PHOTO


Secondo alcuni studiosi, la religiosità dell’antico Egitto sarebbe solo apparentemente politeistica. In realtà, infatti, i saggi egizi probabilmente avevano una visione monoteistica della divinità, in maniera del tutto analoga a ebraismo, cristianesimo, islamismo e così via. La separazione in diverse entità, ciascuna delle quali a presidiare una diversa ‘funzione’, sarebbe quindi una sorta di articolazione del culto volta a renderlo più praticabile e comprensibile.
Di fatto, la saggezza dell’antica civiltà egizia esercita un fascino quasi magnetico ancor oggi, forse perché avvolta nelle nebbie dei tempi e ammantata di misteri solo parzialmente disvelati.
A tal punto che è difficile definire i contorni di ciò che s’intende per ‘saggezza’, quando si parla di epoche storiche così remote. Ed è anche in questa occasione che può soccorrerci l’inventiva di un narratore di razza, come è Wilbur Smith. Nel suo romanzo più recente, L’ultimo faraone, appartenente alla saga dei romanzi incentrati sull’antico Egitto, Smith colma lo iato tra mistero e conoscenza attraverso la risorsa più importante di uno scrittore: l’immaginazione. E, come spesso capita a chi ha un talento per il racconto come il suo, probabilmente non va molto distante dalla verità.
Ecco come, nelle sue stesse parole, si definisce Taita, il protagonista del romanzo: I più mi considerano un saggio e un filosofo, un uomo di spirito nobile e dalla natura fondamentalmente gentile e indulgente, ma sotto quella patina si cela un guerriero assetato di vendetta e uno spietato uomo d’azione.
In nuce, questa frase emblematica sembra contenere tutte le qualità di un ‘saggio’, qual è Taita: da un lato l’amore per la conoscenza, che implica una costante curiosità e un’apertura al mondo e agli altri priva di pregiudizi. Vi sono poi le qualità morali, ovvero la rettitudine e la capacità di discernere ciò che è giusto da ciò che non lo è. I modi e i comportamenti sono parte essenziale dell’essere un ‘saggio’: ecco quindi la cortesia e la capacità di perdonare.
Ma è l’ultima frase a dimostrarsi particolarmente rivelatoria: nell’antichità, un saggio non poteva che essere anche un guerriero, ferrato nell’arte militare e capace di guidare eserciti, disposto a ricorrere a qualsiasi mezzo pur di riparare un torto (a sé o alla civiltà che rappresenta).
L’evidente ambivalenza di questa definizione di saggezza da un lato la rende dinamica e fluida, mutevole in funzione delle situazioni sociali e politiche, e dall’altro contribuisce ad alimentarne il fascino imperituro, perché contiene in sé un ingrediente fondamentale: l’inatteso.
Ed è proprio da ciò che non ci si attende, da ciò che può sorprenderci, che sorge la fascinazione, e il mistero, dell’antico Egitto.
PARTECIPATE AL NOSTRO CONCORSO ESCLUSIVO
IN ESCLUSIVA PER I NOSTRI LETTORI, UN SEMPLICE CONCORSO PER AGGIUDICARSI IN POCHI PASSI 40 COPIE AUTOGRAFATE IN EDIZIONE SPECIALE DEL ROMANZO DEL MAESTRO DELL'AVVENTURA:




