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È una vicenda di di ostinazione e poesia quella di Maria Reiche: una donna sola nel deserto, con una scopa in mano, a spazzare la sabbia per far riemergere segni antichi di millenni. È da questa immagine che parte Lady Nazca - La signora delle linee, nelle sale dal 12 marzo, che racconta la vita di una studiosa fuori dagli schemi, capace di trasformare un enigma in una missione.
Nata a Dresda nel 1903, matematica e appassionata di scienza, Maria arriva in Perù negli anni Trenta. Insegna, traduce, cerca il suo posto nel mondo.
Nel film, la svolta arriva quasi per caso: viene coinvolta dall’archeologo francese Paul D’Harcourt nella traduzione di alcuni documenti e parte con lui per un sopralluogo nel deserto. È lì che, durante un’esplorazione nella pampa di Nazca, i due si imbattono in linee lunghissime e figure gigantesche tracciate nel terreno. Per Maria, interpretata dall’attrice tedesca Devrim Lingnau, è una rivelazione immediata, quasi una chiamata.
Nella realtà, la scoperta è stata meno cinematografica ma altrettanto decisiva. Le Linee erano già state notate negli anni precedenti, soprattutto con i primi sorvoli aerei, ma è proprio grazie all’incontro con studiosi e archeologi che Maria Reiche comincia a studiarle sistematicamente. Da quel momento decide di dedicarvi la vita, diventando la prima a misurarle, mapparle e interpretarle con metodo scientifico.
Quelle che aveva davanti erano le misteriose Linee di Nazca: chilometri di tracciati, figure di animali, forme geometriche perfette incise nella terra. Le Linee sono geoglifi realizzati tra il 300 a.C. e il 500 d.C. dalle civiltà Nazca e Paracas: per crearle bastava rimuovere le pietre scure della superficie, facendo emergere il terreno chiaro sottostante. Il risultato? Disegni giganteschi – scimmie, colibrì, ragni – visibili davvero solo dall’alto.


Un particolare delle linee di nazca.
Ma a cosa servivano? Le ipotesi sono molte. La stessa Reiche era convinta che si trattasse di una sorta di calendario astronomico: linee e figure allineate con il sole, le stelle, i solstizi. Altri studiosi parlano di percorsi rituali legati all’acqua, bene preziosissimo nel deserto. Forse entrambe le cose.
Quello che è certo è che, senza Maria Reiche, oggi ne sapremmo molto meno. Per decenni ha vissuto lì, nella pampa, in condizioni difficili, misurando, mappando, proteggendo. All’inizio la prendevano poco sul serio. Ma lei ha continuato. Ha difeso le linee dal degrado, dal passaggio dei veicoli, dall’indifferenza. Fino a ottenere risultati concreti: la tutela da parte del governo peruviano e, nel 1994, il riconoscimento come Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.


Un'altra scena del film diretto da Damien Dorsaz e ispirato alla straordinaria storia vera di Maria Reiche.
Eppure, proprio mentre lei lottava per salvarle, una grande strada le attraversava: la Panamericana Sur. Costruita nel Novecento, taglia il deserto e in alcuni punti passa sopra i geoglifi, danneggiandone una parte. Oggi lungo la strada c’è anche un belvedere, da cui si intravedono alcune figure. Ma è un paradosso: per secoli invisibili, le linee sono state “scoperte” dall’alto, e da terra si colgono appena.
Il film racconta tutto questo, ma anche qualcosa di più: la ricerca di libertà, il bisogno di dare senso alla propria vita, il coraggio di credere in ciò che non è ancora evidente agli altri. Maria Reiche è stata scienziata e custode, visionaria e concreta. Ha trasformato un mistero in patrimonio, e il deserto nella sua casa. Quando è morta, nel 1998, aveva 95 anni. Oggi riposa proprio lì, accanto alle sue linee. Come se, in fondo, non se ne fosse mai davvero andata.


L'attrice tedesca Devrim Lingnau Islamoğlu in una scena del film Lady Nazca - La signora delle linee.





