L'attico di Bertone e il mistero del doppio pagamento
L’indagine aperta in Vaticano sul giro di soldi per la ristrutturazione dell’appartamento dell’ex Segretario di Stato va avanti da mesi e coinvolge il Bambino Gesù. Il cardinale sostiene di aver sostenuto lui personalmente tutte le spese e che l’ospedale avrebbe pagato a sua insaputa. Questo il groviglio che dovrà sciogliere l’inchiesta
L’indagine aperta in Vaticano sul giro di soldi attorno alla ristrutturazione dell’appartamento del cardinale Tarcisio Bertone, ex Segretario di Stato, va avanti da mesi ed è scattata quando dalla nuova presidenza del Bambino Gesù sono state fornite al Promotore di Giustizia del Tribunale vaticano, una sorta di Pubblico ministero, una serie di carte che facevano sospettare movimentazioni di denaro sui conti allo Ior e all’Apsa del Bambino Gesù non finalizzate al bene dell’ospedale. Giovedì 31 marzo, dopo le notizie pubblicate dal settimanale L’Espresso sull’apertura dell’inchiesta in Vaticano, confermate dal vice-direttore della Sala Stampa della Santa Sede Greg Burke, che vede indagati l’ex presidente della Fondazione Bambino Gesù Giuseppe Profiti e l’allora tesoriere Massimo Spina, Mariella Enoc, la presidente dell’ospedale nominata al vertice dell’ente dal cardinale Pietro Parolin per fare pulizia e cambiare le cose, ha confermato in una nota che “a suo tempo abbiamo consegnato tutte le carte a nostra disposizione al promotore di giustizia del Vaticano”.
Poco prima di Natale, il 20 dicembre 2015, Mariella Enoc aveva spiegato in modo ancora più chiaro che “altre responsabilità del passato di tipo amministrativo su eventuali movimentazioni di denaro non finalizzati al bene dell’ospedale sono all’attenzione del Vaticano e della giustizia vaticana”. Dunque l’inchiesta non è nuova, né è stata avviata in seguito agli articoli del settimanale, né, secondo quando ha rivelato la presidente Enoc riguarderebbe solo le spese per la ristrutturazione dell’appartamento di Bertone.
Il settimanale L’Espresso ha pubblicato ieri due lettere, una dell’ex presidente Giuseppe Profiti e una dell’ex-Segretario di Stato Tarcisio Bertone. Nella prima Profiti spiega a Bertone che il Bambino Gesù è disposto a pagare la ristrutturazione dell’appartamento, o parte di esso, perché poi nell’appartamento potrebbero essere ospitati ricevimenti con personalità disposte a donare fondi all’ospedale, le quali, a detta di Profiti, potrebbero essere maggiormente sollecitate alla generosità dalla location dell’incontro, in Vaticano a due passi da Santa Marta, la residenza del papa. Nella seconda, la risposta di Bertone alla proposta di Profiti, il cardinale conviene sulla bontà dell’iniziativa, ma spiega con chiarezza che nessun denaro deve sborsare il Bambino Gesù per la ristrutturazione e che anzi ci pensa lui a cercare soldi per evitare che ci sia qualcosa a carico del Bambino Gesù. Ecco la frase: “Tengo a confermare che sarà mia cura fare in modo che la copertura economica occorrente alla realizzazione degli interventi proposti nella documentazione che allego, venga messa a disposizione della Fondazione a cura di terzi, affinché nulla risulti a carico di codesta istituzione”.
Il cardinale Bertone non è indagato dal Tribunale vaticano In realtà le due lettere sono note da mesi. Le ha pubblicate il quotidiano romano Il Tempo il 7 novembre. Dimostrano che Bertone sapeva che il Bambino Gesù aveva cercato di pagare la ristrutturazione, ma lui lo aveva fermato. Ed è quanto ha sottolineato ieri l’avvocato del cardinale. Bertone non è indagato dal Tribunale vaticano, né lo può essere, poiché essendo cardinale può essere indagato ed eventualmente giudicato solo dalla Corte di Cassazione vaticana presieduta dal cardinale Dominique Mamberti e composta da due cardinali con un suo proprio promotore di giustizia.
