Il Duomo di Milano è gremito di fedeli, più di cinquemila. Quelli che non hanno trovato posto sono rimasti fuori sul sagrato. La città svuotata dalle ferie si è ritrovata in Cattedrale per l’ultimo saluto al suo arcivescovo, il «cardinal Dionigi», come lo chiamano affettuosamente i suoi successori, Angelo Scola, che celebra la Messa, e Mario Delpini che a settembre inizierà ufficialmente il suo ministero come arcivescovo di Milano. C’è un pezzo di chiesa italiana per i funerali del cardinale Tettamanzi: 9 cardinali, 31 vescovi, più di mille sacerdoti. C’è il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova ed ex presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, attuale presidente della Cei e arcivescovo di Perugia, e poi ancora l'arcivescovo emerito di Torino, Severino Poletto, Edoardo Menichelli, amministratore apostolico di Ancona, Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze ed ex segretario generale della Cei, Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, oltre al cardinale Renato Corti, che di Novara è vescovo emerito, e al cardinale Francesco Coccopalmerio, ambrosiano, presidente del Pontificio consiglio per i testi legislativi. Ci sono i rappresentanti delle altre religioni, dall’Islam all’ebraismo, dalla pastora valdese Daniela Di Carlo all’arciprete della Chiesa ortodossa romena di Milano, Traian Valdmann.

In prima fila, i fratelli del cardinale Tettamanzi, Gianna e Antonio, i nipoti e pronipoti, e la storica segretaria, Marina Oggioni, che lo ha assistito fino all’ultimo. Sull’altro lato, a destra, le istituzioni: il sindaco Giuseppe Sala, il prefetto Luciana Lamorgese, il questore Marcello Cardona, il ministro Maurizio Martina, l'ex premier Mario Monti, il presidente del Consiglio regionale lombardo Raffaele Cattaneo, una quarantina di sindaci. Preti, suore e fedeli sono arrivati da tutta la Diocesi. Sul feretro di Tettamanzi è stato posato l’Evangeliario ambrosiano aperto sulla pagina della Resurrezione di Gesù. «Accompagniamo», dice Scola, «in questa liturgia il carissimo cardinale Dionigi all’incontro definitivo con Dio». È una cerimonia composta, ordinata, senza fronzoli. Com'è nello stile di Milano. Scola invita a non fermarsi «ad un gesto di umana gratitudine» verso il suo predecessore ma a «interrogarci in profondità sullo stato della nostra fede e sulla disponibilità a lasciarci prendere a servizio, a spezzare ed offrire tutta la nostra vita come il Cardinale ci ha insegnato fino alla fine».

Abbozza un ritratto del predecessore: «Colpiva in lui il permanente sorriso, espressione di una umanità contagiosa, riverbero della tenerezza di Gesù e di Maria Santissima verso tutti coloro che incontrava e con eccezionale pazienza salutava ad uno ad uno».



«Visitare la sua tomba sarà un tenero pungolo alla nostra fede»

E per la Chiesa ambrosiana cos’è stato il cardinale Tettamanzi? «Il suo rapporto con la società civile ebbe un peso notevole», ricorda Scola, «seppe denunciare senza timidezze, ma sempre in modo costruttivo, i mali delle nostre terre». Questo rapporto, aggiunge ancora Scola, «si manifestò non solo attraverso un’apertura al confronto sociale a cui va aggiunto quello ecumenico e interreligioso, ma anche attraverso un’attenzione ai problemi della famiglia, delle famiglie ferite, della vita, del lavoro e dell’emarginazione nelle sue tante e dolorose forme». Promette Scola che la «Chiesa ambrosiana saprà trovare modi e forme per mantenere viva l’eredità copiosa di questo padre e maestro». Viene letto il messaggio di papa Francesco che ha definito Tettamanzi «tra i figli più illustri» della Chiesa ambrosiana e «fra i suoi pastori più amati e amabili che nella sua feconda esistenza ha testimoniato fedelmente il Vangelo».

Alla fine della messa il pulpito è per monsignor Mario Delpini che proprio Bergoglio un mese fa ha scelto come arcivescovo. Parla come un semplice parroco, Delpini: «La ragione che ci accomuna e per cui tutti oggi siamo qui», dice, «è che è stato facile volere bene al cardinale Tettamanzi. Per il suo temperamento, la sua saggezza, il suo sorriso, la sua prossimità alla gente comune, la sua capacità di stare con le autorità. C'era qualcosa in lui che ha espresso facile il volergli bene». Delpini aggiunge quella che, secondo lui, sarebbe stata la raccomandazione di Tettamanzi: «”Cercate di fare in modo che sia facile volervi bene”, forse è questa la raccomandazione che ci vuole fare oggi il cardinale Dionigi».

Alle dodici e mezza tutto è finito. I fedeli sono invitati a uscire, i cardinali tornano in sacrestia, i preti si spogliano dei paramenti. Restano i familiari più stretti per la tumulazione del cardinale Tettamanzi in Duomo, sulla navata opposta a quella dove riposa il cardinale Martini, ai piedi dell’altare Virgo potens, accanto all’urna del beato cardinale Schuster. «Questa», ricorda Scola, «era la volontà di Tettamanzi espressa con la consueta delicatezza». Visitare la sua tomba «sarà», aggiunge, «un gesto di pietà, un momento di ristoro, un tenero pungolo all’approfondimento della nostra fede, della nostra comunione, del senso del vivere e della nostra energia civica».


Oggi puoi leggere GRATIS Famiglia Cristiana, Benessere, Credere, Jesus, GBaby e il Giornalino! Per tutto il mese di agosto sarà possibile leggere gratuitamente queste riviste su smartphone, tablet o pc.