Ogni epoca ha avuto il suo Francesco, restituendone un’immagine diversa, ma sempre capace di parlare al cuore degli uomini di ogni tempo illuminandone un tratto della sua straordinaria figura. L’uomo fuori dagli schemi che pronunciava parole scandalose come “letizia” e “creatura”, che chiamava fratello ogni essere vivente e predicava la fraternità universale, ha attraversato otto secoli di storia, lasciando dietro di sé non soltanto una testimonianza altissima di fede, carità e spiritualità ma anche una straordinaria eredità artistica diventando una delle figure più rappresentate nella storia dell’arte.

“Margarito d’Arezzo”, San Francesco, 1250, Tempera su tavola argento meccato, Museo Civico – Pinacoteca Crociani di Montepulciano
“Margarito d’Arezzo”, San Francesco, 1250, Tempera su tavola argento meccato, Museo Civico – Pinacoteca Crociani di Montepulciano

 “Margarito d’Arezzo”, San Francesco, 1250, Tempera su tavola argento meccato, Museo Civico – Pinacoteca Crociani di Montepulciano

Un viaggio attraverso otto secoli di arte

A ottocento anni dalla morte, Arezzo gli rende omaggio con una grande mostra che davvero vale la pena di visitare. Si intitola L’immagine di Francesco. Dal Medioevo al Novecento e sarà visitabile fino al 10 gennaio 2027. Un percorso attraverso quasi ottanta opere, tra dipinti, sculture, miniature, volumi antichi e tempere, che documentano come la figura del Poverello sia stata rappresentata e reinterpretata nel corso dei secoli, seguendo il mutare delle sensibilità artistiche, culturali e religiose. La mostra, curata da Cristina Acidini, storica dell’arte ed ex soprintendente del Polo museale fiorentino, si sviluppa in due sedi: la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea e gli spazi dell’ex chiesa di Sant’Ignazio, prezioso esempio di barocco aretino. L’esposizione è un progetto del Comune di Arezzo e della Fondazione CR Firenze, insieme alla Fondazione Guido d’Arezzo, e gode del patrocinio del Comitato nazionale per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi.

Il cuore dell’esposizione non è soltanto la presenza di autentici capolavori – occasione, di per sé, già ghiotta per visitarla – ma la possibilità di osservare come, già nei decenni successivi alla morte di Francesco e alla sua rapida canonizzazione nel 1228, gli artisti abbiano iniziato a costruirne l’immagine, fissandone alcuni tratti e modificandone altri. La mostra diventa così anche la storia di come le diverse epoche hanno guardato a Francesco e hanno cercato, attraverso l’arte, di raccontarne la personalità, il carattere e la santità.

Il primo Francesco: il santo della storia e dei miracoli

Tra le testimonianze più antiche c’è la tavola di Margarito d’Arezzo, proveniente dal Museo Civico di Montepulciano. È un’immagine ancora lontana dalle raffigurazioni che diventeranno familiari nei secoli successivi: Francesco appare tonsurato, sotto il cappuccio e con la barba, un elemento che scomparirà nell’iconografia più tarda. È già invece fortemente caratterizzato il saio marrone, destinato a diventare uno degli attributi più riconoscibili del santo e codificato dalla Regola. Un saio che la tradizione conserva anche come reliquia in luoghi legati alla sua vicenda, da La Verna a Cortona, fino a Santa Croce a Firenze, completo di cappuccio e cordone con i tre nodi.

Nella pala d’altare della metà del Duecento del Maestro del Crocifisso, proveniente da Pistoia, emerge poi un altro elemento destinato a segnare profondamente l’immagine di Francesco: la dimensione narrativa. Nelle scene laterali vengono raccontati episodi della sua vita e i miracoli avvenuti dopo la morte. L’immagine del santo non è più soltanto quella di una figura da venerare: diventa anche un racconto per immagini, capace di trasmettere ai fedeli la memoria della sua esistenza eccezionale. È un linguaggio che troverà il suo sviluppo più celebre nei grandi cicli di affreschi di Assisi, dove la vita di Francesco viene trasformata in una vera e propria narrazione visiva.

