«Continuo a seguire con sgomento la situazione in Medio Oriente, così come in altre regioni del mondo lacerate dalla guerra e questi conflitti». Afferma con forza papa Leone al termine della recita dell’Angelus. La violenza dei conflitti dice il Papa: «Ferisce l'intera umanità. La morte e il dolore provocati da queste guerre sono uno scandalo per tutta la famiglia umana e un grido al cospetto di Dio. Rinnovo con forza l'appello a perseverare nella preghiera, affinché cessino le ostilità e si aprano finalmente cammini di pace fondati sul dialogo sincero e sul rispetto della dignità di ogni persona umana. Oggi a Roma si svolge la Grande Maratona, con tantissimi atleti provenienti da tutto il mondo. Questo è un segno di speranza. Possa la sport tracciare sentieri di pace, di inclusione sociale e di spiritualità».

Prima durante il commento al Vangelo della quinta domenica di Quaresima, dedicato alla Resurrezione di Lazzaro il Papa aveva invitato a non lasciarsi distrarre dall’effimero. «Questo è un segno che parla della vittoria di Cristo sulla morte e del dono della vita eterna che riceviamo con il battesimo. Gesù oggi dice anche a noi, come a Marta, la sorella di Lazzaro, Io sono la risurrezione e la vita».

«È in Cristo risorto, vincitore della morte e vivente in noi per la grazia del battesimo, che tanti avvenimenti trovano il loro compimento per la nostra salvezza e pienezza di vita. La sua grazia illumina questo mondo che sembra in continua ricerca di novità e di cambiamento, anche a costo di sacrificare cose importanti, tempo, energie, valori, affetti, come se fama, beni materiali, divertimenti, relazioni effimere, potessero riempirci il cuore o renderci immortali. È il sintomo di un bisogno di infinito che ciascuno di noi porta in sé, la cui risposta però non può essere affidata a ciò che passa. Niente di finito può estinguere la nostra sete interiore, perché noi siamo fatti per Dio e non troviamo pace finché non riposiamo in Lui. Il racconto della risurrezione di Lazzaro, allora, ci invita a metterci in ascolto di tale profondo bisogno e, con la forza dello Spirito Santo, a liberare i nostri cuori da abitudini, condizionamenti e modi di pensare che, come macigni, ci chiudono nel suo epocho d'egoismo, del materialismo, della violenza, della superficialità. In questi luoghi non c'è vita, ma solo smarrimento, insoddisfazione e solitudine. Anche a noi Gesù grida, vieni fuori, spronandoci a uscire, rigenerati dalla sua grazia, da tali spazi angusti per camminare nella luce dell'amore, come donne e uomini nuovi, capaci di sperare e amare sul modello della Sua carità infinita, senza calcoli e senza misura».