso dei nuovi media e dei social network»
Il Papa segnala in particolare due compiti: «il primo è quello di educare secondo l'antropologia cristiana al linguaggio dei nuovi mezzi di comunicazione e delle reti sociali, che plasma in profondità i codici culturali dei giovani»; il secondo «è promuovere forme di volontariato sociale, non rassegnandosi alle ideologie che antepongono il mercato e la produzione alla dignità della persona e al valore del lavoro».
Francesco riprende il tema dell’“emergenza educativa” di Benedetto XVI e di qui invita la famiglia salesiana a «favorire un’efficace alleanza educativa tra diverse agenzie religiose e laiche per camminare con la diversità dei carismi a favore della gioventù nei diversi continenti» e questo coinvolgendo anche le famiglie perché non può esserci «un’efficace pastorale giovanile senza una valida pastorale familiare». E sottolinea che gli adulti sono chiamati ad ascoltare i giovani «con pazienza, comprendere le loro inquietudini o le loro richieste, e imparare a parlare con loro nel linguaggio che essi comprendono.
Le attese della Chiesa riguardo alla cura della gioventù – conclude il messaggio ai salesiani – sono grandi», assumete dunque «l’eredità del vostro fondatore” per parlare e agire “con i giovani e per i giovani».
Al tempo stesso, «ce ne sono tanti a rischio di scoraggiamento, di anemia spirituale e di emarginazione». La pedagogia di Don Bosco, evidenzia il Papa, «è l’amorevolezza» e ribadisce quanto sia necessario che «l’amore dell’educatore si esprima mediante gesti concreti ed efficaci». Ancora, nella lettera si sottolinea la consegna totale di Don Bosco a Dio «in uno slancio per la salvezza delle anime» in particolare dei giovani, atteggiamenti che «l’hanno portato ad uscire e a operare decisioni coraggiose: la scelta di dedicarsi ai giovani poveri, con l’intento di realizzare un vasto movimento di poveri per i poveri».
«Non deludete le aspirazioni profonde dei giovani»
Anche oggi, prosegue Francesco, «la Famiglia salesiana si apre verso nuove frontiere educative e missionarie, percorrendo le vie dei nuovi mezzi di comunicazione sociale e quelle dell'educazione interculturale presso popoli di religioni diverse, o di Paesi in via di sviluppo, o di luoghi segnati dalla migrazione». D’altro canto, constata il Papa, «le sfide della Torino del secolo XIX hanno assunto dimensione globale: idolatria del denaro, inequità che genera violenza, colonizzazione ideologica e sfide culturali legate ai contesti urbani». Di qui l’invito ai salesiani a «far rifiorire la creatività carismatica dentro e oltre le “istituzioni educative”».
Don Bosco, scrive, «vi aiuti a non deludere le aspirazioni profonde dei giovani: bisogno di vita, apertura, gioia, libertà, futuro; il desiderio di collaborare alla costruzione di un mondo più giusto e fraterno, allo sviluppo per tutti i popoli, alla tutela della natura e degli ambienti di vita». Francesco invita dunque i salesiani ad accompagnare i giovani «nella ricerca di sintesi tra fede, cultura e vita, nei momenti in cui si prendono decisioni impegnative, quando si cerca di interpretare una realtà complessa».
«Educate all’uso dei nuovi media e dei social network»
Il Papa segnala in particolare due compiti: «il primo è quello di educare secondo l'antropologia cristiana al linguaggio dei nuovi mezzi di comunicazione e delle reti sociali, che plasma in profondità i codici culturali dei giovani»; il secondo «è promuovere forme di volontariato sociale, non rassegnandosi alle ideologie che antepongono il mercato e la produzione alla dignità della persona e al valore del lavoro».
Francesco riprende il tema dell’“emergenza educativa” di Benedetto XVI e di qui invita la famiglia salesiana a «favorire un’efficace alleanza educativa tra diverse agenzie religiose e laiche per camminare con la diversità dei carismi a favore della gioventù nei diversi continenti» e questo coinvolgendo anche le famiglie perché non può esserci «un’efficace pastorale giovanile senza una valida pastorale familiare». E sottolinea che gli adulti sono chiamati ad ascoltare i giovani «con pazienza, comprendere le loro inquietudini o le loro richieste, e imparare a parlare con loro nel linguaggio che essi comprendono.
Le attese della Chiesa riguardo alla cura della gioventù – conclude il messaggio ai salesiani – sono grandi», assumete dunque «l’eredità del vostro fondatore” per parlare e agire “con i giovani e per i giovani».



