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Siamo giustificati per fede, ma senza le opere quella grazia è come messa sotto terra. Papa Francesco spiega, in modo semplice, la dottrina paolina della giustificazione che tanti solchi aveva scavato tra le Chiese cristiane. Lo fa ricordando che, grazie a Cristo, da peccatori siamo diventati giusti. «Abbiamo ancora i nostri peccati personali», spiega il Pontefice, «ma alla base siamo giusti. Questa è la giustificazione. Si è tanto discusso su questo argomento, per trovare l’interpretazione più coerente con il pensiero dell’Apostolo e, come spesso accade, si è giunti anche a contrapporre le posizioni». Ma, dice il Papa, occorre tornare alla Lettera ai Galati e a quella ai Romani dove «Paolo insiste sul fatto che la giustificazione viene dalla fede in Cristo. “Padre io sono giusto perché compio tutti i comandamenti”. Sì, ma non ti viene da lì la giustificazione, ma dal fatto che qualcuno ti ha fatto giusto. Chi ti ha fatto giusto? Gesù Cristo».
Anche se è difficile spiegare un tema tanto complesso, Francesco sintetizza nel fatto che «si può dire semplicemente», come fa il Catechismo della Chiesa cattolica, «che la giustificazione è la conseguenza della “misericordia di Dio che offre il perdono”». Dio, aggiunge il Papa, «è così buono, paziente, misericordioso, che continuamente dà il perdono. La giustificazione è Dio che perdona, dall’inizio, in Cristo. Dio, infatti, attraverso la morte di Gesù, ha distrutto il peccato e ci ha donato in maniera definitiva il perdono e la salvezza. Così giustificati, i peccatori sono accolti da Dio e riconciliati con Lui».
Ma come avviene la giustificazione? Il Papa risponde che «avviene per grazia. Solo per grazia, noi siamo stati giustificati solo per grazia. Io non posso andare dal giudice, pagare e avere la giustificazione? No, non si può, ha già pagato uno per tutti. La giustificazione avviene per grazia».
Francesco ricorda la vita dell’apostolo Paolo che «era stato un uomo fiero, religioso e zelante, convinto che nella scrupolosa osservanza dei precetti consistesse la giustizia. Adesso, però, è stato conquistato da Cristo, e la fede in Lui lo ha trasformato nel profondo, permettendogli di scoprire una verità fino ad allora nascosta: non siamo noi con i nostri sforzi che diventiamo giusti, no non siamo noi, ma è Cristo con la sua grazia a renderci giusti. Allora Paolo, per avere una piena conoscenza del mistero di Cristo, è disposto a rinunciare a tutto ciò, i soldi, di cui prima era ricco, perché ha scoperto che solo la grazia di Dio lo ha salvato. Noi siamo stati salvati per pura grazia, non per i nostri meriti. E questo ci dà una fiducia grande. Siamo peccatori, sì, ma andiamo con questa grazia di Dio che ci perdona. Siamo già giustificati, ma viene a perdonarci di nuovo».
Questo però, sottolinea il Pontefice, non deve farci concludere che la legge non ha più valore. Al contrario: «Essa, anzi, resta un dono irrevocabile di Dio, è – scrive l’Apostolo – “santa”. Pure per la nostra vita spirituale è essenziale osservare i comandamenti, lo abbiamo detto parecchie volte già, ma anche in questo non possiamo contare sulle nostre forze: è fondamentale la grazia di Dio che riceviamo in Cristo. Quella grazia che ci viene dalla giustificazione che ci ha dato Cristo. Da Lui riceviamo quell’amore gratuito che ci permette, a nostra volta, di amare in modo concreto».
Papa Francesco ricorda anche l’insegnamento dell’apostolo Giacomo, il quale scrive: «L’uomo è giustificato per le opere e non soltanto per la fede. Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta». Questo significa che «la giustificazione, se non fiorisce con le opere nostre sarà lì, sotto terra, come morta. Dobbiamo integrarla con le nostre opere». Per Paolo e per Giacomo «la risposta della fede esige di essere attivi nell’amore per Dio e nell’amore per il prossimo. Perché attivi a quell’amore? Perché quell’amore ci ha giustificati tutti, gratuitamente, gratis.
La giustificazione ci inserisce nella lunga storia della salvezza, che mostra la giustizia di Dio: di fronte alle nostre continue cadute e alle nostre insufficienze, Egli non si è rassegnato, ma ha voluto renderci giusti e lo ha fatto per grazia, attraverso il dono di Gesù Cristo, della sua morte e risurrezione».
Francesco ricorda qual è lo stile di Dio: «Vicinanza, compassione e tenerezza. Sempre è vicino a noi, è compassionevole e tenero. E la giustificazione è la vicinanza più grande di Dio con noi, uomini e donne, la compassione più grande verso di noi, uomini e donne, la tenerezza più grande del Padre. La giustificazione ci fa liberi. Io sono peccatore, sì, ma alla base sei giusto, noi alla base siamo giusti, siamo santi, lasciamo che la grazia di Dio venga su e la giustificazione ci dia la forza di andare avanti».
E così, conclude il Papa, riconoscendo la misericordia di Dio possiamo collaborare, con le nostre opere di misericordia, alla sua opera di salvezza. «Siamo chiamati a vivere per testimoniare quanto è grande l’amore di Dio», dice il Pontefice. «Andiamo avanti con questa fiducia: tutti siamo stati giustificati, siamo giusti in Cristo Dobbiamo attuare quella giustizia con il nostro operato».



