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Un'immagine della parrocchia di Santa Teresa del Bambin Gesù a Palermo
Quarantacinque mila euro sono una cifra enorme per una piccola parrocchia. Così ai parroci di Santa Teresa del Bambin Gesù di Palermo, la chiesa finita – suo malgrado – agli onori della cronaca per il contenzioso avviato da alcuni “vicini” disturbati dalle partite di pallone in oratorio, non è rimasto che lanciare un appello alla comunità. «Poiché ci riteniamo e siamo una famiglia, sentiamo il bisogno di aprirvi il nostro cuore circa la concreta difficoltà nel far fronte alle somme richieste», hanno scritto in una lettera ora affissa nella bacheca accanto al cancello dell’oratorio. Quarantacinque mila euro è il risarcimento stabilito dal Tribunale di Palermo alla fine dello scorso anno dopo dieci anni di controversie.
La lettera – datata 24 gennaio 2026 -porta la firma dei tre parroci interessati, don Gabriele, don Gianpiero, don Emili. «Nel silenzio e nella discrezione – scrivono - secondo lo stile evangelico che ci unisce, chi lo desidera potrà sostenere la nostra comunità parrocchiale attraverso una libera donazione alla “Parrocchia Santa Teresa del Bambin Gesù”» (IBAN: IT10D0306909606100000117553. Causale: donazione per contenzioso oratorio).
Il sindaco della città Roberto Lagalla ha già fatto un versamento personale di mille euro, rilanciando l’appello.


Ma al di là della difficoltà della parrocchia, quello che preoccupa di più è l’effetto domino che la sentenza potrebbe creare. Gli oratori parrocchiali sono sempre stati considerati un bene comune, un luogo di inclusione e di educazione informale. Tanto più preziosi in tempi come quello che stiamo attraversando, in cui gli spazi sicuri di aggregazione diminuiscono e gli episodi di devianza minorile aumentano.
«Siamo consapevoli che, quando sorgono incomprensioni, grandi o piccole che siano, nel legittimo esercizio dell’affermazione delle proprie ragioni – chiariscono i parroci - esiste il rischio che esse si alimentino anche di questioni di principio, talvolta appesantite da quella sottile forma di superbia che può impedire, nella grande famiglia umana, di volersi bene oltre ogni ragionevole dubbio e al di là di ogni contesa».
Anche l’Arcidiocesi di Palermo, guidata dall’arcivescovo Corrado Lorefice, ha scelto una linea di sobrietà e responsabilità prendendo atto della sentenza ma richiamando al contempo «la funzione educativa, sociale e preventiva dell’oratorio».


«Desideriamo affermare con serenità e fiducia, che la porta della nostra Chiesa è e rimane aperta a tutti, senza distinzione, ai piccoli come agli adulti», si legge ancora nella lettera di don Gabriele, don Gianpiero, don Emili, «pur avvertendo il peso della condanna come un macigno che grava sul cuore di ciascuno di noi, rinnoviamo con convinzione il desiderio di proseguire il cammino pastorale intrapreso, che continua a vederci coinvolti in molteplici forme di servizio e di testimonianza».
La querelle tra condomini e parrocchia inizia nel 2015 trascinandosi fino ad oggi. Già nel 2019 aveva imposto delle limitazioni. Tra le altre: gioco a pallone non oltre le ore 20 e solo con un pallone Super Santos, più leggero e meno rumoroso. Inoltre, stop alle partite nel mese di agosto. Per limitare il disturbo era stato chiesto anche di istallare barriere di gommapiuma sui muri. Misure realizzate dalla parrocchia e apprezzate da quasi tutti i condomini, tranne che da pochi proprietari che hanno voluto continuare l’azione legale, rifiutando anche un risarcimento di 5 mila euro come tentativo di conciliazione bonaria proposto dalla parrocchia. Ai giudici sono state presentate testimonianze, fatture di psicoterapeuti, ricette di prescrizione di psicofarmaci, ricevute per l’istallazione di nuovi infissi. Fino alla sentenza del maxirisarcimento di qualche mese fa.
La mobilitazione a sostegno dell’oratorio di Santa Teresa del Bambin Gesù non si ferma.




