Aumentano le segnalazioni di presunti abusi, segno di una maggiore sensibilità al tema e di strumenti più adeguati per favorire l’ascolto e l’emersione del fenomeno. Nel 2023-2024, rivela il Terzo report della Cei sulle attività dei Servizi Regionali, diocesani/interdiocesani e dei Centri di ascolto per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, sono stati 69 i presunti autori per un totale di 115 vittime, e gli abusi si sarebbero consumati soprattutto in parrocchia. I presunti abusanti sono in prevalenza chierici (44) e maschi (65) mentre le presunte vittime sono in prevalenza maschi (64 contro 51 femmine). La fascia d'età più colpita tra le presunte vittime è quella di 10-14 anni (31,3%). Con riferimento ai laici, il dettaglio relativo al servizio pastorale svolto indica che i presunti autori di reato, al momento della segnalazione, svolgevano i seguenti ruoli: catechista/educatore (4), volontario (3), collaboratore (2), insegnante di religione (1), seminarista (1), sagrestano (1).

In 37 casi gli abusi sarebbero avvenuti nel periodo in esame mentre 32 sono riferiti al passato. La maggior parte delle segnalazioni riguarda comportamenti inappropriati e toccamenti, spiega la ricerca. I presunti abusi spirituali e di coscienza, invece, passano da 4 a 17. «Il Terzo report della Cei sugli abusi ad opera di religiosi presenta la dimensione del fenomeno», ha commentato il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo. «Questo è un fatto positivo e un passo in avanti. Ritengo che ci sia bisogno di un rapporto e di un dialogo più stretto tra la Chiesa, le comunità educative e le istituzioni per poter fornire strumenti universalmente condivisi e che siano un aiuto concreto per le vittime, che troppo spesso vengono dimenticate».

Il maggior coordinamento con le strutture civili è anche quanto auspicano in Cei. Solo una Regione, infatti, ha attivato collaborazioni con enti non ecclesiali nel 2024. Migliorano invece i canali di comunicazione. Sono 65 le diocesi che dispongono di un indirizzo email specifico per la ricezione di segnalazioni e 43 quelle che hanno attivato un numero telefonico dedicato.
Il 38 per cento delle diocesi, inoltre, ha implementato moduli online per contattare il Centro di ascolto o il referente.«Il potenziamento dei canali di accesso è un indicatore significativo di trasparenza e di prossimità», si legge nel Report, «ma resta ancora disomogenea la visibilità di queste informazioni sui siti diocesani. Il documento quindi raccomanda di «rendere facilmente accessibili i contatti e le procedure» per accrescere la trasparenza e la fiducia nei servizi di tutela.

I referenti del Servizio Regionale Tutela Minori suggeriscono inoltre iniziative per migliorare l'efficacia del servizio: '«Le proposte includono incontri formativi e supporto nella gestione di casi complessi. Gli incontri formativi sono la proposta più frequente, con 13 richieste nel biennio 2023-2024. Supporto nella gestione di casi complessi è stato richiesto da 8 regioni. Necessità di protocolli comuni per una gestione più uniforme delle segnalazioni».

Chiara Griffini, presidente del Servizio nazionale Cei per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, spiega che la Rilevazione «vuole essere un monitoraggio periodico sull'applicazione delle Linee Guida entrate in vigore nel giugno 2019 ai fini di verificarne e documentarne con trasparenza l'efficacia e la capillarità nella promozione di ambienti ecclesiali sicuri nelle Chiese in Italia».

Lo strumento, che d’ora in poi sarà biennale, «verifica efficacia e capillarità delle strutture presenti in tutta Italia ed evidenzia progressi significativi nella creazione di ambienti ecclesiali sicuri, nella formazione degli operatori e nell'accoglienza e ascolto delle vittime», ha dichiarato il cardinale Matteo Zuppi nel corso del Consiglio permanente della Cei. «Questo non vuol dire nascondere o sottovalutare le complessità che sono emerse: le difficoltà e le sofferenze ci sono e ci interrogano, come Pastori e come comunità ecclesiale. Il rigore senza giustizialismi e opacità, l'attenzione ai dati arrivati dalle Diocesi ed elaborati dagli esperti dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, chiedono un impegno crescente e ci spronano a proseguire in questo cammino di responsabilità e trasparenza per lavorare sulle criticità e implementare le buone prassi».