Il Papa prosegue nella spiegazione di cosa c’è nella Scrittura riguardo alla misericordia e nell’udienza di mercoledì 24 febbraio parla dei potenti, dei re, degli uomini che “stanno in alto” e della loro «arroganza» e dei loro «soprusi». Ma spiega: «La ricchezza e il potere sono realtà che possono essere buone e utili al bene comune, se messe al servizio dei poveri e di tutti, con giustizia e carità. Ma quando, come troppo spesso avviene, vengono vissute come privilegio, con egoismo e prepotenza, si trasformano in strumenti di corruzione e morte».

E narra la storia della vigna di Nabot, così come è raccontata nel Primo libro dei Re, dove il re d’Israele, Acab, vuole comprare la vigna di Nabot, perché questa vigna confina con il palazzo reale, proposta legittima, ma impossibile perché  in Israele le proprietà terriere erano considerate inalienabili. Ma Acab la vuole a tutti i costi. La storia si può leggere al capitolo 21 del Primo Libro dei Re. Il Papa commenta: «Questa non è una storia d'altri tempi, è una storia d'oggi, dei potenti che per avere più soldi sfruttano i poveri, la gente; è la storia della tratta delle persone, del lavoro schiavo, della povera gente che lavora in nero con il minimo, è la storia dei politici corrotti che vogliono sempre più e più e più!». Poi spiega che qui porta l’esercizio di «un’autorità senza rispetto per la vita, senza giustizia, senza misericordia» e «la sete di potere» che «diventa cupidigia che vuole possedere tutto».

Bergoglio aggiunge che c’è un  testo di Isaia che spiega bene le cose, quando il profeta dice che «il Signore mette in guardia contro l’avidità i ricchi latifondisti che vogliono possedere sempre più case e terreni»: «Guai a voi, che aggiungete casa a casa e unite campo a campo, finché non vi sia più spazio, e così restate soli ad abitare nel paese». Bergoglio commenta: «Il profeta Isaia non era comunista! Dio, però, è più grande della malvagità e dei giochi sporchi fatti dagli esseri umani». E’ per questo motivo che Dio decide di aiutare Acab a convertirsi e il re «messo davanti al suo peccato, capisce, si umilia e chiede perdono». Prosegue il Papa: «Che bello sarebbe che i potenti sfruttatori di oggi facessero lo stesso». Infatti «la misericordia può guarire le ferite e può cambiare la storia».