È iniziata in questi giorni, con il montaggio delle impalcature nella Cappella Sistina, la manutenzione straordinaria del Giudizio Universale di Michelangelo, uno degli affreschi più celebri e potenti della storia dell’arte. Per circa tre mesi il sommo capolavoro della maturità michelangiolesca sarà oggetto di un delicato intervento di pulitura, a quasi trent’anni dall’ultimo grande restauro concluso nel 1994.

La Cappella Sistina resterà comunque sempre aperta al pubblico e ai fedeli. I lavori si svolgeranno dietro un grande telo che riproduce ad alta definizione l’immagine dell’affresco, permettendo ai visitatori di continuare a percepirne l’impatto visivo e simbolico anche durante l’intervento.

«A circa trent’anni dall’ultimo intervento conservativo sul Giudizio universale della Cappella Sistina completato nel 1994 sotto la supervisione del direttore generale Carlo Pietrangeli ed eseguito dal capo restauratore Gianluigi Colalucci, prenderà il via, per una durata di circa tre mesi, una manutenzione straordinaria del capolavoro della maturità di Michelangelo», spiega la direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta.

L’obiettivo dell’intervento è il ripristino della brillantezza cromatica dell’affresco, offuscata nel tempo da una sottile patina. Paolo Violini, capo restauratore del Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali Lignei dei Musei Vaticani, ha spiegato che sulla superficie del Giudizio Universale si è depositata negli anni «una diffusa velatura biancastra», causata dalla «deposizione di microparticelle di sostanze estranee veicolate dai movimenti d’aria», che ha attenuato i contrasti chiaroscurali e la vivacità dei colori originali.

La Messa di papa Leone celebrata nella Cappella Sistina l'11 gennaio scorso
La Messa di papa Leone celebrata nella Cappella Sistina l'11 gennaio scorso

La Messa di papa Leone celebrata nella Cappella Sistina l'11 gennaio scorso

(ANSA)

Il contesto in cui l’opera si trova rende la sua conservazione particolarmente complessa. Ogni giorno decine di migliaia di persone visitano la Cappella Sistina, incidendo inevitabilmente sul microclima dell’ambiente. Per questo i Musei Vaticani adottano da tempo misure rigorose: la temperatura è mantenuta tra i 22 e i 24 gradi, l’umidità non supera mai il 60 per cento e un sofisticato sistema di diffusori e sensori garantisce il continuo ricambio e monitoraggio dell’aria. A ciò si aggiungono operazioni annuali di pulitura e controllo, svolte nei mesi invernali e in orario notturno.

L’intervento attuale si inserisce in un più ampio programma di manutenzione preventiva avviato negli anni successivi al grande restauro di Colalucci, che segnò una svolta nella comprensione della tavolozza di Michelangelo.

Come ricorda Fabrizio Biferali, curatore del Reparto per l’Arte dei secoli XV-XVI, il Giudizio Universale fu «commissionato al Buonarroti nel 1533 da papa Clemente VII per la parete d’altare della Sistina», ma venne iniziato solo sotto il pontificato di Paolo III, che nominò Michelangelo «supremum architectum, sculptorem et pictorem» del Palazzo Apostolico, liberandolo da altri impegni per dedicarsi interamente all’impresa.

Michelangelo iniziò a dipingere la scena nell’estate del 1536 e la completò nell’autunno del 1541: oltre 180 metri quadrati di superficie dipinta e 391 figure che raccontano, con forza drammatica e profondità teologica, il destino ultimo dell’umanità. «Il 31 ottobre di quell’anno», ricorda Biferali, «Paolo III poteva celebrare i vespri solenni davanti a quella straordinaria pittura che, come avrebbe scritto Giorgio Vasari, “riempì di stupore e meraviglia” tutta Roma».

Ai lavori potranno operare contemporaneamente circa 10-12 restauratori. L’intervento è sostenuto dai Patrons of the Arts in the Vatican Museums, organizzazione non profit che affianca i Musei Vaticani nella tutela del loro patrimonio grazie al contributo di donatori privati. Oltre al Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali Lignei, sono coinvolti il Gabinetto di Ricerche Scientifiche, l’Ufficio del Conservatore e il Laboratorio Fotografico.

Un cantiere silenzioso e altamente specializzato, dunque, che si svolge mentre la Cappella continua a essere luogo di fede, contemplazione e incontro. Un segno concreto di come la Chiesa continui a custodire e trasmettere, con responsabilità e visione, un patrimonio artistico che parla ancora oggi al cuore dell’uomo e alla sua domanda di senso.