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«Non serve una vita che non è spesa per servire». Papa Francesco usa ancora una volta un gioco di parole per sottolineare, nella messa in cui si ricordano i cardinali e i vescovi morti nell’anno, che il senso di tutta la nostra vita, in particolare delle persone ordinate è prepararsi all’incontro con Dio. Come ci si prepara alle nozze. «Per tutti la vita è una chiamata continua ad uscire: dal grembo della madre, dalla casa dove si è nati, dall’infanzia alla gioventù e dalla gioventù all’età adulta, fino all’uscita da questo mondo. Anche per i ministri del Vangelo la vita è in continua uscita: dalla casa di famiglia a quella dove la Chiesa ci manda, da un servizio all’altro; siamo sempre di passaggio, fino al passaggio finale».
Il Vangelo che racconta la parabola delle dieci vergini «ricorda il senso di questa uscita continua che è la vita: andare incontro allo sposo. Ecco per che cosa vivere: per quell’annuncio che nel Vangelo risuona nella notte e che potremo accogliere pienamente nel momento della morte: “Ecco lo sposo, andategli incontro!”».
La vita, sottolinea Bergoglio, è «il tempo donatoci per crescere nell’amore. Vivere è una quotidiana preparazione alle nozze, un grande fidanzamento». E allora bisogna chiedersi come si impiega questo tempo, se lo si perde soltanto dietro le attività da organizzare e le pratiche da trattare, o se, dietro tutte le cose che facciamo continua a esserci il filo che unisce tutte le nostre azioni e cioè l’attesa dello sposo. «Non fissiamoci sulle dinamiche terrene, guardiamo oltre», esorta il Papa. Che invita a soffermarsi sulel caratteristiche dell’olio per le lampade. «una prima caratteristica di quest’olio è che non è vistoso. Resta nascosto, non appare, ma senza di esso non c’è luce. Che cosa ci suggerisce questo? Che di fronte al Signore non contano le apparenze, conta il cuore. Quello che il mondo cerca e ostenta – gli onori, la potenza, le apparenze, la gloria – passa, senza lasciare nulla. Prendere le distanze dalle apparenze mondane è indispensabile per prepararsi al cielo. Occorre dire no alla “cultura del trucco”, che insegna a curare le apparenze».
Inoltre l’olio «esiste per farsi consumare. Solo bruciandosi illumina. Così la vita: diffonde luce solo se si consuma, se si spende nel servizio. Il segreto per vivere è vivere per servire. Il servizio è il biglietto da esibire all’ingresso delle nozze eterne. Ciò che della vita resta, davanti alla soglia dell’eternità, non è quanto abbiamo guadagnato, ma quanto abbiamo donato. Il senso del vivere è dare risposta alla proposta d’amore di Dio. E la risposta passa attraverso l’amore vero, il dono di sé, il servizio. Servire costa, perché significa spendersi, consumarsi, ma nel nostro ministero non serve per vivere chi non vive per servire. Chi custodisce troppo la propria vita, la perde».
Infine la preparazione. «L’olio va preparato per tempo e portato con sé. L’amore, certo, è spontaneo, ma non si improvvisa. Proprio nella mancanza di preparazione sta la stoltezza delle vergini che restano fuori dalle nozze. Adesso è il tempo dei preparativi: nel momento presente, giorno dopo giorno, va alimentato l’amore». La grande tentazione, spiega Francesco, «è appiattirsi in una vita senza amore, che è come un vaso vuoto, come una lampada spenta. Se non si investe nell’amore, la vita si spegne. I chiamati alle nozze con Dio non possono adagiarsi in una vita sedentaria, piatta e orizzontale, che va avanti senza slancio, cercando le piccole soddisfazioni e inseguendo riconoscimenti effimeri. Una vita scialba, abitudinaria, che si accontenta di fare i propri doveri senza donarsi, non è degna dello Sposo».



