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'Comandante' di Edoardo De Angelis con Pierfrancesco Favino
Ha molto da dire anche di ciò che accade nei nostri mari nel 2026 aa storia di Salvatore Todaro, comandante del sommergibile Cappellini, che il 15 ottobre 1940 , dopo aver affondato nell’Oceano Atlantico un’imbarcazione belga, invece di lasciare al loro destino i sopravvissuti, contravvenendo alle indicazioni non solo degli alleati tedeschi ma anche della Marina inglese, prende a bordo gli scampati rivendicando la legge del mare che impone di prestare soccorso ai naufraghi


. Il collegamento con l’opera delle navi di oggi nel Mediterraneo è molto evidente ed è ciò che ha mosso apparenza Sandro Veronesi ed Edoardo De Angelis a scrivere in Il comandante (Bompiani), poi diventato un film con protagonista Pierfrancesco Favino e diretto dallo stesso De Angelis.


«Mi sono imbattuto io in questa storia», ci racconta il regista «e l’ho condivisa subito con Sandro Veronesi che aveva raccolto intorno al movimento Corpi una serie di personalità della cultura con l’intento di arginare l’onda xenofoba verso i migranti che arrivavano con i barconi. La mia idea è stata subito quella di farci un film, ma nel frattempo mi sembrava importante anche trasformarla in un libro. Per una coincidenza straordinaria abbiamo scoperto che una delle persone che avevano aderito al movimento Corpi era Jasmin Bahrabadi, un’amica livornese che lavora alla promozione di gruppi musicali e nipote di Todaro. Grazie a lei abbiamo potuto attingere a tanti documenti inediti nella casa di famiglia e abbiamo scritto il libro a quattro mani».
Salvatore Todaro era un personaggio singolare: rimasto gravemente ferito anni prima, era costretto a portare un ingombrante e doloroso busto di ferro per poter stare in piedi, ma ciò non lo aveva fatto desistere dal partire in missione con i sommergibili. Era molto colto e si interessava di discipline orientali ed esoteriche.


«Todaro rappresenta l’uomo che riesce a elevarsi quando entra in connessione con le leggi cosmiche, i valori che ha incarnato sono eterni e immutabili. Lui è morto in battaglia due anni dopo, ma tutti gli uomini che ha salvato sono sopravvissuti e dopo la guerra sono andati a rendere omaggio alla sua tomba a Livorno».
Il comandante Todaro tornò a far parlare di sé l’anno dopo, il 5 gennaio 1941, salvando i diciannove superstiti del piroscafo inglese Shakespeare, dopo averlo affondato nelle acque dell’Atlantico, tra le isole Canarie e le coste africane. Anche allora accadde qualcosa di incredibile: quegli uomini vengono invitati a salire a bordo della nave nemica che li ha appena attaccati, e portati in salvo su un’isola vicina.


Nel novembre 1942 Todaro venne destinato alla base di La Galite in Tunisia e, al comando del motopeschereccio armato Cefalo, iniziò a pianificare ed effettuare una serie di attacchi al porto di Bona, importante base avversaria. Dopo essere rientrato da una missione notturna, il 13 dicembre 1942 il Cefalo venne attaccato da uno Spitfire inglese. Durante il mitragliamento il comandante Todaro fu colpito da una scheggia alla tempia e morì sul colpo. Gli venne poi assegnata la medaglia d'oro al valor militare alla memoria.
Tra i suoi effetti personali viene rinvenuta la lettera che gli era stata scritta due anni prima da una donna portoghese, moglie di un marinaio dell’equipaggio di una nave nemica. “Esiste un eroismo barbaro e un altro davanti al quale l’anima si mette in ginocchio: il vostro. Siate benedetto per la Vostra bontà che ha fatto di Voi un eroe non soltanto dell’Italia ma dell’umanità intera”.







