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«È stato con grande tristezza che ho appreso della morte improvvisa del cardinale George Pell a Roma. Il cardinale Pell ha fornito una leadership forte e chiara all'interno della Chiesa cattolica in Australia, come arcivescovo di Melbourne e arcivescovo di Sydney e come membro della Conferenza episcopale per più di 25 anni». Nella notte tra il 10 e l’11 gennaio arriva la nota di monsignor Timothy Costelloe, arcivescovo metropolita di Perth e presidente della Conferenza dei vescovi cattolici australiani, che conferma le voci diffusesi in tarda serata (ora di Roma) sulla morte del cardinale emerito Pell. A 81 anni, il prelato non è sopravvissuto alle complicazioni seguite a un intervento all’anca. Il 5 aveva partecipato alla messa per le esequie di Benedetto XVI. Accusato per due casi di pedofilia in Australia e poi assolto, il porporato era stato posto da papa Francesco, il 24 febbraio 2014, a capo della Segreteria per l'Economia. Recentemente, in una intervista, Francesco ha riconosciuto i suoi meriti nelle riforme economiche: «Io ho dato indicazioni soltanto», ha dichiarato il Pontefice, «ma l'organizzare questo che, grazie a Dio, sta andando bene con il Consiglio dell'Economia, con il Segretariato all'Economia. Tutto questo lo ha visto chiaro il cardinale Pell, che è quello che ha incominciato questo». Poi, ha proseguito entrando nel merito delle accuse di pedofilia, «è dovuto rimanere quasi due anni in Australia per questa calunnia che gli hanno fatto - che poi era innocente, ma gliel'hanno fatta brutta poveretto - e si è allontanato da questa amministrazione, ma è stato Pell a fare lo schema di come si poteva andare avanti. È un grande uomo e gli dobbiamo tante cose».
Quando, nel giugno del 2017, la polizia australiana aveva confermato l’imminente rinvio a giudizio per «gravi reati sessuali» su minori che sarebbero stati commessi negli anni Settanta, quando Pell era parroco a Ballarat, la Santa sede aveva reso nota la partenza del cardinale per l’Australia per «affrontare le accuse che gli sono state mosse». Condannato in primo grado nel dicembre del 2018, e poi il 13 marzo 2019, il porporato aveva conosciuto anche il carcere. Dopo un anno di reclusione, però, in seguito all’appello, il 7 aprile del 2020 il cardinale è stato prosciolto dalle accuse all'unanimità.
Il cardinale si era sempre dichiarato innocente. Rientrato a Roma ha pubblicato un libro di memorie, "Diario di prigionia", aprendo una polemica su un trasferimento di denaro che sarebbe transitato dall’Europa all’Australia in concomitanza della sua vicenda giudiziaria. «Alcuni parlano di una connessione possibile tra i problemi nel mondo delle finanze qui e i miei problemi in Australia, ma non abbiamo prove. Sappiamo che del denaro è andato dal Vaticano all'Australia, due milioni e 230 mila dollari, ma finora nessuno ha spiegato perché», aveva dichiarato il cardinale. Parole che avevano provocato l’immediata reazione del cardinale Angelo Becciu, sotto processo in Vaticano per la questione della compravendita di un palazzo nel cuore di Londra e spesso in contrasto con il cardinale Pell. Becciu definì le insinuazioni «una vergognosa accusa, di aver addirittura finanziato false testimonianze in danno di un confratello, il Cardinale Pell, con i soldi della Segreteria di Stato». Pell rispose dicendo che «quella di Becciu è una dichiarazione che non fa che approfondire il mistero».
E sul palazzo di Londra aveva sottolineato: «C'era sempre resistenza in Segreteria di Stato. Ma se il Revisore o noi della Segreteria dell'Economia avessimo potuto intervenire prima, avremmo salvato tanti, tanti denari destinati al palazzo di Londra e anche in altri posti. Quando arrivai i metodi erano ancora quelli del vecchio mondo. Noi abbiamo introdotto la metodologia che tutto il mondo utilizza. Abbiamo scoperto un miliardo e 300mila euro sparsi negli uffici. Abbiamo preparato un budget, cose fondamentali». E ancora più esplicitamente: «È pubblico che Becciu diceva che il Revisore dei conti non aveva autorità di entrare in Segreteria di Stato. Questo era assolutamente falso. Avevamo l'autorità di entrare ma ce lo hanno impedito».
Questione ancora aperta, quella delle accuse di Pell a Becciu e sulla quale si pronuncerà il Vaticano. Il processo, ancora in corso, procede con nuove udienze anche in questa settimana anche se non è ancora in vista la sentenza finale.



