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Un sacerdote durante l'omelia
Niente omelia affidata ai laici durante la celebrazione eucaristica. La Santa Sede ha respinto la richiesta della Conferenza episcopale tedesca di concedere, in casi eccezionali, un indulto che permettesse a fedeli laici qualificati di tenere una predicazione dopo la proclamazione del Vangelo nel corso della Messa.
La risposta è arrivata attraverso una lettera del cardinale Arthur Roche, prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, inviata il 17 giugno al presidente della Conferenza episcopale tedesca, il vescovo di Hildesheim Heiner Wilmer. La richiesta era stata avanzata dopo l’Assemblea plenaria dei vescovi tedeschi riunita a Würzburg dal 23 al 26 febbraio e si collocava nel percorso avviato dal Cammino sinodale della Chiesa in Germania.
Roche, pur riconoscendo le motivazioni pastorali alla base della proposta, ribadisce che non è possibile concedere alcuna deroga al canone 767 §1 del Codice di diritto canonico, secondo il quale l’omelia, «quale parte integrante della liturgia», è riservata a un sacerdote o a un diacono.
«Questa norma non possiede soltanto un carattere disciplinare», scrive il cardinale, «ma riflette una realtà strettamente connessa con la natura teologica e liturgica dell’omelia». Essa, aggiunge, «è inseparabilmente collegata alla proclamazione del Vangelo e alla presidenza della celebrazione e costituisce uno specifico esercizio del munus docendi affidato al ministro ordinato». Secondo il prefetto del Dicastero, infatti, l’omelia non può essere considerata semplicemente un momento di approfondimento biblico o un intervento formativo all’interno della Messa. La sua natura è legata al mistero celebrato e al ministero ricevuto attraverso il sacramento dell’Ordine.
«Parola e sacramento sono inseparabilmente uniti nella celebrazione eucaristica», sottolinea Roche, «di conseguenza, l’annuncio della Parola nel contesto dell’azione liturgica, e soprattutto l’omelia, compete al ministro ordinato in forza del sacramento dell’Ordine e non può essere delegato».


La celebrazione della Messa
(Getty Images)Omelia e predicazione: due realtà diverse
Proprio su questo punto la lettera affronta una delle questioni centrali della richiesta tedesca: la possibilità di distinguere tra una vera e propria «omelia», riservata al ministro ordinato, e una diversa forma di «predica» affidata a un laico. Il cardinale Roche non accoglie questa distinzione. «La distinzione proposta tra una “omelia”, riservata al ministro ordinato, e una eventuale “predica” affidata a un fedele laico non appare ammissibile», scrive, «poiché il luogo proposto – immediatamente dopo il Vangelo – e la funzione esercitata coincidono sostanzialmente con quelli propri dell’omelia stessa». Diverso è invece il discorso per altre forme di annuncio della Parola che la Chiesa già riconosce e valorizza. Il Codice di diritto canonico, infatti, non esclude che i fedeli laici possano svolgere un importante servizio di evangelizzazione e di insegnamento, ma in contesti differenti dalla celebrazione eucaristica.
La lettera richiama in particolare il canone 766, che permette ai laici di essere ammessi alla predicazione «in determinate circostanze», secondo le disposizioni della Chiesa. Non si tratta però dell’omelia durante la Messa, che resta regolata dal canone 767 §1. Tra le forme di annuncio che possono essere affidate ai laici vengono indicate, per esempio, la catechesi, l’insegnamento della religione, conferenze spirituali, convegni teologici, ritiri, esercizi spirituali, testimonianze e diverse iniziative pastorali e formative. Anche nelle celebrazioni che non sono la Messa, come le celebrazioni della Parola in assenza del sacerdote, possono trovare spazio riflessioni, istruzioni e spiegazioni della Sacra Scrittura affidate a fedeli laici. In questi casi, precisa Roche, non si tratta di un’eccezione alla disciplina dell’omelia, ma dell’applicazione delle più ampie possibilità previste per la predicazione nella Chiesa.
La formazione dei sacerdoti resta la strada indicata
La lettera non ignora le difficoltà legate alla predicazione nelle comunità cristiane. Il cardinale riconosce che non sempre le omelie raggiungono la qualità auspicata e invita a un rinnovato impegno nella formazione dei ministri ordinati. «Le reali difficoltà che spesso incidono sulla qualità della predicazione omiletica», afferma, «dovrebbero stimolare un rinnovato impegno nella formazione iniziale e permanente, affinché l’omelia possa dispiegare pienamente il suo “carattere quasi sacramentale”».
Roche cita anche papa Francesco e la sua esortazione apostolica Evangelii gaudium, ricordando che l’omelia non è semplicemente una lezione religiosa, ma un momento nel quale la comunità viene introdotta nel mistero celebrato.
Per questo motivo, spiega ancora il prefetto, non possono essere decisive la preparazione culturale o le capacità comunicative di un fedele laico. «Criteri quali una migliore preparazione teologica o particolari capacità comunicative da parte dei fedeli laici, per quanto preziosi possano essere in sé, non possono giustificare l’affidamento a essi dell’omelia».
La questione, infatti, «non riguarda semplicemente una competenza teologica». Per il sacerdote, «la preparazione e la proclamazione dell’omelia costituiscono una parte integrante del suo ministero sacerdotale e della sua spiritualità».
Nessuna emergenza pastorale che giustifichi una deroga
Nella parte conclusiva della lettera il cardinale Roche esclude anche che la situazione attuale possa essere considerata un’emergenza tale da permettere una modifica della disciplina vigente. «Non si riesce a ravvisare nella situazione attuale uno stato di necessità o una vera emergenza pastorale tale da giustificare una deroga a una norma così strettamente connessa alla natura dell’atto liturgico».
Se c’è un sacerdote che celebra l’Eucaristia, osserva il prefetto, «egli è presente anche per esercitare il ministero dell’omelia che gli compete in forza della sua ordinazione». Se invece manca un sacerdote, non si celebra la Messa, ma si ricorre ad altre forme liturgiche nelle quali l’annuncio della Parola può essere affidato anche ai laici. La decisione del Vaticano, dunque, non rappresenta una riduzione del ruolo dei fedeli laici nella Chiesa. Al contrario, Roche sottolinea che essi «possono offrire un contributo prezioso alla vita della Chiesa e all’annuncio del Vangelo in molteplici modi», anche collaborando «nella preparazione delle omelie e in altre forme di catechesi ed evangelizzazione».
Il punto fermo indicato dalla Santa Sede riguarda però la celebrazione eucaristica: «La riserva dell’omelia al ministro ordinato nell’ambito della celebrazione eucaristica deriva dal carattere sacramentale e liturgico dell’atto stesso». Per questa ragione, conclude il cardinale Roche, «non può essere concessa alcuna dispensa mediante indulto dalla norma stabilita nel can. 767 §1».





