«Non è un restauro, ma una manutenzione straordinaria». Barbara Jatta, direttrice dei Musei vaticani spiega il lavoro che si sta facendo sul Giudizio universale dopo che il costante monitoraggio sull’opera ha evidenziato una patina uniforme di lattato di calcio che, «agiva quasi come una cataratta. Poco percepibile a occhio nudo finiva però per oscurare i colori originali dell’opera».

Per questo, montati sette piani di ponteggi, fino a raggiungere l’altezza di venti metri, 20 restauratori specializzati, hanno cominciato l’opera di ripulitura che dovrebbe essere completata entro Pasqua. «Abbiamo iniziato dalle due lunette che sono le prime affrescate da Michelangelo» ha spiegato Fabrizio Biferali, il curatore del reparto Arte rinascimentale dei musei che ha competenza sulla Cappella Sistina. Il fenomeno di “sbiancamento” sulle pareti della cappella, evidente soprattutto sul Giudizio, deriva dalla formazione di lattato di calcio. La traspirazione umana (sudore e, in misura minore, respiro) introduce acido lattico nell’aria; i flussi d’aria, anche dell’impianto di depurazione installato da Carrier circa 15 anni fa, uniti alle temperature di anno in anno più calde e al crescente numero di visitatori, oltre che alla inclinazione della parete voluta dallo stesso Michelangelo, veicolano queste microparticelle verso questa parte dell’opera. Combinandosi con il calcio disponibile dell’intonaco creano una patina solubile che appiattisce i contrasti cromatici e penalizza i colori scuri. L’Ufficio del Conservatore, in coordinamento con la Direzione dei Servizi Tecnici del Governatorato, monitora l’ambiente e gestisce l’impianto. La “pulitura”, sottolinea Paolo Violini, Capo Restauratore del Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali lignei , «è, fortunatamente, non difficile ed è a basso rischio: si rimuove il deposito con acqua deionizzata applicata via fogli di carta giapponese, senza abrasivi né spazzolini, sfruttando la solubilità del sale e l’evaporazione per farlo migrare sulla carta». Il risultato ripristina i toni e la profondità originale, lasciando intatte le crepe costitutive e l’intonaco. «Siamo impegnati a salvaguardare la leggibilità dell’opera con un approccio chimicamente mirato e meccanicamente non invasivo contrastando così le cause ambientali prevedibili», conclude. La pulitura rende percepibile «la “vibrazione” cromatica e la tessitura di pennellate intrecciate, inclusi i piccoli punti di ombra, come, per esempio, sotto gli occhi della Madonna».

Manto della Vergine, i momenti del restauro

Dall’alto dei ponteggi, inoltre, è visibile l’ondulazione del soffitto che Michelangelo, con un sapiente uso delle prospettive, ha corretto per l’occhio di chi osserva dal basso l’affresco. Così come ha fatto con la figura di Giona, che è sproporzionata vista da vicino perché apparisse invece nelle giuste dimensioni per chi guarda da giù.

La cappella Sistina, nonostante i lavori in corso, è aperta ai visitatori. Sui ponteggi temporanei per il restauro dell'affresco è stata calata una riproduzione su telo del Giudizio Universale, valorizzata dall'illuminazione, per dar modo ai turisti di apprezzare comunque la bellezza dell’opera.