Per altare il letto di un reparto di terapia intensiva. E una liturgia celebrata nel silenzio di un ospedale, tra macchinari, monitor e la presenza discreta di pochi familiari. È qui, al Policlinico di Catania, che mercoledì l'arcivescovo monsignor Luigi Renna, ha ordinato diacono permanente Pino Cannavò, accolito originario della parrocchia del Sacramento Ritrovato di Catania e impegnato nel tirocinio pastorale presso la comunità di San Francesco da Paola.

Una celebrazione eccezionale, resa necessaria dalle gravissime condizioni di salute di Cannavò, colpito da una malattia particolarmente severa proprio quando aveva ormai concluso il suo cammino di preparazione al diaconato. Accanto a lui, nel numero ristretto di persone consentite nel reparto, c'erano la moglie Maria Rita e i loro due figli. L'ordinazione, pur lontana dalla solennità di una cattedrale gremita ha assunto un'intensità spirituale straordinaria.

Un momento della celebrazione

Nella sua breve omelia, monsignor Renna ha richiamato le parole del Vangelo di Giovanni sul servizio e sulla sequela di Cristo, collegandole alla situazione che Pino sta vivendo: «Il Signore Gesù ha detto che chi vuol servirLo lo segue, e dove è il Signore, là è il suo servo. Ora Pino vive l'unione a Cristo sulla croce del suo letto di ospedale, annuncia il Vangelo con la sua adesione al Signore anche in questo momento di sofferenza».

Parole che hanno dato il senso profondo di un'ordinazione celebrata nel luogo della fragilità umana, dove il ministero si manifesta anzitutto come partecipazione alla croce di Cristo. Il diaconato, infatti, è il ministero del servizio: un servizio che, in questo caso, non si esprime anzitutto nell'operare ma nella testimonianza di una fede che rimane salda anche nella prova.

Pino Cannavò era pronto da tempo a ricevere l'ordinazione dopo aver ricevuto l’accolitato nella sua parrocchia il 13 marzo scorso. La malattia sembrava aver interrotto quel percorso ma la Chiesa di Catania ha scelto di accompagnarlo fino al compimento della sua vocazione, portando il sacramento nel luogo dove oggi egli vive il suo quotidiano.

Una scelta che parla a tutti

Il momento culminante è stato il suo «Eccomi», pronunciato dal letto d'ospedale: la risposta che ogni candidato al diaconato offre quando viene chiamato per nome, segno della disponibilità totale al servizio di Dio e della Chiesa. Nel commento pubblicato sui canali ufficiali dell'Arcidiocesi di Catania, questa scelta è stata letta come una testimonianza capace di parlare a tutta la comunità ecclesiale: «Ci sono celebrazioni solenni, con chiese gremite e canti di festa. E poi ci sono celebrazioni come quella di oggi, nel reparto di Terapia Intensiva del Policlinico di Catania, dove il silenzio, la sofferenza e la speranza si sono intrecciati in un modo unico» si legge, «oggi Pino vive questa sequela in modo profondissimo: unito a Cristo sulla croce della malattia, continua ad annunciare il Vangelo con la sua fede, la sua speranza e il suo "Eccomi". Era pronto a ricevere il diaconato prima che una grave malattia lo colpisse. Quel cammino non si è interrotto. Oggi, da un letto d'ospedale, ha pronunciato l'"Eccomi" per il quale si era preparato con tanto amore. Una testimonianza che ricorda a tutti noi che il ministero non nasce dalla forza, ma dalla fedeltà; non dalla salute, ma dall'amore che sa affidarsi a Dio in ogni circostanza».

La diocesi ha infine invitato tutti i fedeli ad accompagnare con la preghiera il nuovo diacono permanente e la sua famiglia: «Preghiamo per il diacono Pino, per Maria Rita, per i loro figli e per tutti coloro che vivono la prova della malattia, perché il Signore continui a sostenere il loro cammino e a trasformare la sofferenza in una luminosa testimonianza di fede».

La storia di Pino Cannavò ricorda che la vocazione non viene sospesa dalla malattia e che il ministero ordinato non nasce dall'efficienza o dalla forza fisica, ma da una disponibilità totale al Signore. In quella stanza di terapia intensiva, trasformata per un giorno in luogo di ordinazione, la Chiesa ha mostrato il volto di una comunità che raggiunge i suoi figli proprio là dove la vita appare più fragile, facendo risuonare, anche tra le pareti di un ospedale, quell'«Eccomi» che resta il cuore di ogni chiamata cristiana.

Chi è e cosa fa il diacono permanente

È ministro ordinato della Chiesa cattolica che riceve il primo grado del sacramento dell'Ordine, distinto da vescovi e presbiteri. A differenza dei diaconi “transitori”, che vengono ordinati in vista del sacerdozio, il diacono permanente rimane tale per tutta la vita. Può essere celibe oppure sposato (se è già sposato al momento dell'ordinazione), mentre non può contrarre matrimonio dopo essere rimasto vedovo. Il suo ministero è quello del servizio – la parola diaconia in greco significa proprio "servizio" – e si esercita nella carità, nell'annuncio del Vangelo e nella liturgia. Il diacono può proclamare il Vangelo durante la Messa, tenere l'omelia, amministrare il Battesimo, assistere e benedire i matrimoni, presiedere i funerali e le esequie, guidare momenti di preghiera e di adorazione e svolgere un'intensa attività pastorale e caritativa nelle parrocchie, negli ospedali, nelle carceri e nei luoghi della sofferenza. Non può invece celebrare l'Eucaristia, confessare i fedeli o amministrare l'Unzione degli infermi, ministeri riservati ai sacerdoti e ai vescovi.