Invece l’ex Segretario di Stato ha sempre sostenuto di non sapere nulla dell’interessamento di Profiti al suo appartamento e di aver saldato personalmente il conto della ristrutturazione con un assegno di 300 mila euro e ancora oggi lo spiega in un’intervista al Corriere della Sera. Qualche mese fa inoltre, consapevole del danno di immagine recato dalla vicenda al Bambino Gesù (si è scritto che venivano stornati fondi destinati ai bambini per altri usi) ha fatto una “donazione volontaria”, negando con forza che essa possa essere letta come un ammissione di colpa o anche come un risarcimento. Il cardinale dopo aver fatto la donazione spiegò che “altri hanno commesso azioni illecite”. E qui si apre un mistero fitto. Per cercare di diradare la nebbia occorre andare indietro nel tempo a quando il Vaticano affida ad una società di revisione esterna, l’americana PriceWaterhouseCoopers (PwC), un’indagine sui conti del Bambino Gesù.
La società invia due Rapporti molto severi e preoccupanti nei quali parla di spese non documentate, di controlli deboli, di somme non destinate alle finalità dell’ospedale, di transazioni strane, sulle quali le informazioni sono state inviate all’AIF, l’autorità di controllo finanziaria vaticana per la lotta al riciclaggio istituita da Benedetto XVI nel 2010. I Rapporti della PwC vengono consegnati alla Cosea, la Commissione incaricata da Bergoglio di analizzare tutti i conti di tutti gli enti vaticani, eccetto lo Ior per le quali era stata istituita un’altra commissione. Molte carte della Cosea poi finiranno nei due libri di Nuzzi e di Fittipaldi, per i quali sono finiti sotto processo, oltre ai due giornalisti, anche mons. Lucio Vallejo Balda e la consulente italiana Francesca Immacolata Chaouqui. Nel libro di Fittipaldi “Avarizia” c’è un capitolo intero intitolato “Sua Sanità” nel quale assai interessanti sono le parti dedicate ai Rapporti degli americani sulla gestione dei soldi al Bambino Gesù. Fittipaldi, è bene ricordarlo, non è sotto processo per le cose scritte nel libro, ma per concorso nella diffusione di documenti riservati. Ed è anche bene ricordare che Papa Francesco ha censurato la diffusione dei documenti, spiegando che tutto era noto a lui e che provvedimenti erano stati presi. Al Bambino Gesù le cose sono andate proprio così e la sostituzione di Profiti con Mariella Enoc è avvenuta ben prima della pubblicazione dei libri. Profiti e Spina sono indagati per peculato, cioè uso illecito di fondi in denaro. Quello che si sospetta è un doppio pagamento dei lavori di ristrutturazione: nonostante gli assegni di Bertone il Bambino di Gesù di Profiti avrebbe proceduto al saldo. Perché lo ha fatto? E qui il mistero torna fitto. I lavori erano stati appalti ad un società che si chiama “Castelli Re” dell’imprenditore Gianantonio Bandera, ingegnere genovese, che per conto della diocesi allora guidata da Bertone eseguì diversi lavori. La sua impresa a Roma ha lavorato molto per il Bambino Gesù, realizzando il nuovo polo ospedaliero a San Paolo. Profiti a lui chiede il preventivo per la ristrutturazione dell’appartamento vaticano di Bertone al termine del mandato di segretario di Stato nel 2013. Secondo quanto è stato ricostruito dal quotidiano Il Tempo e dall’Espresso il preventivo è di 620 mila euro che però subito la ditta abbatte del 50 per cento, promettendo in cambio, come ha confermato più volte lo stesso Profiti, una donazione all’ospedale in macchinari per la cura. In pratica il prezzo dei lavori sarebbe poi stato girato come liberalità all’ospedale. Dunque paga Bertone e paga anche il Bambino Gesù all’insaputa di Bertone, almeno lui così dice. E i soldi transitano sui conti dell’Ior e dell’Apsa. Ma Profiti dice anche, a Radio 24, che quei soldi non sono mai ritornati. L’azienda di Bandera nel frattempo è fallita e le fatture vengono pagate ad una holding britannica con sede a Londra, la LG Contractor, controllata dello stesso Bandera. Se è vero quello che sostiene Profiti i soldi sono spariti. È di questo che parla Bertone quando denuncia il fatto che “altri hanno commesso azioni illecite”? Infine, è davvero la prima volta che accade oppure, stando alle parole di Mariella Enoc, vi sono “altre responsabilità del passato di tipo amministrativo” oltre quelle che girano intorno all’appartamento del cardinale?