Un monastero nel cuore del distretto dell’innovazione, accanto ai laboratori della ricerca scientifica, alle start-up e alle università. È il progetto del “Monastero ambrosiano”, presentato lunedì mattina all’Abbazia di Chiaravalle, dalla Diocesi di Milano insieme a Principia, la società che sviluppa MIND (Milano Innovation District), l’area sorta negli spazi dell’Expo 2015 e destinata a diventare uno dei principali poli europei delle scienze della vita-

Il nuovo complesso, che vedrà la luce fra circa quattro anni, sorgerà all’incrocio tra il Cardo e il Decumano di MIND, il grande asse urbanistico del distretto che entro il 2030 dovrebbe ospitare circa 70 mila persone tra studenti, ricercatori, lavoratori e residenti. Il progetto, affidato allo studio Stefano Boeri Architetti, prevede una struttura di 2.700 metri quadrati con oltre mille metri quadrati di spazi aperti e ha preso le mosse nel 2023 quando stata avviata una Call for ideas che ha coinvolto realtà ecclesiali, istituzioni, centri di ricerca e studi di architettura. Dal percorso è emersa l’idea, illustrata nella conferenza stampa, di una presenza della Chiesa in MIND articolata su tre dimensioni: una presenza stabile legata alla vita liturgica e comunitaria; la promozione di spazi di dialogo tra le religioni; la creazione di ambienti di confronto tra saperi umanistici e scienze della vita.

Ecco perché il modello scelto dalla Chiesa ambrosiana per essere presente in questa “cittadella” della scienza e della ricerca è quello del monastero, capace di tenere insieme preghiera, accoglienza, dialogo tra le religioni e confronto tra sapere umanistico e ricerca scientifica. Il complesso comprenderà una grande aula ecclesiale, un Chiostro delle religioni, un Giardino e una Biblioteca delle religioni pensata come spazio di incontro e riflessione.

L’arcivescovo Mario Delpini ha spiegato che la presenza della Chiesa a MIND non nasce dalla nostalgia di un mondo separato dalla città, ma dal desiderio di abitare i luoghi in cui l’uomo cerca, sperimenta e costruisce il futuro: «La Chiesa vuole essere presenza tra gli uomini e non appartarsi in un mondo rassicurante e sceglie di stare dentro la città, dentro le domande degli uomini, anche quando sono difficili. Il monastero ambrosiano è la responsabilità di essere presenti là dove la ricerca si avventura su strade da esplorare. Non è la nostalgia di una vita bucolica che fugge la vita complicata della città, ma una presenza. È l’esperienza dell’incanto di fronte all’opera dell’uomo compiuta con onestà e rispetto». Nel suo intervento Delpini ha anche richiamato il valore della domanda e della ricerca di senso in un tempo dominato dalla tecnica: «Nel cuore della città dell’innovazione si affaccia la domanda sul senso del tutto, sul perché dell’impegno e dell’investimento. Forse il monastero ambrosiano sarà la voce del bambino che, davanti all’abisso, dice agli uomini: “Perché non imparate a volare?”».

La scelta dell’Abbazia di Chiaravalle come luogo della presentazione ha voluto richiamare idealmente il ruolo storico dei monasteri nella costruzione del territorio e della cultura europea. I monaci cistercensi arrivati a Chiaravalle nel XII secolo non furono infatti soltanto protagonisti della vita spirituale, ma anche innovatori capaci di trasformare il territorio attraverso opere idrauliche, sviluppo agricolo e nuove forme di organizzazione sociale. E quando nel 1952 ritornarono su impulso dell’allora arcivescovo di Milano, il beato Ildefonso Schuster, lo fecero con un mandato preciso affidatogli proprio da Schuster di custodire la dimensione della preghiera nella città di Milano che «lavora tanto e prega poco».

A spiegare il significato dell’esperienza monastica è stato anche padre Stefano Zanolini, abate di Chiaravalle, che ha definito il monastero un «segno fragile ma prezioso», simile a un cartello stradale che indica una direzione: «Il monastero è un mondo, una realtà variegata e complessa. È un segno che rimanda ad altro, che orienta verso una possibilità di vita bella, non perfetta, ma vera». Per Zanolini il cuore della vita monastica è la ricerca di Dio come orientamento costante dell’esistenza: «Noi monaci cerchiamo Dio. È un orientamento continuo, non solo quando voglio, me la sento e mi piace, ma anche quando non voglio, non me la sento e non mi piace». L’abate ha insistito anche sul valore dell’accoglienza e della preghiera come servizio alla città: «Custodire la dimensione spirituale significa pregare a tutte le ore, in tutto l’anno e tutti gli anni, ricordandoci che il tempo è di Dio».

Nel presentare la visione culturale del progetto, monsignor Luca Bressan, vicario episcopale per la Cultura, ha spiegato che la Chiesa ambrosiana ha scelto di andare a MIND perché chiamata confrontarsi con le domande della contemporaneità: «MIND è la voglia di immaginare una città del futuro dove chi arriverà potrà interrogarsi sul bene, sul bello e sul vero. È stato scelto il monastero per essere capaci di legarci insieme e aiutare la generazione di una nuova cultura». Bressan ha ricordato anche il legame ideale con l’intuizione di Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI, che da arcivescovo di Milano voleva una chiesa in ogni nuovo quartiere della città «non solo come luogo dove riunirsi, ma dove stupirsi».

Da sinistra: l’arcivescovo Delpini, padre Stefano Zanolini, Elio Franzini e Stefano Boeri

L’architetto Stefano Boeri ha illustrato gli elementi principali del progetto, spiegando che il monastero nasce come «luogo di cura, dialogo e ricerca spirituale» e che l’intero impianto architettonico ruota attorno al chiostro: «Il progetto reinterpreta l’archetipo del chiostro come dispositivo spaziale e simbolico: un luogo introverso ma permeabile», ha spiegato sottolineando che il nuovo complesso vuole mettere in relazione le dimensioni fondamentali dell’esperienza umana: «Cura, dialogo e ricerca spirituale sono gli assi attorno ai quali si sviluppa tutto il progetto». La futura chiesa avrà un impianto trigono e potrà accogliere fino a 350 fedeli. Accanto alla Biblioteca delle Religioni, immersa in un piccolo bosco di ciliegi, saranno collocate anche alcune statue provenienti dai depositi della Veneranda Fabbrica del Duomo. Il “Monastero ambrosiano” si candida così a diventare non soltanto uno spazio ecclesiale, ma un luogo di confronto permanente tra fede, scienza e cultura, nel cuore della Milano che guarda al futuro.

Secondo Igor De Biasio, amministratore delegato di Principia Spa, la società a partecipazione pubblica, responsabile dello sviluppo di MIND, con la quale è stata individuata l’area all’interno del sito (tenendo conto che il Piano di Governo del Territorio prevede la presenza di un luogo di culto cattolico), «la realizzazione del “Monastero ambrosiano” all’interno di MIND rappresenta un segnale importante della capacità del distretto di accogliere e valorizzare realtà profondamente diverse tra loro. Accanto ai grandi centri della ricerca, dell’innovazione e delle scienze della vita, trova spazio anche un progetto che mette al centro la dimensione spirituale, il dialogo tra culture e la riflessione sui temi umani e sociali. È una scelta che conferma la vocazione inclusiva di MIND: un luogo dove soggetti pubblici, privati, scientifici, culturali e religiosi possono contribuire insieme alla costruzione di un nuovo modello di città».