Beato Angelico, San Francesco riceve le stimmate, 1440, Tempera e oro su tavola, Musei Vaticani, Città del Vaticano
Beato Angelico, San Francesco riceve le stimmate, 1440, Tempera e oro su tavola, Musei Vaticani, Città del Vaticano

Beato Angelico, San Francesco riceve le stimmate, 1440, Tempera e oro su tavola, Musei Vaticani, Città del Vaticano

La Verna e le stimmate: Francesco come alter Christus

Tra gli episodi destinati a diventare centrali nell’iconografia francescana c’è quello della stigmatizzazione, fondamentale per l’Ordine nel presentare Francesco come alter Christus. La scena si fissa attorno ad alcuni elementi ricorrenti: l’aspra montagna de La Verna, il santo in preghiera, l’apparizione del Crocifisso con le ali rosse del serafino e i raggi che raggiungono il corpo di Francesco, imprimendovi le cinque piaghe.

La mostra permette di seguire anche l’evoluzione di questa immagine attraverso opere di epoche diverse. Nella raffinata tavola del Beato Angelico, ad esempio, San Francesco riceve le stimmate, proveniente dai Musei Vaticani, la scena acquista una dimensione quasi visionaria: la luce divina investe la montagna immersa nella notte, creando effetti di chiaroscuro che trasformano il paesaggio in uno spazio della rivelazione. È un passaggio importante: Francesco non è più soltanto il santo della predicazione e dei miracoli, ma l’uomo che conforma la propria esistenza a Cristo fino a portarne i segni sul corpo.

Il Francesco degli angeli e della musica

Un’altra immagine ancora emerge nel dipinto di Sandro Botticelli, San Francesco con gli Angeli, eccezionalmente prestato dalla National Gallery di Londra. Qui il santo viene rappresentato nell’episodio del conforto ricevuto, ormai sofferente, attraverso la musica degli angeli. Il tono cambia ancora. Alla narrazione della vita e alla drammatica esperienza delle stimmate subentra una rappresentazione più intima e spirituale. L’arte cerca di rendere visibile la relazione di Francesco con il mondo celeste, attraverso la delicatezza degli angeli e la dimensione della musica.

Federico Barocci, San Francesco, 1600-1604, olio su tela, The Met - Metropolitan Museum of Art, New York
Federico Barocci, San Francesco, 1600-1604, olio su tela, The Met - Metropolitan Museum of Art, New York

Federico Barocci, San Francesco, 1600-1604, olio su tela, The Met - Metropolitan Museum of Art, New York

(Metropolitan Museum/Art Resource/Scala)

Dalla Controriforma al Barocco: il santo della meditazione e dell’estasi

Tra la fine del Cinquecento e il Seicento, nell’età della Controriforma, l’immagine di Francesco si moltiplica e si approfondisce. Il santo viene sempre più rappresentato nella solitudine della preghiera, nella meditazione e nell’estasi, in sintonia con la sensibilità religiosa dell’epoca. È il Francesco che contempla il Crocifisso, come nel San Francesco adorante il Crocifisso di Annibale Carracci, immerso in una dimensione di intensa devozione. Ma accanto al santo raccolto nella preghiera emerge anche un altro volto della sua vicenda: quello legato alla concretezza dei luoghi in cui visse. Lo mostra Jacopo Ligozzi, veronese, nelle illustrazioni della Descrizione del Sacro Monte della Vernia del 1612. Qui La Verna e il suo paesaggio impervio assumono una vigorosa fisicità. La montagna non è più soltanto lo sfondo dell’episodio delle stimmate: diventa un luogo della memoria francescana, riconoscibile nella sua asprezza e nella sua concretezza. Con il Barocco, invece, Francesco entra dentro scenografie sempre più spettacolari. La sua esperienza mistica viene rappresentata attraverso il movimento, la luce, la teatralità e la gloria celeste. Nelle Stimmate di San Francesco di Luca Giordano, il santo partecipa a una visione che lo conduce verso la dimensione del Paradiso: è il Francesco dell’estasi, immerso in una rappresentazione dinamica e trionfale del sacro.

