«Ringrazio papa Francesco che ha avuto fiducia in me e mi ha chiamato a questa nuova missione che ha l’obiettivo di supportare teologicamente l’opera di riforma da lui avviata: non solo e non tanto quella della Curia romana, ma la riforma dell’evangelizzazione avviata con Evangelii Gaudium che è la riforma degli stili di vita, del linguaggio della comunicazione, delle forme della testimonianza. Con le encicliche e le Esortazioni apostoliche di questi anni del Papa, si è costituito un ampio campo di lavoro per dare una novità testimoniale al cristianesimo che soffre, come già denunciava Paolo VI, di questa spaccatura tra cultura e vita. Oggi più che mai c’è grande difficoltà a far germogliare dalla carne della sofferenza umana la speranza cristiana la sua salvezza».

È la riflessione di monsignor Antonio Staglianò, vescovo di Noto, che sabato scorso è stato nominato da Francesco nuovo presidente della Pontificia Accademia di Teologia che fu fondata a Roma e ricevette i suoi primi Statuti da Clemente XI, nel 1718. Creata come sede delle scienze sacre al fine di formare dei teologi ben preparati, l’Accademia ha la missione di promuovere il dialogo fra la fede e la ragione, per presentare il messaggio cristiano in modo che corrisponda alle esigenze del nostro tempo.

«Si prospetta un lavoro aperto perché la teologia non può e non deve abbandonare la sua parte professorale e scientifica ma al contempo dobbiamo mettere in cima alle nostre agende la grande questione della comunicazione», dice Staglianò, «si pone l’esigenza, se così si può dire, di una volgarizzazione della teologia accademica. Oggi non basta più il percorso classico: kerygma (annuncio), catechesi, sacramenti e testimonianza della carità. Nella trasmissione della fede c’è un gap generazionale per tanti motivi, dalla secolarizzazione della società al nichilismo che è l’ospite inquietante dei giovani, come dice Umberto Galimberti, fino all’indifferentismo religioso dei più giovani che il teologo Armando Matteo ha definito con grande efficacia la “prima generazione incredula”».

In questi anni di servizio pastorale a Noto, dove è arrivato nel 2009, monsignor Staglianò ha tenacemente promosso un progetto comunicativo teologico, pastorale e culturale che prende il nome di Pop-Theology, per dare più decisivi impulsi all’annuncio del Vangelo, sulla scia della “Chiesa in uscita” auspicata da papa Francesco. Quando in un'onelia del 2015 aveva citato le canzoni di Noemi e Marco Mengoni molti media lo ribattezzarono il "vescovo rock": «La prima sfida è quella di saper parlare il linguaggio dei giovani, come ad esempio quello della musica, del cinema, dell’arte che, nei ragazzi, prevale su quello della filosofia e del concetto», spiega mons. Staglianò, «la teologia rispetto alle altre discipline scientifiche è parte di un logos che è amore. E quindi anche il logos con cui dobbiamo parlare e comunicare deve essere amoroso, sensibile, tenero».

Staglianò rievoca i testi delle canzoni, da Francesco Gabbani a Ultimo a Roberto Vecchioni, per dire «che i ragazzi li ascoltano, li citano e ci riflettono su. Pensiamo alla provocazione di Vasco Rossi che proclama che un senso a questa vita non c’è e non si può neanche trovare. Per questo ho scritto un libro, Sulle note di Dio, per analizzare i testi dei brani di Sanremo del 2019 e 2020 e osare anche una rilettura teologica del Festival per tentare di ristabilire con i giovani un nuovo contatto attraverso la musica popolare, dando vita a una nuova “teologia dell’immaginazione”, una Pop-Theology appunto, per allargare la ragione e spingerla “oltre”, come anche per comunicare ai giovani con “questo linguaggio” la bellezza del Dio cristiano, solo e sempre amore».

Originario di Isola Capo Rizzuto, dove è nato il 14 giugno 1959, mons. Staglianò ha insegnato anche alla Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli e all’Istituto di Scienze Religiose di Crotone. Ha tenuto corsi di teologia all’Università Urbaniana e all’Università Gregoriana. È stato nominato da Benedetto XVI "auditor secretarii specialis" all’Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi dal 2 al 23 ottobre 2005. Nel 1997 è stato chiamato come teologo consulente della Cei per il Progetto Culturale.

Dal 1° settembre, quando assumerà ufficialmente l’incarico di guidare la Pontificia Accademia di Teologia, mons. Staglianò diventerà amministratore apostolico della diocesi di Noto fino alla nomina del suo successore. «Inizia una nuova missione che sembra più un ruolo d’ufficio ma in realtà si incarna con la fede vissuta», dice il vescovo «io metterò a disposizione del Papa e dell’Accademia, oltre alle competenze, anche il mio carattere di meridionale verace. Se la teologia vuole seguire il suo compito, dovrà andare oltre l’ambito concettuale dell’accademia e cercare un nuovo linguaggio comunicativo, che includa una conoscenza della fede più incarnata e connessa alle modalità culturali con cui il popolo, a cominciare dai nostri ragazzi, scopre e vive il senso della propria vita. Dove c’è l’uomo, deve esserci anche la Chiesa ad annunciare Cristo che è amore. Senza paura».


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