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Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei
La partecipazione dei cittadini al referendum costituzionale sulla giustizia, la spirale di guerra in Medio Oriente con le popolazioni sempre più colpite, il ruolo della Chiesa nella società italiana dopo il Covid.
Sono i temi più importanti affrontati dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, nella prolusione in apertura del Consiglio episcopale permanente che si svolge a Roma fino a mercoledì 25 marzo. Il riferimento iniziale è al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, occasione che, pur tra tensioni e contrapposizioni, ha riportato al centro il valore della partecipazione democratica con un’affluenza che è arrivata al 59%.
«L’attenzione rivolta a questo appuntamento», osserva Zuppi, si è manifestata «nonostante le pericolose polarizzazioni che non hanno aiutato a comprendere la materia di fondo e quella opinabile». Un passaggio che mette in guardia da semplificazioni e contrapposizioni ideologiche, richiamando invece la necessità di un confronto più profondo e consapevole.


Al cuore del ragionamento sta proprio il tema della partecipazione: «Questa sta al cuore della nostra Costituzione e, pur tra le differenze, permette a tutti e a ciascuno di esprimersi al meglio». Un principio che, secondo il presidente della CEI, non può essere ridotto a mero dato formale, ma interpella il modo concreto con cui si esercita la giurisdizione nel Paese, «snodo importante per la custodia del bene comune e il perseguimento della giustizia».
Da qui l’auspicio che il confronto politico e sociale trovi strade nuove: « Tenendo sempre conto l'equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che tutti devono preservare, ci auguriamo», ha auspicato il cardinale, «che sia scelta la via di un dialogo responsabile e costruttivo tra le forze sociali e culturali e le diverse parti politiche, nella ricerca dell'indispensabile consenso possibile attorno a soluzioni di bene».
Lo sguardo al Medio Oriente: “Non possiamo rimanere in silenzio”
Dalla dimensione nazionale lo sguardo si allarga subito allo scenario internazionale, segnato ancora una volta dalla violenza dei conflitti in Medio Oriente. Zuppi rinnova la vicinanza alle comunità cristiane della regione, facendo eco alle parole di Papa Leone XIV: «Non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla sofferenza di così tante persone. Ciò che li ferisce, ferisce l’intera umanità».
Il cardinale richiama anche le testimonianze giunte dai Patriarchi, tra cui quella del cardinale Pierbattista Pizzaballa, che ha parlato di un tempo in cui «non mancano le minacce di Erode e non mancano neppure le grida degli innocenti». Parole che restituiscono la drammaticità della situazione e la necessità di una risposta internazionale.
«La guerra non può risolvere le contese», ricorda Zuppi, rilanciando un appello netto: «Si decida il cessate il fuoco perché la guerra non sia una spirale che faccia precipitare tutti in una voragine». In questo contesto si inserisce anche il richiamo alla Colletta per la Terra Santa del prossimo Venerdì Santo, segno concreto di solidarietà ecclesiale. Il presidente della Cei ha poi richiamato la figura di padre Pierre Al-Rahi, il sacerdote ucciso in Libano per essere rimasto accanto alla propria comunità fino alla fine: «Il suo sacrificio rimane […] un luminoso seme di speranza, di riconciliazione e di pace». Un esempio che si collega alla memoria dei missionari martiri, celebrata il 24 marzo nel ricordo di Oscar Romero. «Gente di primavera», li definisce Zuppi, capaci di testimoniare il Vangelo anche nelle situazioni più difficili.
Una Chiesa chiamata alla creatività e alla prossimità
Ampio spazio è dedicato alla vita ecclesiale in Italia, segnata dalle conseguenze del post-pandemia. «Si è vista una faticosa ripresa di presenza», riconosce il cardinale, sottolineando però che anche i fedeli meno visibili «fanno parte del nostro popolo». Da qui l’invito a una rinnovata responsabilità condivisa: «Questo chiama tutti a una creatività, che si spenda nella fraternità». Una creatività che si traduce in una santità concreta: «La santità infatti non è perfezione, ma riflesso dell’amore di Dio nella povertà della nostra vita».
Zuppi riprende l’intuizione di padre Lebret, indicando la necessità di «uomini e donne di sintesi», «tessitori di fraternità» capaci di costruire legami in una società frammentata.
Contro le polarizzazioni, il primato dell’unità
Un passaggio centrale riguarda il clima culturale contemporaneo: «Viviamo in tempi di polarizzazione. Lo vediamo nella vita politica, nel dibattito generale, sui social e ovunque. Questo lacera la società».
La risposta, per la Chiesa, è il recupero dell’unità: «Non è un’uniformità di facciata, ma si radica nell’Eucarestia». Un’unità che si esprime nelle parrocchie, nelle associazioni, nei movimenti e nella vita quotidiana delle comunità, spesso silenziosa ma decisiva. Zuppi rende così omaggio a quanti operano nel tessuto ecclesiale: «La vita ordinaria delle nostre Chiese continua a custodire una trama di bene che tiene insieme il Paese molto più di quanto spesso si riconosca».
Le sfide sociali: giovani, lavoro, migrazioni
Non manca un richiamo alle grandi questioni sociali: l’emigrazione giovanile, la precarietà lavorativa, il problema abitativo, la povertà e le migrazioni. «Non ci possiamo mai abituare» alle tragedie nel Mediterraneo, ammonisce Zuppi, ribadendo l’impegno della Chiesa su temi «su cui si gioca il futuro della nostra civiltà».
L’identità della Chiesa e la missione del Vangelo
In chiusura, il cardinale chiarisce il senso della presenza ecclesiale: «Non nasce dalla ricerca di spazio, ma da una responsabilità evangelica».
«Non spetta direttamente alla Chiesa fare politica. Ma proprio per questo spetta alla Chiesa, con ancora maggiore passione, formare coscienze laicali libere, mature, coraggiose, capaci di discernimento e di responsabilità», ha detto ancora Zuppi mettendo in guardia dal rischio del «disimpegno», e dal «sostituirsi impropriamente alla responsabilità dei laici, intervenendo direttamente là dove invece è decisiva la libertà della coscienza cristiana nella costruzione del bene comune». «C’è poi il rischio di una politica o di organizzazioni sociali che pretendano di arruolare la Chiesa, di piegarne la libertà, di cercarne l’avallo, di utilizzarne la voce per i propri schieramenti», il monito del cardinale: «Quando questo accade, si fa male alla politica e si fa male alla Chiesa». La comunità cristiana, invece, «resta fedele a una distinzione alta e necessaria: riconosce l’autorità politica come servizio al bene comune, ma conserva la libertà di parola e di giudizio quando sono in gioco i principi etici che promuovono la dignità della persona, quando si calpestano i poveri, quando la forza prende il posto del diritto». «I discepoli di Gesù Cristo sono continuamente chiamati a comprendere cosa significa costruire il bene comune e mettersi al servizio del disegno di Dio sull’umanità», ha ricordato il presidente della Cei, secondo il quale «è importante non far mancare il nostro impegno di cristiani che credono nella vita umana, nella famiglia, nell’educazione, nel volontariato, nella pace, nel lavoro degno, in un’economia per l’uomo, nella cura del creato, nell’inclusione dei poveri».
Infine, uno sguardo al cammino sinodale e al futuro: «Rimane l’annuncio del Vangelo nel mondo di oggi». Riprendendo ancora le parole di papa Leone, Zuppi rilancia la priorità fondamentale: «È necessario uno slancio rinnovato nell’annuncio e nella trasmissione della fede […] tornare alle fondamenta della nostra fede, al kerygma. Questo è il primo grande impegno che motiva tutti gli altri».