L'Ottocento e il Novecento: il ritorno all'essenziale

Avvicinandosi all’età contemporanea, l’immagine di Francesco cambia ancora. Gli artisti tornano alle antiche narrazioni, ma allo stesso tempo cercano una figura più raccolta, essenziale, capace di esprimere una spiritualità meno legata alla spettacolarità barocca. È il caso, ad esempio, del Francesco di Antonio Ciseri, raffigurato mentre riceve le stimmate davanti al Crocifisso, ma anche quello di Libero Andreotti, nella figura ascetica protesa verso Dio. La rappresentazione si spoglia progressivamente degli apparati più solenni e torna a concentrarsi sulla dimensione interiore del santo. Accanto alla pittura e alla scultura, la mostra documenta questa lunga fortuna anche attraverso linguaggi diversi: la scultura di Andrea della Robbia e Tino di Camaino, le miniature di Don Simone Camaldolese, fino alla vetrata di Gerardo Dottori. Il percorso arriva così alle soglie della contemporaneità, mostrando che l’immagine di Francesco non è rimasta cristallizzata nel Medioevo. Al contrario, ogni epoca ha continuato a reinterpretarla, scegliendo di volta in volta il Francesco mistico, il Francesco povero, il Francesco delle stimmate, il Francesco immerso nella natura, il Francesco della fraternità.

Arezzo e la terra di Francesco

Questa lunga storia dell’arte trova ad Arezzo un luogo particolarmente significativo. La terra aretina, cortonese e biturgense è infatti profondamente legata alla vicenda francescana: qui si trovano La Verna, Montecasale, il Cerbaiolo, le Celle di Cortona e altri luoghi che conservano la memoria del passaggio del Santo.

È a La Verna che Francesco ricevette le stimmate nel 1224, due anni prima della morte. Ed è ad Arezzo che la presenza francescana ha lasciato una delle testimonianze artistiche più importanti: nella Basilica di San Francesco, dove Piero della Francesca realizzò il celebre ciclo della Leggenda della Vera Croce.

Come sottolinea il vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro Andrea Migliavacca, «la terra aretina-cortonese-biturgense è terra francescana. Nelle nostre valli, e anche nella città di Arezzo, san Francesco ha posto i suoi piedi, ha vissuto il suo cammino, fatto di incontri, parole e testimonianza. Con san Francesco è il Vangelo di Gesù che è passato in mezzo a noi e ha lasciato la sua traccia di Grazia e di bene».

Un’eredità spirituale che è diventata anche patrimonio artistico: «Il nostro territorio, la nostra Diocesi, le nostre comunità, custodiscono tesori preziosi di arte che ripresentano le scene di vita di san Francesco. Queste opere sono nate spesso con l’intento di narrare: raccontare la storia del santo, mostrarne le opere e la forza del suo cammino, offrire una possibilità di incontro al credente e al pellegrino, trasformarsi in percorsi di annuncio e di catechesi. Ancora oggi questi manufatti, custoditi da noi nelle più diverse realtà, possono parlare e comunicare il mistero».

Per Natalie Dentini, presidente della Fondazione Guido d’Arezzo, la mostra rappresenta «una tappa fondamentale nella crescita dell’istituzione» e conferma il lavoro svolto per rafforzare il ruolo culturale della città. La presidente sottolinea in particolare la qualità delle opere e la collaborazione con musei prestigiosi e con numerosi enti ecclesiastici: «Questa mostra», spiega, «vuole essere anche un’occasione di celebrazione: della bellezza che l’arte ha saputo custodire nei secoli, e dell’importanza socio-culturale di un messaggio, quello del Santo d’Assisi, che continua a parlare al nostro tempo».

Otto secoli dopo la sua morte, dunque, non esiste un solo Francesco nell’arte. Esistono molti Francesco, tanti quanti sono gli sguardi che nei secoli hanno cercato di raccontarlo. Ed è proprio seguendo questa trasformazione che la mostra di Arezzo invita a riconoscere, dietro le diverse immagini, la persistenza di una figura che continua a interrogare la storia: il santo della povertà e della fraternità, dell’incontro con il creato e della pace, della gioia e della radicalità del Vangelo.

LA MOSTRA

Titolo: L’immagine di Francesco. Dal Medioevo al Novecento

Dove: Arezzo

Quando: dal 3 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027

Curatrice: Cristina Acidini

Sedi: Galleria Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea (Piazza San Francesco, 4), ex Chiesa di Sant’Ignazio (Via Giosuè Carducci, 7)

Organizzazione: Comune di Arezzo, Fondazione CR Firenze, Fondazione Guido D’Arezzo

Info e biglietti: https://www.fondazioneguidodarezzo.com/evento/limmagine-di-francesco-dal-medioevo-al-novecento/2026-10-03/