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«Non un manuale green, ma una vera enciclica che lega indissolubilmente le questioni dell'ambiente, della natura e della creazione al grido dei poveri e della terra stessa. È il sangue di Abele che grida al cospetto di Dio e ci chiede cosa stiamo facendo». Monsignor Antonio Staglianò, presidente della Pontificia accademia di teologia spiega gli obiettivi del seminario internazionale che, a dieci anni dalla Laudato si’, fa il punto su "Creato, Natura, Ambiente, per un mondo di Pace".
Dall’11 al 12 settembre vi riunite alla casina Pio IV, in Vaticano. Su cosa discuterete?
«L’incontro si propone di sviluppare non solo i temi, ma lo sguardo contemplativo con cui Laudato si’, ma anche Laudate Deum affrontano la questione di una ecologia integrale. L’obiettivo è promuovere una conversione dall’arroganza della ragione che, a partire dall’illuminismo, ha trasformato la creazione in natura e quindi in materia da sfruttare».
Qual è l’approccio?
«Partiamo dall’ecologia integrale che unisce la cura della natura con la giustizia sociale, con l’economia, la cultura e la vita quotidiana. Per questo motivo abbiamo chiamato, da tutto il mondo, esperti di economia e di giustizia sociale. E poi parleremo di anziani, di bambini, di giovani generazioni. Cercheremo una risposta cristiana alle questioni ambientali. Si tratta di risposte non facili, ma radicate in una visione profonda e gioiosa della realtà, cogliendo la storia come luogo della chiamata di Dio e il creato come un suo dono. Il tema è inevitabilmente teologico: riconoscere il Creatore nel Dio fi Gesù permette di avere un gioioso ottimismo per cambiare innanzitutto se stessi e, di conseguenza, la realtà e il mondo. Perché il mondo non vada verso la barbarie delle disuguaglianze sociali che portano inevitabilmente alle guerre».
C’è un rapporto tra disuguaglianze, guerre e ambiente?
«Certo. Le guerre, causate dalla concentrazione delle risorse nelle mani di pochi che le sfruttano, sono una delle grandi cause dei disastri ambientali e della distruzione della Casa comune. Occorre fare una riflessione profonda su come agire con giustizia, da amministratori e non predatori delle risorse della terra e del mondo. Se siamo amministratori fedeli di un mondo che ci è stato affidato per un breve tempo, ma con una responsabilità eterna, guadagniamo, appunto l’eternità».
Papa Leone sembra aver preso molto a cuore il tema dell’ecologia integrale.
«Sì, è molto attento. Ha intuito che la grande eredità del Magistero di Papa Francesco sta in questo grande tema. Intende certamente recuperare la tradizione della dottrina sociale della Chiesa collegandosi alla fonte di questa dottrina che è Leone XIII. Credo che la sua originalità sarà nell’impostare questo magistero sociale in maniera più esplicitamente teologica. Noi ci interessiamo al creato non per proporre delle scelte green a chi ne sa più di noi, ma per sviluppare la visione cristiana della vita che attingiamo dalla rivelazione di Dio in Gesù. Se pensiamo alle prime parole di Leone alla sua elezione: “La pace sia con voi”, una pace disarmata e disarmante, ci troviamo di fronte a una grande affermazione ecologica perché la pace che Gesù ha portato nel mondo non è la non belligeranza, ma una conversione totale dello spirito umano, della mente umana, della ragione umana che guarda alla realtà contemplando l'opera di Dio, che è una creazione continua».
Da dove si parte per questa conversione?
«Dal ridare alle cose il loro valore intrinseco. Oggi c'è una disconnessione. Penso alla canzone di Battiato Magic shop: "la falce non fa più pensare al grano, il grano invece fa pensare ai soldi". Ecco dobbiamo tornare a dare alla cose il loro valore e non a sfruttarle strumentalmente».





