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La stagione dell’austerità vaticana cominciata con il Covid può considerarsi chiusa. Papa Leone XIV ha cancellato la decurtazione del 10 per cento dello stipendio dei cardinali introdotta da Francesco nel 2021, quando la pandemia aveva aggravato una situazione finanziaria della Santa Sede già segnata dal disavanzo.
Attenzione, però: non si tratta propriamente di un aumento del 10 per cento. Leone XIV ha abrogato la misura che aveva ridotto le retribuzioni, riportandole al regime precedente all’emergenza. Il nuovo Motu proprio, firmato il 1° settembre e pubblicato il 14 settembre, ha effetto dall’inizio di settembre 2026. «Quelle misure di contenimento salariale», scrive il Papa, erano state necessarie «anche per far fronte all’eccezionale sfida della pandemia», ma ora «possono essere superate», nella certezza che le istituzioni della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano continueranno, con altri strumenti, a perseguire la sostenibilità economica.
Il provvedimento cancella il motu proprio Un futuro sostenibile con cui Francesco, il 23 marzo 2021, aveva introdotto una vera e propria spending review. Dal primo aprile di quell’anno la retribuzione corrisposta dalla Santa Sede ai cardinali era stata ridotta del 10 per cento. Per i capi e i segretari dei Dicasteri, inquadrati nei livelli C e C1, la riduzione era stata dell’8 per cento, mentre per sacerdoti e religiosi al servizio della Santa Sede era stata stabilita una decurtazione del 3 per cento.
La filosofia dell’intervento di Francesco era chiara: ridurre le spese partendo dai livelli più alti per salvaguardare, per quanto possibile, i posti di lavoro. Il Motu proprio del 2021 ricordava infatti non soltanto il deficit della Santa Sede ma anche il crollo delle entrate provocato dalla pandemia. Le riduzioni erano state costruite secondo criteri di «proporzionalità e progressività» e non colpivano le fasce più basse del personale laico.
Accanto ai tagli salariali era arrivato anche il congelamento degli scatti biennali di anzianità tra il 1° aprile 2021 e il 31 marzo 2023. Per i laici il blocco riguardava i dipendenti dal quarto livello in su.
Leone XIV volta pagina, ma senza cancellare il passato. Il nuovo motu proprio precisa infatti che restano definitivamente validi tutti gli effetti prodotti dalla normativa durante gli anni in cui è rimasta in vigore. Ciò vale anche per la mancata maturazione degli scatti biennali. Non ci sarà dunque alcun recupero retroattivo delle somme perse in questi anni.
Resta una domanda che inevitabilmente accompagna la notizia: quanto guadagna un cardinale?
Il Vaticano non rende pubblica una tabella nominativa delle retribuzioni dei porporati e occorre quindi affidarsi alle stime delle agenzie internazionali. Secondo l’AFP, dopo il ripristino deciso da Leone XIV un cardinale che lavora nella Curia romana percepisce una retribuzione stimata tra i 4.500 e i 5.000 euro al mese.
La cifra è compatibile con le stime diffuse negli ultimi anni da altre fonti. Reuters, nell’ottobre 2024, indicava infatti per i cardinali residenti a Roma una retribuzione generalmente compresa tra 4.000 e 5.000 euro mensili. Nello stesso periodo Francesco aveva disposto un ulteriore intervento su alcune indennità mensili riconosciute a una ventina di cardinali della Curia, per circa 500 euro.
Dunque niente stipendi da manager di una multinazionale, ma nemmeno cifre simboliche. Per un cardinale di Curia (ricordiamo che non tutti i porporati sono stipendiati dal Vaticano) siamo oggi, secondo le stime giornalistiche più aggiornate, nell’ordine dei 4.500-5.000 euro netti al mese (i cardinali di Curia sono esenti dall’Irpef). È questo il dato da tenere distinto dal provvedimento appena firmato da Leone XIV: il Papa non ha stabilito un nuovo stipendio per i cardinali, ma ha semplicemente cancellato la decurtazione straordinaria del 10 per cento nata cinque anni fa, nel pieno dell’emergenza Covid.




