«Mentre giunge al termine l’anno 2013, raccogliamo, come in una cesta, i giorni, le settimane, i mesi che abbiamo vissuto, per offrire tutto al Signore. E domandiamoci coraggiosamente: come abbiamo vissuto il tempo che Lui ci ha donato? Lo abbiamo usato soprattutto per noi stessi, per i nostri interessi, o abbiamo saputo spenderlo anche per gli altri? E Dio? Quanto tempo abbiamo riservato per “stare con Dio”, nella preghiera, nel silenzio, nell'adorazione?...». Pone domande esigenti papa Francesco. Presiedendo i primi vespri dell'ultimo dell'anno, con il Te Deum, il Papa chiede di guardarsi attorno, di guardare Roma, la nostra città. Per domandarsi, ancora, «Che cosa è successo quest’anno? Che cosa sta succedendo, e che cosa succederà? Com’è la qualità della vita in questa città?». Una qualità che dipende da tutti noi, dalla «qualità della nostra “cittadinanza”? Quest’anno abbiamo contribuito, nel nostro“piccolo”, a renderla vivibile, ordinata, accogliente? In effetti, il volto di una città è come un mosaico le cui tessere sono tutti coloro che vi abitano. Certo, chi è investito di autorità ha maggiore responsabilità, ma ciascuno di noi è corresponsabile, nel bene e nel male».
E se è vero che Roma è una città di una bellezza unica con un patrimonio spirituale e culturale è straordinario, è anche vero che «ci sono tante persone segnate da miserie materiali e morali, persone povere, infelici, sofferenti, che interpellano la coscienza di ogni cittadino».
Roma è città di turisti, ma anche di rifiuati, di persone che lavorano e di tante che non trovano lavoro o sono sfruttate. Nell'ultimo giorno dell'anno il Pap ainvita tutti a fare qualcosa per «rendere un poco migliore la nostra città. La Roma dell’anno nuovo avrà un volto ancora più bello se sarà ancora più ricca di umanità, ospitale, accogliente; se tutti noi saremo attenti e generosi verso chi è in difficoltà; se sapremo collaborare con spirito costruttivo e solidale, per il bene di tutti. La Roma dell’anno nuovo sarà migliore se non ci saranno persone che la guardano “da lontano”, in cartolina che guardano la sua vita solo “dal balcone”, senza coinvolgersi in tanti problemi umani, problemi di uomini e donne che, alla fine… e dal principio, lo vogliamo o no, sono nostri fratelli».
Infine il Papa invita a ringraziare e a chiedere perdono ricordando la pazienza di Dio e guardando a Maria, nel cui nome comincerà il nuovo anno, «un nuovo tratto del nostro pellegrinaggio terreno, perché Maria ci insegni ad accogliere il Dio fatto uomo, perché ogni anno, ogni mese, ogni giorno sia colmo del suo eterno Amore».
Alla fine dei vespri e del Te Deum papa Francesco è sceso in piazza a salutare i fedeli. Per tutti gli auguri di buon anno mentre in papamobile percorreva l'interno della piazza fino al presepe dove si è fermato qualche istante in preghiera sotto i flash dei pellegrini.
E se è vero che Roma è una città di una bellezza unica con un patrimonio spirituale e culturale è straordinario, è anche vero che «ci sono tante persone segnate da miserie materiali e morali, persone povere, infelici, sofferenti, che interpellano la coscienza di ogni cittadino».
Roma è città di turisti, ma anche di rifiuati, di persone che lavorano e di tante che non trovano lavoro o sono sfruttate. Nell'ultimo giorno dell'anno il Pap ainvita tutti a fare qualcosa per «rendere un poco migliore la nostra città. La Roma dell’anno nuovo avrà un volto ancora più bello se sarà ancora più ricca di umanità, ospitale, accogliente; se tutti noi saremo attenti e generosi verso chi è in difficoltà; se sapremo collaborare con spirito costruttivo e solidale, per il bene di tutti. La Roma dell’anno nuovo sarà migliore se non ci saranno persone che la guardano “da lontano”, in cartolina che guardano la sua vita solo “dal balcone”, senza coinvolgersi in tanti problemi umani, problemi di uomini e donne che, alla fine… e dal principio, lo vogliamo o no, sono nostri fratelli».
Infine il Papa invita a ringraziare e a chiedere perdono ricordando la pazienza di Dio e guardando a Maria, nel cui nome comincerà il nuovo anno, «un nuovo tratto del nostro pellegrinaggio terreno, perché Maria ci insegni ad accogliere il Dio fatto uomo, perché ogni anno, ogni mese, ogni giorno sia colmo del suo eterno Amore».
Alla fine dei vespri e del Te Deum papa Francesco è sceso in piazza a salutare i fedeli. Per tutti gli auguri di buon anno mentre in papamobile percorreva l'interno della piazza fino al presepe dove si è fermato qualche istante in preghiera sotto i flash dei pellegrini.




