Come ovviare alla mancanza di sacerdoti per la gestione delle parrocchie e l’animazione liturgica? Una risposta arriva dall’assemblea diocesana della Chiesa di Verona guidata dal vescovo Domenico Pompili. Tra le proposizioni votate il 16 maggio scorso emerge una novità importante: nelle parrocchie prive della presenza stabile di un sacerdote, la guida pastorale potrà essere affidata anche a uomini e donne laici.

Il testo approvato richiama esplicitamente il Codice di diritto canonico e afferma che «nelle parrocchie senza la presenza di un presbitero, la vita della comunità viene affidata a una guida pastorale. Questo compito può essere affidato anche a laici e laiche».

Una prospettiva che, spiegano dalla diocesi, non riguarda il tema del sacerdozio femminile ma quello della corresponsabilità ecclesiale. A chiarirlo al quotidiano veronese L’Arena è stato monsignor Ezio Falavegna, parroco della cattedrale e docente di Teologia pastorale presso la Facoltà Teologica del Triveneto: «Non si tratta di ministero ordinato», ha precisato, «qui non c’entra il dibattito sul sacerdozio femminile, che riguarda la Chiesa universale, non certo quella di Verona. Qui si tratta di riconoscere ruoli di peso, anche a donne, nel governo della Chiesa».

Le proposizioni approvate insistono anche sulla valorizzazione della presenza femminile nelle comunità ecclesiali. Nel documento si legge infatti che «le parrocchie valorizzano la presenza e il ruolo delle donne nelle nostre comunità» e che «si avvalgono della facoltà estesa alle donne di esercitare il ministero di lettrice e accolita», secondo quanto previsto dal motu proprio Spiritus Domini di Papa Francesco.

Il vescovo di Verona Domenico Pompili
Il vescovo di Verona Domenico Pompili

Il vescovo di Verona Domenico Pompili

(ANSA)

Le scelte già compiute da Pompili

Falavegna ha ricordato inoltre alcune scelte già compiute dal monsignor Pompili che ha assegnato un ruolo di delegata episcopale a una donna, Lucia Vantini, per l’ambito della prossimità. Poi a un altro laico, Roberto Marrella, quello economico. E a don Davide Adami l’annuncio.

Il percorso proseguirà nelle prossime settimane con nuovi incontri di approfondimento, a partire da quello previsto il 13 giugno, per definire concretamente le modalità di applicazione delle linee approvate dall’assemblea.

Un modello già presente in Italia e nel Sud del mondo

Esperienze simili esistono già in altre diocesi italiane, come Vicenza, Trento e Reggio Emilia, dove operano gruppi ministeriali composti anche da laici e donne con responsabilità pastorali nelle comunità prive di parroco residente. «Questi gruppi, che ricevono una delega dal vescovo, sono responsabili di tutto, dalla catechesi alla carità, dall’economia all’assistenza ai malati fino alle celebrazioni liturgiche», ha spiegato ancora Falavegna, «in alcuni casi, la domenica, possono essere “liturgie della Parola”. È un modo per vivere in maniera diversa il giorno del Signore».

Un’esperienza che richiama quanto avviene da anni in molte Chiese del Sud del mondo, dall’Africa all’America Latina dove il ruolo dei laici, uomini e donne, è molto sviluppato, anche per guidare le parrocchie a causa della carenza di sacerdoti. Dalla catechesi alla formazione, fino alle celebrazioni senza il prete, dove un laico o una laica sono ministri della Parola.

La Chiesa del futuro tra crisi vocazionale e nuovi ministeri

La diocesi di Verona conta oggi 380 parrocchie e circa seicento sacerdoti, di cui cinquecento diocesani. Un numero destinato a diminuire nei prossimi anni. Ma, come ha sottolineato Falavegna, il cambiamento non nasce solo dall’emergenza vocazionale: «L’esigenza di assegnare incarichi di guida pastorale a laici, anche donne, non è solo dettata dalla diminuzione dei preti, ma dall’esperienza di una Chiesa con una diversa postura. Capace di esprimere questa rinnovata coscienza affidataci dal Vangelo e dal Concilio Vaticano II».

Un’esperienza che è già stata avviata in altre parti d’Italia. Da qualche anno la diocesi di Torino, guidata dal cardinale Roberto Repole, ha avviato degli specifici corsi di formazione rivolti ai laici chiamati a svolgere funzioni di base nelle parrocchie dove non è possibile la presenza di sacerdoti fissi. In Alto Adige sono circa 500 i laici che guidano le liturgie pubbliche, anche per i funerali, soprattutto nelle valli dove c'è più bisogno.

Una questione affrontata anche dal vescovo di Asti, Marco Prastaro, che di recente ha pubblicato il libro Tra voi non sia così. Il potere nella Chesa (San Paolo): «In questo periodo», ha detto in un’intervista al mensile Jesus per l’uscita del volume, «sto svolgendo la visita pastorale nella diocesi. Non pochi mi confidano: “Rimpiangiamo quando c’era il nostro vecchio parroco in stile don Camillo e noi ci sentivamo un esercito”. I sindaci dei piccoli paesi mi implorano: “Non ci tolga il parroco, perché ci hanno già tolto tutto, dalla scuola alla farmacia all’ufficio postale…”. Lì mi rendo conto che è proprio finito un tempo e che tentare di tornare indietro a quel modello – con tutti i pregi che aveva e che rimpiangiamo, e con tutti i limiti che non rimpiangiamo – non è possibile e non è nemmeno la strategia giusta». L’alternativa per Prastaro è un’altra: «Domandiamoci: quando diciamo che la Chiesa deve stare nella realtà di oggi, a chi concretamente ci riferiamo? Intendiamo dire che la Chiesa c’è se c’è il parroco? O la Chiesa c’è perché ci sono dei cristiani? Questo è il cambiamento che ci verrà chiesto: la Chiesa non abbandonerà i territori anche se non avrà più un parroco residente e nemmeno la Messa ogni settimana in tutte le chiesette. La comunità continuerà a essere presente perché vi sono dei cristiani che lì vivono e provano a testimoniare la fede. E a questo dobbiamo prepararci».