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«A volte i contrasti, l’orgoglio, le invidie, le divisioni lasciano il segno anche sul volto bello della Chiesa»
Nella riflessione della VI domenica di Pasqua il Papa si è soffermato sul Vangelo del giorno affermando che «con la promessa dello Spirito Santo, Gesù ci assicura che non resteremo orfani». La missione della Chiesa, ha aggiunto, «si realizza mediante l’amore. È l’amore che ci introduce nella conoscenza di Gesù, grazie all’azione dello Spirito Santo. L’amore a Dio e al prossimo è il più grande comandamento del Vangelo. Il Signore oggi ci chiama a corrispondere generosamente alla chiamata evangelica all’amore, ponendo Dio al centro della nostra vita e dedicandoci al servizio dei fratelli, specialmente i più bisognosi di sostegno e di consolazione».
Purtroppo, ha spiegato Francesco, vivere in comunione e con amore non è facile: «Se c’è un atteggiamento che non è mai facile, non è mai scontato anche per una comunità cristiana, è proprio quello di sapersi amare, di volersi bene sull’esempio del Signore e con la sua grazia. A volte - ha rilevato il Papa - i contrasti, l’orgoglio, le invidie, le divisioni lasciano il segno anche sul volto bello della Chiesa. Una comunità di cristiani dovrebbe vivere nella carità di Cristo, e invece è proprio lì che il maligno ci mette lo zampino e noi a volte ci lasciamo ingannare. E chi ne fa le spese sono le persone spiritualmente più deboli. Quante di loro - e voi ne conoscete alcune - si sono allontanate perché non si sono sentite accolte, capite e amate per esempio per il chiacchiericcio in parrocchia...».
Ogni giorno si impara, si ricomincia ad amare «perché - ha osservato ancora Francesco - il nostro amore verso i fratelli e le sorelle che incontriamo diventi maturo e purificato da quei limiti o peccati che lo rendono parziale, egoistico, sterile e infedele. Ogni giorno si deve imparare l’arte di amare, ogni giorno si deve seguire con pazienza la scuola di Cristo, con l’aiuto del suo Spirito».
L'appello per il Centrafrica dilaniato da scontri armarti
Al termine della preghiera mariana, Francesco ha rivolto un accorato appello per la Repubblica Centrafricana, da lui visitata nel 2015 dove ha aperto il Giubileo straordinario della Misericordia aprendo la Porta Santa della Cattedrale di Bangui. Il Paese africano è sconvolto da scontri armati che «hanno provocato numerose vittime e sfollati, e minacciano il processo di pace», ha detto il Papa affermando di essere «vicino alla popolazione e ai vescovi e tutti coloro che si prodigano per il bene della gente e per la pacifica convivenza. Prego per i defunti e i feriti e rinnovo il mio appello: tacciano le armi e prevalga la buona volontà di dialogare per dare al Paese pace e sviluppo».
Bergoglio ha poi invitato i fedeli a unirsi spiritualmente, il prossimo 24 maggio, ai fedeli cattolici in Cina, «nella ricorrenza della Beata Vergine Maria “Aiuto dei Cristiani”, venerata nel santuario di Sheshan a Shanghai»: «Ai cattolici cinesi dico: alziamo lo sguardo a Maria nostra Madre, perché ci aiuti a discernere la volontà di Dio circa il cammino concreto della Chiesa in Cina e ci sostenga nell’accogliere con generosità il suo progetto d’amore. Maria ci incoraggia ad offrire il nostro personale contributo per la comunione tra i credenti e per l’armonia dell’intera società. Non dimentichiamo di testimoniare la fede con la preghiera e con l’amore, mantenendoci aperti all’incontro e al dialogo, sempre».




