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Papa Leone XIV con il vescovo di Lodi Maurizio Malvestiti nell'udienza giubilare del 6 settembre 2025 in piazza San Pietro
Sabato 20 giugno, dopo la visita a Pavia, papa Leone XIV va a Sant'Angelo Lodigiano per pregare davanti alla reliquia del cuore di santa Francesca Saverio Cabrini che in questa piccola città nacque il 15 luglio del 1850 e dalla quale, dopo aver fondato nella vicina Codogno la Congregazione delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, partì missionaria nel 1889 negli Stati Uniti per assistere gli immigrati italoamericani.
Monsignor Maurizio Malvestiti, vescovo di Lodi, qual è il significato di questa visita?
«Si inserisce nel forte richiamo che il Papa sta facendo al tema delle migrazioni e che lo ha portato qualche giorno fa sul “molo della vergogna” di Arguineguín alle Canarie qualche giorno fa e il 4 luglio a Lampedusa ma ha anche una dimensione personale. Santa Francesca Saverio Cabrini è morta nel 1917 a Chicago, la stessa città dove Leone XIV è nato. C'è dunque un legame affettivo e spirituale che probabilmente il Papa avverte in modo particolare. Cabrini è stata una donna consumata dalla carità verso i migranti e i più fragili e il suo esempio parla ancora oggi alla Chiesa e al mondo».


Che legame c'è tra santa Cabrini e sant'Agostino, del quale il Papa va a Pavia per venerarne le reliquie.
«Agostino è il teologo del cuore e della carità. Anche Francesca Cabrini è stata conquistata dall'amore del Cuore di Cristo e ha tradotto la contemplazione in opere concrete. Entrambi condividono quella santa inquietudine che spinge a non fermarsi e a mettersi al servizio degli altri. In questo senso la visita a Sant'Angelo Lodigiano si inserisce perfettamente nel profilo spirituale di un Papa agostiniano».
Sant'Angelo Lodigiano e Codogno sono i luoghi simbolo della memoria cabriniana. Che cosa rappresentano oggi?
«A Sant'Angelo si trova la casa natale della santa e la reliquia del suo cuore. A Codogno, invece, nacque l'istituto delle Missionarie del Sacro Cuore, la Congregazione da lei fondata, e si conserva un importante patrimonio di testimonianze sulla sua vita. Sono due luoghi che custodiscono la memoria di una donna che da questo territorio è partita per portare il Vangelo fino ai confini del mondo».
C'è un episodio dell'infanzia della Santa che racconta bene la sua vocazione missionaria?
«Sì ed è molto significativo. Da bambina, a Livraga, dove aveva un familiare sacerdote e dove qualche tempo fa ho portato gli adolescenti della diocesi per la Professione di fede, Francesca costruiva delle barchette di carta sulle quali metteva delle violette che rappresentavano le missionarie. Poi le affidava alle acque di un piccolo ruscello immaginando che raggiungessero le Indie per portare il Vangelo. Sognava infatti di partire per l'Oriente. Un giorno però cadde proprio in quel ruscello e fu salvata per i capelli. Da allora sviluppò una forte paura dell'acqua. Eppure quella stessa bambina, che aveva una sorta di idrorepulsione, da adulta attraversò l'Oceano Atlantico decine di volte per seguire i migranti italiani. Fu papa Leone XIII a indirizzarla non verso l'Oriente ma verso l'Occidente, negli Stati Uniti. È una storia che mostra come la fede e la carità possano vincere ogni paura e trasformare un sogno d'infanzia in una grande vita di missione».
Qual è l'esempio che lascia oggi santa Cabrini?
«La sua capacità di unire contemplazione e azione. Passava lunghe ore in preghiera davanti al Santissimo, ma nello stesso tempo era una donna concreta, capace di affrontare problemi enormi e di costruire opere straordinarie. Ha saputo coniugare la dimensione mistica con una sorprendente capacità organizzativa, sempre al servizio dei più poveri e dei migranti».
Che significato ha questa visita per la diocesi di Lodi?
«Per noi è un dono straordinario. Da alcuni anni stiamo vivendo un cammino pastorale che unisce sinodalità e santità. Dopo il Giubileo abbiamo scelto come tema dell'anno “Nella carità”. L'arrivo del Papa rappresenta quasi un sigillo a questo percorso, perché ci propone proprio la testimonianza di una donna che ha vissuto fino in fondo il Vangelo della carità».
Il tema delle migrazioni è centrale nella figura di santa Cabrini. Qual è oggi la situazione nel Lodigiano?
«Nella provincia di Lodi circa il 12 per cento della popolazione è composta da cittadini stranieri. In alcuni centri, come Sant'Angelo Lodigiano e Casalpusterlengo, la presenza supera abbondantemente questa media. A Sant'Angelo vivono circa 3 mila stranieri su una popolazione di 13 mila abitanti. Il percorso di integrazione dura ormai da trent'anni e oggi la sfida principale riguarda le seconde generazioni, la scuola e la piena partecipazione alla vita sociale. Sono temi che richiamano molto da vicino la missione di santa Cabrini e che rendono particolarmente attuale la visita del Pontefice».
Che risposta si aspetta dalla visita di Leone XIV?
«Spero soprattutto che i giovani possano lasciarsi interrogare dalla testimonianza di santa Cabrini. La sua vita dice che vale la pena spendersi per qualcosa di grande. Vorrei che dalle parole del Papa arrivasse a tanti ragazzi l'invito di Gesù: “Vieni e seguimi”. È questo il frutto più bello che possiamo attendere da una visita così significativa».






