L’eco della canonizzazione di domenica scorsa è ancora viva in piazza San Pietro. Papa Francesco al termine all’udienza generale del mercoledì rivolge un saluto particolare ai «connazionali di san Giovanni Paolo II», le migliaia di fedeli polacchi che da giorni affollano Roma: «Fratelli e sorelle», ha detto Bergoglio, «la testimonianza della sua fede, della speranza, della carità e dell’affidamento alla Divina Misericordia rimane in noi in questi giorni particolarmente viva. La sua intercessione sostenga la vita e le buoni intenzioni di ciascuno di voi, le preoccupazioni e le gioie dei vostri cari, lo sviluppo e il sereno futuro della Chiesa in Polonia e di tutta la vostra Patria». Poi un pensiero ai giovani ai quali ha indicato l’esempio di santa Caterina da Siena: «Imparate da lei a vivere con la coscienza retta di chi non cede ai compromessi umani».

Il Papa ha ripreso il ciclo di catechesi sui sette doni dello Spirito Santo soffermandosi, dopo la sapienza, sul dono dell’intelletto che, ha detto, «ci fa capire le cose come le capisce Dio, con l’intelligenza di Dio. Non si tratta dell’intelligenza umana, della capacità intellettuale di cui possiamo essere più o meno dotati ma è invece una grazia che solo lo Spirito Santo può infondere e che suscita nel cristiano la capacità di andare al di là dell’aspetto esterno della realtà e scrutare le profondità del pensiero di Dio e del suo disegno di salvezza».
L’esempio citato è la lettera ai Corinzi, in cui san Paolo «descrive bene gli effetti di questo dono, cosa fa questo dono dell’intelletto in noi: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito”». Questo, ovviamente, ha spiegato il Papa, «non significa che un cristiano possa comprendere ogni cosa e avere una conoscenza piena dei disegni di Dio», ma che l’intelletto permette di «leggere dentro». Il dono dell’intelletto, ha aggiunto, è «un bel regalo che il Signore ci ha fatto, è il dono con cui lo Spirito Santo ci introduce nella intimità con Dio e ci rende partecipi del disegno d’amore che Lui ha per noi». Esso, secondo il Papa, «ci fa crescere giorno dopo giorno nella comprensione di quello che il Signore ha detto e ha compiuto», permettendoci così di «capire l’insegnamento di Gesù, il Vangelo, la Parola di Dio. Uno può leggere il Vangelo, ma se noi leggiamo il Vangelo con questa profondità possiamo capire la profondità di Dio». Alla fine Bergoglio ha esortato i fedeli a «chiedere insieme» questo dono: «Dacci, signore, il dono dell’intelletto».

L’esempio di come agisce questo dono dello Spirito sono i discepoli di Emmaus, i quali «dopo aver assistito alla morte in croce e alla sepoltura di Gesù, e affranti, se ne vanno da Gerusalemme e ritornano al loro villaggio di nome Emmaus», ha raccontato il Papa: «Mentre sono in cammino, Gesù risorto si affianca e comincia a parlare con loro, ma i loro occhi, velati dalla tristezza e dalla disperazione, non sono in grado di riconoscerlo. Quando però il Signore spiega loro le Scritture, perché comprendano che Lui doveva soffrire e morire per poi risorgere, le loro menti si aprono e nei loro cuori si riaccende la speranza. Ecco, questo è proprio ciò che lo Spirito Santo fa con noi», ha detto il Papa: «Ci apre la mente, per capire meglio le cose di Dio, le cose umane, le situazioni, tutte le cose. Quanto è importante il dono dell’intelletto per la nostra vita cristiana!».