Nove anni fa, il 2 aprile 2005, moriva Karol Wojtyla. A ricordare l’anniversario è stato papa Francesco salutando i fedeli polacchi al termine dell’udienza generale in piazza San Pietro: «L'anniversario della morte del beato Giovanni Paolo II, che cade oggi, dirige il nostro pensiero verso il giorno della sua canonizzazione, che celebreremo alla fine del mese», ha detto il Pontefice. «L'attesa di questo evento sia per noi l'occasione per prepararsi spiritualmente e per ravvivare il patrimonio della fede da lui lasciato».
Secondo Bergoglio, il Papa polacco «imitando Cristo è stato per il mondo predicatore instancabile della parola di Dio, della verità e del bene. Egli fece del bene persino con la sua sofferenza. Questo è stato il magistero della sua vita a cui il popolo di Dio ha risposto con grande amore e stima. La sua intercessione rafforzi in noi la fede, la speranza e l'amore ».

A dare l’annuncio della morte alla piazza gremita di fedeli e al mondo fu il cardinale Leonardo Sandri, allora sostituto alla Segreteria di Stato e oggi prefetto del dicastero per le Chiese Orientali: «L'emozione è stata grande», ricorda Sandri in un'intervista alla Radio Vaticana, «e adesso, alla luce di questa prossima canonizzazione, avere annunciato proprio questo passaggio dalla terra alla Casa del Padre di un Santo, è per me ancora una doppia emozione: mi sento come indegno e lontano dal poter essere stato strumento, in quel momento, di uno che era stato proprio un evangelizzatore, un uomo di pace, un uomo di grande vita interiore come base di tutta la sua attività; di una persona che ha vissuto con grande austerità, con grande povertà tutto il suo ministero».

Sandri ha affermato di avere «tanti, tanti ricordi» dei suoi incontri con il Papa polacco. «Soprattutto», spiega, «vedere Dio come ha dotato Karol Wojtyla di una ricchissima umanità. Tutta questa santità che noi poi abbiamo visto durante la sua vita sacerdotale, episcopale e pontificale era poggiata in una persona umana che aveva avuto tante sofferenze: la persecuzione, la morte della mamma quando era piccolo, l'ostruzionismo da parte del regime, il fatto di dover vivere in un ambiente ostile».
«Tutto questo», prosegue, «era vissuto da una persona straordinaria per simpatia, per presenza fisica, culturalmente molto profondo e ricco per gli studi che aveva fatto, anche della filosofia e in particolare della fenomenologia... E poi, per la grande, grande conoscenza che aveva delle persone, la capacità di mettersi in contatto con loro, la conoscenza delle lingue, la conoscenza del mondo che lui aveva vissuto anche quando era stato vescovo in Polonia».

Roma, intanto, si prepara ad accogliere milioni di pellegrini per la cerimonia di canonizzazione del 27 aprile, domenica della Divina misericordia istituita proprio da papa Wojtyla, durante la quale sarà elevato agli onori degli altari anche Giovanni XXIII. L'evento sarà trasmesso in diretta in mondovisione e anche in 3D.