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Aurora Quattrocchi nel film di Margherita Spampinato "Gioia mia"
Quando, durante l’annuncio ai David di Donatello 2026 ho visto il viso di Rori - al secolo Aurora Quattrocchi - illuminarsi, e i suoi occhi accendersi di una felicità-bambina, sono ritornata indietro di diciassette anni, a quel periodo in cui con lei condividevo il set del programma televisivo “L’isola del gusto” sul canale Alice.
Eppure, malgrado il tempo trascorso, e gli anni consumati, di questa serie dedicata alla cucina si parla ancora fra i telespettatori che la seguivano, e non erano soltanto donne. L’idea era semplice: due amiche appassionate di cibo e fornelli (io e l'attrice Alessandra Costanzo, siciliana anche lei), passano del tempo preparando ricette della tradizione sicula. Qualche volta escono per andare al mercato a fare la spesa, e lì si mettono a chiacchiere con il fruttivendolo, il pescivendolo, la contadina che vende le uova fresche, e inevitabilmente nascono siparietti divertenti e allegri. Le due amiche, inoltre, ricevono i loro amici nella cucina di una masseria.
Al tempo, fra questi ospiti fissi c'era anche Aurora Quattrocchi, l’artista poliedrica che ieri sera ha incantato la platea del Teatro 23 degli Studi di Cinecittà a Roma, compreso il pubblico a casa. Mi sono detta all’istante: Rori non sei cambiata per niente, sempre vera, libera, onesta fino al midollo. Quei superlativi assoluti che ha usato per colorare ogni aggettivo, mentre stringeva a sè l'ambito premio - e per smorzare soprattutto la sua emozione - raccontavano più di un semplice ringraziamento per il David ricevuto. Nelle sue movenze genuine ritrovavo la Rori di giorni lontani e mi sono lasciata andare alla nostalgia.
Le registrazioni della serie erano molto impegnative, iniziavano la mattina presto e finivano la sera tardi, con pause alquanto brevi per riposarci e mangiare. Si stava in camerini di fortuna, talvolta poteva essere anche un camper, altre, stanzette anguste che a noi però parevano accoglienti, prese com'eravamo a portare avanti un progetto in cui credevamo. Anche i famosi “cestini” per il pranzo non erano granché, ma li gradivamo senza lamentarci di nulla. E oltre a condividere il cibo, in quelle pause ci raccontavamo di noi, confrontandoci sulle nostre diverse esperienze, ripescando nel passato reciproco anche episodi divertenti. Quante risate con lei.
Rori è una gran chiacchierona, ma così come ama dialogare e allungarsi nei ricordi, possiede la capacità di ammutolirsi misteriosamente subito dopo. La vedi “dileguarsi” all’improvviso e sai che in quei frangenti la sua testa "furria" (in siciliano vuol dire girare vorticosamente), viaggia lontano. Perché i veri artisti fanno così: non hanno bisogno di spiegare, scendere a patti con l’abitudinario degli altri. Chi sogna vola, e chi vola non può restate sempre nello stesso posto. E poi Aurora ha alle spalle un passato glorioso, che non coincide per forza di cose con l’assegnazione di premi prestigiosi. Anzi, lei è l’emblema che riconoscimenti e talento spesso non camminano di pari passo. Sono una dei suoi tanti estimatori che ieri sera ha esclamato: "Meglio tardi che mai!". Perché a ben guardare, quel premio avrebbe dovuto vincerlo prima. Ma si sa, le cose accadono o non accadono, inutile accanirsi.


E allora, bisognava aspettare che Margherita Spampinato, la brava regista del film “Gioia mia”, le proponesse il ruolo dell’anziana zia che accoglie in casa un nipote per farlo svagare a casa sua in un'estate di caldo siciliano, ma con settant’anni meno dei suoi, fra la donna e il ragazzino il conflitto è inevitabile. Ed è proprio nella messinscena di questa "lontananza generazionale" che si manifesta l'immenso talento di Aurora, e della potenza evocativa della sceneggiatura. In questo scontro/incontro di vite diverse, anche la capacità interpretativa del piccolo attore Marco Fiore, è degna di nota, anzi, encomiabile. Ai David, insomma, il miracolo/diritto si è compiuto: miracolo di bellezza e diritto a vedersi riconoscere un cammino iniziato alcuni decenni fa e vivaddio arrivato alla sua maturazione completa. Ma Aurora, se un po’ la conosco, potrebbe sorprenderci ancora, cambiando pelle, e magari ce la ritroveremo a interpretare un personaggio comico. Nelle sue "cento vite" precedenti è stata anche cabarettista e questo vuol dire saper fare tutto, o quasi. Da lei ci si può anche aspettare che vada su Marte con Bezos, giuro.






