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Quando arrivano due notizie ravvicinate sulle finanze vaticane, vale la pena fermarsi un istante: capire dove sta andando la macchina economica della Santa Sede, quali priorità sta fissando, e come si ridefinisce un equilibrio se delicatomper tra tradizione e riforme. Ed è proprio questo il quadro che si impone oggi, con una decisione drastica di Leone XIV (ma non poi così sorprendente, come vedremo) da un lato e, dall'altro, un ulteriore salto di trasparenza dello IOR.
La soppressione della Commissio de Donationibus
Con un chirografo firmato il 29 settembre e diffuso il 4 dicembre, Leone XIV mette fine – dopo meno di dieci mesi – alla Commissio de donazionibus pro Sancta Sede , creata l'11 febbraio scorso da Papa Francesco. Un organismo pensato per incentivare donazioni da fedeli, Conferenze Episcopali e benefattori, e per reperire fondi destinati a progetti della Curia e del Governatorato.
La Commissione, composta da cinque membri e guidata da monsignor Roberto Campisi, era nata con un mandato chiaro: «incentivare le donazioni con apposite campagne» e sostenere varie istituzioni vaticane nella raccolta finanziamenti. Una struttura insomma proiettata sul fundraising globale, in un'epoca in cui la Chiesa deve conciliare carità, missione e bilanci.
Il chirografo annulla lo Statuto approvato ad sperimentale , abroga gli atti fin qui adottati e valutare la cessazione immediata di tutti i membri. I beni della Commissione sono “destinati alla Santa Sede”, con il presidente dell'Apsa, monsignor Giordano Piccinotti, delegato – con facoltà di subdelegare – a procedere alla liquidazione dell'organismo.
Il testo attribuisce il cambio di rotta alle valutazioni del Consiglio per l'Economia, che ha analizzato il tema delle donazioni alla luce dell'art. 207 di Praedicate Evangelium : tutela dei beni, rischi patrimoniali, risorse gestite “con prudenza, efficienza e trasparenza”. Il Consiglio – dopo aver “valutato positivamente i primi passi” – ha però raccomandato una rimodulazione dell'intera struttura dedicata al fundraising. La motivazione è abbastanza pacifica: in Vaticano esiste già una struttura nata per raccogliere le donazioni al Santo Padre che giungono da tutto il mondo: l'Obolo di San Pietro, una sorta di “terza banca” vaticana (ma è solo un nome di comodo, molto giornalistica, perché si tratta di enti finanziari che non concedono quasi mai prestiti ma amministrano le finanze), dopo l'Apsa ordinaria e straordinaria e lo IOR. Si trattava di evitare un doppione, nato come si è detto ad sperimentale, ovvero per verificare se esistevano le condizioni per un secondo ente preposto alla raccolta dei fondi.
A questo punto entrano in scena la Segreteria per l'Economia e un gruppo di lavoro ad hoc: dovranno sciogliere le questioni residue, informare il Consiglio per l'Economia e soprattutto formulare proposte per una nuova architettura del fundraising vaticano. Sarà ancora il Consiglio a indicare i nomi, da sottoporre al Papa tramite la Segreteria di Stato.
Il segnale politico è chiaro: Leone XIV vuole una struttura più snella, governata dall'alto, con controlli e responsabilità più definiti. Una riorganizzazione in linea con gli standard moderni di gestione patrimoniale e con la spinta alla trasparenza dei pontificati recenti.
Lo IOR alza l'asticella della trasparenza: sostenibilità e Basilea 3
La seconda notizia arriva sempre oggi: lo IOR pubblica il primo Rapporto di Sostenibilità e la prima Informativa equivalente al Terzo Pilastro di Basilea (Pilastro III). Un doppio documento che lo allinea ai principi internazionali adottati dagli enti finanziari più regolati del pianeta. Per gli osservatori, un'altra risposta a chi per anni ha guardato allo IOR come un'eccezione opaca rispetto agli standard globali.
Il Rapporto di Sostenibilità fotografa un modello economico ispirato all'etica cattolica, con una matrice di doppia materialità costruita secondo la logica della Corporate Sustainability Reporting Direttiva europea (CSRD) e indicatori basati sugli Standard GRI. È la prima volta che l'Istituto rende pubblico in modo sistematico come incrocia investimenti, missione religiosa, criteri ESG e responsabilità sociale. Anche se la pratica di stilare un bilancio “etico”, ad esempio con titoli che escludessero le industrie delle armi o altre aziende non conformi, dati dagli anni '90.
Nel 2024 lo IOR ha definitivamente escluso investimenti contrari ai principi cattolici e ha ottenuto rendimenti nel rispetto della propria etica interna: tutti i prodotti delle Gestioni Patrimoniali risultano conformi ai criteri etico-cattolici. I numeri non mancano: utile netto a 31 milioni di euro, valore economico complessivo generato pari a 50 milioni – distribuiti tra Santo Padre (27%), dipendenti (30%) e fornitori (18%) – mentre 157 milioni sono il valore creato per i patrimoni affidati.
Accanto ai dati di bilancio c'è la formazione: 200 clienti coinvolti in sei giornate dedicate all'educazione finanziaria, con prevalenza di congregazioni religiose; oltre 2.600 ore di formazione ai dipendenti su temi etici, antiriciclaggio, finanza, sicurezza e sostenibilità.
E c'è la compliance , ovvero l'affidabilità: un sistema contro corruzione, riciclaggio e finanziamento del terrorismo; rispetto degli standard fiscali internazionali (tra cui FATCA e la convenzione con l'Italia); cybersecurity allineata agli standard ISO 31000, 27001, 27005, con precise politiche sulla continuità operativa.
Sul fronte ambientale il Vaticano finanziario mostra un cambio di passo: dematerializzazione dei documenti (-20% di carta in un anno) ed energia proveniente per il 98,9% da fonti rinnovabili.
Due mosse, una stessa direzione
La soppressione della Commissione per le donazioni e la pubblicazione dei documenti dello IOR sembrano due fatti distinti. In realtà sono il segno di una stessa traiettoria: accorciare le filiere decisionali, eliminare sovrastrutture, misurare e rendicontare secondo standard che parlano a un mondo globale. Leone XIV, nel solco delle riforme dei suoi predecessori, mostra di voler una Santa Sede più integrata e più trasparente, in cui ogni euro raccolto, gestito o investito sia tracciabile e risponde a criteri riconoscibili anche fuori dalle mura vaticane.
Due notizie finanziarie, sì. Ma anche una fotografia di un'istituzione millenaria che sta aggiornando i propri strumenti senza rinnegare il suo codice genetico: custodire i beni, servire la Chiesa universale, ad maiorem Dei gloriam , rispondendo con rigore a un mondo che cambia.




