Ci è mancato poco che Simone Annicchiarico, figlio di Walter Chiari e Alida Chelli, diventasse il concorrente-rivelazione di questa edizione del Grande Fratello Vip. Le sue teorie su Darwin, i dinosauri e l’allunaggio, insieme a una spontaneità poco costruita, lo avevano reso uno dei personaggi più imprevedibili della Casa. Poi, nel pomeriggio del 24 settembre, mentre Giancarlo Danto era in cucina a preparare da mangiare, gli è passato accanto lasciandosi sfuggire un’espressione blasfema. Poche parole, pronunciate sottovoce, che i microfoni hanno raccolto e che in pochi minuti sono diventate virali sui social. La produzione ha deciso di squalificarlo. E la decisione è giustissima.

Non si tratta di pretendere che il Grande Fratello diventi un programma morigerato – è un reality show che gioca proprio su quest’ambiguità nel mettere sotto i riflettori 24 ore su 24 i suoi concorrenti per vedere l’effetto che fa – o che ogni espressione volgare debba automaticamente portare a una squalifica. Le parolacce restano parolacce, anche quando non sono bestemmie, e sono sempre volgari e fuori luogo.

La bestemmia aggiunge però a quella volgarità un elemento ulteriore: chiama in causa ciò che per milioni di persone è sacro. Una parolaccia può essere “solo” volgare o maleducata. La bestemmia coinvolge invece ciò che per una persona credente è sacro. In un Paese nel quale milioni di persone professano una fede religiosa non è un dettaglio irrilevante. E non serve essere credenti per capire che esistono espressioni che, in determinati contesti, oltrepassano il limite della semplice volgarità.

E qui entra in gioco la televisione. Non chiediamo alla tv di essere educativa come ai tempi del maestro Manzi. Quella era un’altra televisione e un altro Paese. Ma se non deve più insegnare, può almeno sapere quando fermarsi, avere ben chiaro il senso del limite.

Un programma televisivo può essere trasgressivo o provocatorio ma proprio perché entra nelle case di milioni di persone può, anzi deve, darsi alcuni confini minimi di decenza, buon gusto e buona educazione. E di rispetto.

Tornando al caso specifico, non è una regola introdotta oggi: nel Grande Fratello la bestemmia comporta da tempo la squalifica. Nel dicembre 2022, per esempio, Riccardo Fogli fu eliminato a meno di 24 ore dal suo ingresso nella Casa per un’espressione blasfema. Anche nel caso di Annicchiarico, dunque, la produzione ha applicato una regola già prevista. Il punto è che le regole devono valere per tutti. Una volta accertata la violazione, il fatto che Annicchiarico fosse uno dei concorrenti più interessanti non può diventare una ragione per chiudere un occhio come hanno chiesto numerosi utenti sui social. Anche la battuta di Selvaggia Lucarelli, secondo la quale non si può accettare che Annicchiarico esca «per una recensione negativa del Creatore», merita una riflessione perché riduce a ironia una questione che riguarda qualcosa di più concreto: la bestemmia non è soltanto una battuta di cattivo gusto. Per milioni di persone tocca una dimensione religiosa profonda. E la libertà di espressione non significa che ogni espressione debba necessariamente trovare spazio in televisione, in qualsiasi contesto.

Il paradosso è che Annicchiarico aveva conquistato il pubblico proprio per la sua spontaneità. Aveva raccontato anche la solitudine dopo la morte dei genitori, spiegando di non avere più nessuno che lo chiamasse o lo cercasse. Era emerso un personaggio meno costruito del solito, capace di dividere il pubblico con le sue idee originali e strampalate. È anche per questo che la sua uscita ha suscitato dispiacere.

Ma essere un personaggio interessante non significa essere al di sopra delle regole.

Il Grande Fratello e chi lo segue può discutere sulla severità della sanzione e sulla formulazione del regolamento. Ma, se la bestemmia è prevista come motivo di espulsione e la violazione viene accertata, com’è accaduto in questo caso, la decisione della produzione è coerente con le regole del gioco.

Non è moralismo ma una questione di misura: anche la televisione ha, e deve avere, dei confini e la libertà di fare spettacolo non significa che tutto debba diventare spettacolo. Soprattutto se a farne le spese è il sentimento religioso di milioni di persone.