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Sono passati 40 anni ma, per chi c’era e chi ha vissuto un maggio ormai lontano, sembra ieri, perché furono giornate indimenticabili. Quelle del XX Congresso Eucaristico Nazionale che vide, dal 20 al 22 maggio, la presenza in Diocesi di papa Giovanni Paolo II. Una visita attesissima anche solo a considerare la storia: la prima di un Pontefice dai tempi di Martino V, papa Colonna, che nel 1418, varcò le porte del Ducato di Milano, di ritorno dal Concilio di Costanza, consacrando l’altare del Duomo. Ma si trattò solo, naturalmente, di una questione di date, perché Giovanni Paolo II, già aveva dispiegato a pieno la sua capacità di trascinatore di folle. Come quelle che lo acclamarono dopo l’atterraggio a Linate dove era stato accolto dal cardinale Carlo Maria Martini e dalle massime autorità civili, nella prima sosta, in piazza Cinque Giornate, con la gente assiepata dietro km di transenne e affacciata dai balconi. Poi, appunto sarebbero venuti i giorni che non è esagerato definire trionfali, con molti e diversi momenti (con soste anche in Brianza).
Ma è giusto anche ricordare che quei giorni di maggio furono complessivamente ricchissimi di eventi che, confluendo nella Settimana conclusiva del Congresso (14-22 maggio), videro la realizzazione concreta di una capillare e profonda preparazione iniziata, nella fase ideativa, ben 4 anni prima, come ben si vede scorrendo qualche immagine di allora o le quasi 700 pagine degli Atti del Congresso pubblicati nel 1985 a cura di monsignor Ernesto Basadonna, che dell’evento fu instancabile animatore, come responsabile del Vicariato creato appositamente per il Congresso. Un evento ecclesiale, come è ovvio, animato da celebrazioni come le quotidiane Messe in piazza del uomo presiedute dai diversi Cardinali partecipanti, delle assemblee congressuali tenutesi nel Palasport, di eventi, di relazioni dotte, ma anche di incontri a tutti i livelli, dai giovani alle associazioni, dalle parrocchie ai conventi, dalle proposte culturali ai dibattiti sociali e politici, fino alle visite del Papa, che venne salutato da migliaia e migliaia di religiose in festa al Palasport, ma anche da 80.000 lavoratori a Sesto San Giovanni; e da una massa di giovani all’autodromo di Monza, in una sorta di Gmg in veste ambrosiana, dai malati al Policlinico, E, poi, la Scala, l’Università Cattolica, la Fiera, con quei due momenti, puramente ecclesiali, che sono, simbolicamente, il grande portale d’entrata per comprendere cosa significò non solo il Papa a Milano, ma cosa fu il Congresso eucaristico. L’Adorazione eucaristica del 20 maggio, quando piazza del Duomo divenne un’immensa casa di preghiera a cielo aperto, presieduta dal santo Padre e la Messa conclusiva con i 200.000 riuniti in un irriconoscibile Quartiere Gallaratese. E tutto vissuto tenendo fissi 5 elementi pastorali specifici: la catechesi, la preghiera, la testimonianza, l’unità e l’annuncio missionario di fronte «a un’ignoranza dilagante sui misteri della fede cristiana».
D’altra parte, il XX CEN concludeva, emblematicamente proprio nella grande metropoli, l’Anno Eucaristico tentando di testimoniare l’interesse della Chiesa per l’uomo e la sua dignità, con un cammino che venne definito «sinodale». Il risultato fu «una profonda esperienza di fede», per usare le parole, non previste, pronunciate dal Papa al termine della celebrazione conclusiva nell’immenso spazio all’aperto della parrocchia Regina Pacis nel quartiere Gallaratese sotto una pioggia scrosciante. Proprio là su quel palco che, nella notte precedente alla celebrazione finale, era stato sfregiato con un principio di incendio. A tempo di record, il ripristino. Nel sorriso smagliante di un Papa ancora giovane che risaliva energico sulla scaletta dell’aereo per tornare a Roma, tutta la speranza di una promessa che sarebbe stata mantenuta: tornare a Milano, come accadde l’anno successivo per il 400esimo anniversario della morte di san Carlo Borromeo. Il cui successore quale arcivescovo di Milano, il cardinale Carlo Maria Martini - lo fu dal 10 febbraio 1980 all’11 luglio 2002 -, al termine della Messa al Gallaratese disse. «Occorre allargare l’orizzonte dalla metropoli del progresso e della crisi, fino alla cosmopoli della pace e della solidarietà verso un’alleanza di tutte le donne e gli uomini che cercano la pace. Un orizzonte di carità da chi ha verso chi non ha, da chi non sa essere se stesso alla libertà di essere pienamente se stesso nella luce dell’Eucaristia. Quell’orizzonte di carità e di dono che ci ha insegnato Madre Teresa di Calcutta qui presente con noi». Una corona di santità chiudeva il XX Congresso eucaristico nazionale.





