Quindici Paesi rappresentati, 7 lingue per dialogare, situazioni e punti di vista diversi capaci di convergere in uno sguardo comune. Al centro di tutto, la coppia, con le sue esigenze e i suoi doni, ma anche con le sue fragilità. La coppia che genera vita e rende sempre attuale il progetto della creazione. Nei giorni scorsi, dal 4 al 7 maggio, Torino ha ospitato il Consiglio Europeo del movimento Incontro Matrimoniale (o Marriage Encounter, nella denominazione inglese, usata a livello internazionale).

Si tratta di un’esperienza nata mezzo secolo fa (nel clima di grande rinnovamento generato dal Concilio Vaticano II). Radicato nei cinque continenti, il movimento è fedele alle sue radici cattoliche: in Italia, lo statuto è stato approvato dalla Cei nel 2009 e recentemente Incontro Matrimoniale (insieme con Equipe Notre Dame ed Emmanuel) è stato scelto dal Vaticano per proporre un cammino di catecumenato rivolto agli sposi.

Le porte però sono aperte a chiunque – credente e non - vi si voglia avvicinare con interesse e rispetto. Il nucleo fondativo di questa proposta è il week-end: un fine settimana durante il quale i coniugi, sotto la guida di una o più coppie di riferimento e di un sacerdote, si prendono del tempo per stare insieme, confrontarsi, dialogare, pregare. Ne è nato un vero e proprio metodo per favorire la comunicazione e il benessere della coppia, tanto che la proposta, inizialmente destinata alle persone unite in matrimonio, oggi è aperta a fidanzati e singoli. Naturalmente anche i sacerdoti trovano giovamento da un’esperienza di questo genere, poiché, nell’amicizia con le coppie, possono sviluppare una più concreta conoscenza della vita matrimoniale e familiare.

L’incontro di Torino è stato, dunque, uno snodo significativo di questo cammino. I delegati del movimento (tre per ogni Paese, di cui una coppia e un religioso) si sono ritrovati all’Arsenale della Pace, ex fabbrica d’armi trasformata in luogo d’accoglienza dal Sermig (il gruppo fondato da Ernesto Olivero). Tre le direttrici che hanno guidato la riflessione nei giorni d’incontro: dialogo, affettività-sessualità, preghiera (tutti elementi cardine nella vita di coppia). «Sono state quattro giornate intense, preziose e ricche di stimoli» raccontano i coniugi Felice e Paola Raineri, che, insieme con il sacerdote belga padre Ralph Schmeder, hanno coordinato il movimento, a livello europeo, negli ultimi tre anni, fino al passaggio di testimone, avvenuto proprio durante il raduno torinese.

«Tre anni delicati, anche perché fortemente segnati dalla pandemia» ricordano, «durante i quali, però, il movimento non ha smesso di lavorare. In particolare ci siamo impegnati nel progetto Faro 2033 (anno che, simbolicamente, scandisce i due millenni dalla risurrezione del Signore) e nei tre ambiti a esso collegati: vivere la relazione nel 21esimo secolo, formare i responsabili del futuro, essere Vangelo vivente». Un incontro internazionale, come quello che si è appena concluso, fa emergere con chiarezza le diversità di situazioni e orientamenti tra paese e paese.

«Ad esempio» spiegano i coniugi Raineri, «in Ungheria il movimento può contare su ben 100 sacerdoti, mentre in Belgio i religiosi sono appena 11 – e molti stanno diventando anziani – tanto che non sempre si riesce a garantire la presenza di un prete ai week-end organizzati per le coppie». Non solo. Se nell’Europa dell’Est si tende a ritenere che, in quanto cattolico, il movimento debba privilegiare i coniugi sposati in chiesa, altrove (come in Francia, Spagna, Italia) la proposta è già aperta a coppie unite solo civilmente. In altri Stati sono incluse le situazioni di convivenza, anche perché i matrimoni (e quelli religiosi in particolare) sono sempre più rari. Orientamenti diversi ci sono anche su questioni estremamente delicate, come l’atteggiamento verso le coppie omosessuali.

«Ma la sfida più grande è proprio quella di mantenere l’unità nella diversità, annunciando sempre il valore dei due sacramenti (matrimonio e ordine), partendo però dalle situazioni che realmente incontriamo». Torinesi, genitori di tre figli e nonni di cinque nipoti, i coniugi Raineri si sono avvicinati a Incontro Matrimoniale nel 1990.

«Questo cammino, ormai trentennale, ci ha aiutati a capirci meglio tra noi e con i nostri figli» spiegano. «Il “segreto” sta nel dialogare non partendo da teorie e idee, ma dai sentimenti, che, per loro natura, sono spontanei e incontestabili. Insieme impariamo ad accettare e accogliere il sentimento dell’altro, quale che sia, anche quando è difficile, anche quando ci fa male. Cerchiamo, insomma, di presentarci come siamo: felici, entusiasti, però a volte anche dubbiosi, fragili, sofferenti». In un contesto sempre più dominato dalla rete, dalle relazioni smaterializzate e spesso precarie «siamo convinti che, in una relazione affettiva, la fedeltà e la presenza autentica, con tutti i cinque sensi, facciano la differenza. Inoltre crediamo nella preghiera, che crea intimità nella coppia. Sì, perché, come ci ricordano gli Atti degli Apostoli, è proprio nelle case che è nata la preghiera delle prime comunità cristiane».

Sfide ambiziose, passi che chiedono solidità e sacrificio. «È il cammino di una vita» concludono Felice e Paola Raineri, «ma possiamo testimoniare che ne vale la pena».