Anche il Vaticano ha ricevuto l’invito di Trump per il board per la pace a Gaza e sta valutando il da farsi. Il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, ai margini di un evento all’Antonianum, risponde ai giornalisti sulla proposta del presidente americano di coinvolgere anche la Santa Sede.

«A Gaza la tragedia non è finita, si continua a morire nel silenzio del mondo»

Padre Ibrahim Faltas, già vicario della Custodia di terra Santa, denuncia la drammatica situazione a Gaza e lancia un appello urgente per non dimenticare chi soffre. Tra bambini affamati, famiglie senza rifugio e disperazione silenziosa, invita il mondo ad aprire corridoi umanitari, praticare giustizia e accogliere i più vulnerabili con pietà e solidarietà.

Dopo il no di Francia, Norvegia e Svezia, intanto si allarga il numero dei Paesi che non aderisce alla proposta statunitense di un board che, secondo le dichiarazioni di Trump, dovrebbe prendere il posto dell’Onu «inefficace nel risolvere le guerre che ho risolto io». E mentre il Tycoon minaccia di imporre dazi del 200% su vini e champagne francesi finché il capo dell’Eliseo non deciderà di aderire, il Vaticano prende tempo: «Trump», ha osservato Parolin, «sta chiedendo a vari paesi di partecipare, mi pare di avere letto che anche l'Italia sta riflettendo se aderire o meno. Anche noi abbiamo ricevuto questo invito, il Papa ha ricevuto l'invito e stiamo vedendo che cosa fare, stiamo approfondendo. È una questione che esige un po' di tempo per dare la risposta».

Tra i Paesi che stanno decidendo cosa fare anche la Russia, mentre si sono detti favorevoli, oltre a Israele, Argentina, Azerbaigian, Bielorussia, Ungheria, Kazakistan, Marocco, Emirati Arabi Uniti, Vietnam, Kosovo ed Egitto.