Il miracolo della Croisette si è compiuto, ancora una volta. I lavori in corso della vigilia, gli addobbi incompleti, i cartelloni da affiggere, le boutique da stipare di mercanzie in bella mostra svuotando montagne di scatoloni: tutto è stato magicamente aggiustato in poche ore. Così, alle sette della sera di mercoledì, il 67° Festival di Cannes si è aperto in pompa magna con la consueta sfilata di star, politici e vip invitati alla Montée des marches.

C'era mezzo mondo, manco a dirlo, ma c'è chi s'è fatto notare per stile ed eleganza: la vivace Audrey Tautou; l'eterna Jane Fonda, radiosa nel suo abito velato color vinaccia; la diafana Gong Li; André Dussollier, dalla chioma argentata; Paz Vega, in un abito di paillettes color perla che la illuminava. E poi gli ospiti d'onore del galà: l'attore americano Tim Roth e la diva australiana Nicole Kidman, interpreti di Grace di Monaco, pellicola d'apertura. C'era anche il nostro ministro della Cultura, Dario Franceschini, che ha speso parole di fiducia: “Il cinema italiano ha un grande passato, un grande presente e un grande futuro”, ha detto ai giornalisti facendo riferimento al recente trionfo a Hollywood di Sorrentino con La grande bellezza. “Si pensava che l'epoca dei grandi maestri fosse finita, invece ci sono anche oggi, vincono gli Oscar, fanno film straordinari”.

Come dargli torto? Anche se la differenza tra noi e i cugini francesi è apparsa anche stavolta abissale. Qui in Francia, il cinema gode della massima considerazione istituzionale, sia come eccezione culturale sia per il giro d'affari che produce. Da noi tutto è più estemporaneo, legato alla buona volontà di molti e alla pervicace genialità di pochi. Ulteriore esempio è venuto dalla cerimonia di apertura (a proposito, peccato che nessuna Tv italiana l'abbia trasmessa): un primo passo che alla Mostra di Venezia è stato spesso compiuto con esiti traballanti, mentre sulla Croisette si risolve in un mini show da grande audience.

E' vero, il galà pretende la presenza di un conduttore che faccia gli onori di casa con film, ospiti e giurati. Ma prima che alla bellezza qui si punta sulla bravura, scegliendo attrici di chiara fama. Da noi è stata annunciata Luisa Ranieri quali madrina della Mostra che si aprirà a fine agosto... La speranza è che gli autori sappiano scrivere per lei testi adeguati. Difficilmente, però, saranno intelligenti e spiritosi come quelli per il galà sulla Croisette affidato quest'anno, udite udite, a... un padrino: Lambert Wilson (apprezzato in bei film come Uomini di Dio e Molière in bicicletta) ha saputo tenere magistralmente la scena. Capelli sale e pepe, elegantisimo nel suo smoking, si è mosso con disinvoltura tra ospiti e filmati saltabeccando fluentemente dall'inglese al francese. Sembrava parlare a braccio con dei cari amici.

Ha presentato i giurati: il danese Nicolas Winding Refn, il messicano Gael Garcia Bernal, la francese Carole Bouquet (56 anni di charme), gli americani Willem Dafoe e Sophia Coppola (magra e sofisticata al punto da sembrare quasi bella). Fino ad arrivare alla presidente della giuria, introdotta con un evocativo assolo di piano: la brava regista neozelandese Jane Campion, vestita con un terribile tailleur pantalone azzurro (stile Angela Merkel, tanto per intenderci). Ma tant'è, tutto fa spettacolo.

C'è stato il tempo anche per un collage di brevi sequenze tratte dai diciotto film che si contenderanno la Palma d'oro: fatto in modo così accattivante, che ci è venuta voglia di vederli tutti (anche se, sotto sotto, si sa che non manca mai qualche titolo mezza bufala). In chiusura, poi, la sorpresa: il conduttore ha confessato di ricordare con piacere una notte parigina di qualche anno fa, trascorsa tutta a danzare con Nicole Kidman, ballerina deliziosa... E' sceso tra le poltrone, ha invitato la diva (avvolta in un etereo abito color lavanda) e sulle note di un ritmo latino hanno incantato la platea. Quaranta minuti di spettacolo senza un attimo di noia. E' troppo chiedere qualcosa di simile a Venezia?

Dopo la proiezione fuori concorso di Grace di Monaco (eccessive le critiche: il film merita di essere visto anche solo per le atmosfere e le mode che evoca), si è aperta poi la giostra del Palmarès. Primo film in gara, Mr. Turner dell'inglese Mike Leigh. Con tutto il parlare che si fa di recessione economica, d'instabilità politica e di crisi a go-go, è stata una sorpresa vedere un bel film in costume: uno scorcio di vita di William Turner, pittore britannico amato a metà Ottocento (famose le sue velate “marine”). Testimonianza su cosa voglia dire vivere per l'arte e gran pezzo di bravura di Timothy Spall, attore feticcio del regista da lui stesso lanciato con il film Segreti e bugie, Palma d'oro nel 1996.