Killer per professione: il canadese Gérald Gallant nel marzo 2009 in tribunale, si dichiarò colpevole di 27 omicidi premeditati, oltre a un precedente omicidio per il quale era già stato condannato, di 12 tentati omicidi e tre complotti per omicidio, commessi tra il 1978 e il 2003, . La sua attività criminale si intrecciò soprattutto con la guerra tra bande di motociclisti che insanguinò il Québec negli anni Novanta e nei primi anni Duemila. Il fim Confessioni di un assassino, di Luc Picard, stasera su Rai 5, è tratto dal saggio Gallant: confessions d’un tueur à gages, pubblicato nel 2015 e scritto dai giornalisti Éric Thibault e Félix Séguin.

L'attore e regista Luc Picard, nei panni di Gérald Gallant in "Confessioni di un assassino"

Un’ infanzia traumatica

Quarto di cinque figli, Gallant nacque il 5 maggio 1950 nella città di Saguenay, in Québec, e abbandonò la scuola dopo la quinta elementare. Suo padre era un uomo mite che lavorava come caporeparto presso lo stabilimento di alluminio Alcan di Arvida, mentre sua madre era una donna autoritaria che sottoponeva Gallant ad abusi fisici e psicologici. La madre era infedele al marito e, da bambino, Gallant assistette ai suoi tradimenti con altri uomini. In seguito la descrisse come la persona che «rispetto meno della mia vita».

Gallant soffriva di balbuzie, che lo rendeva oggetto di derisione da parte della famiglia, oltre che di problemi cardiaci e di reumatismi a una gamba. Quando, durante un test con la macchina della verità condotto dalla Sûreté du Québec il 6 dicembre 2008, gli fu chiesto quale fosse stata l’esperienza più traumatica della sua vita, Gallant rispose: «La mia infanzia».

Intelligenza bassa ma tanta destrezza

Secondo i test a cui fu sottoposto nel 1978, mentre era detenuto nel penitenziario di Sainte-Anne-des-Plaines, il suo quoziente intellettivo era stimato a 88, ovvero inferiore alla media. Altri test effettuati durante la detenzione evidenziarono però una «destrezza e una coordinazione digitale superiori alla media», oltre a descriverlo come una persona «precisa, concentrata e meticolosa».

Da adolescente insicuro e introverso, Gallant iniziò a dedicarsi alla piccola criminalità nel tentativo di «sentirsi accettato» dagli altri. Entrò a far parte di una banda locale, i Cossacks, con cui cominciò a compiere furti con scasso nei negozi di alimentari e nei minimarket della regione di Saguenay–Lac-Saint-Jean. Rubava soprattutto sigarette, che poi rivendeva attraverso un contatto.

All’epoca, in Québec, l’età minima per ottenere la patente di guida era di 21 anni. Gallant falsificò però la data di nascita riportata sul certificato di battesimo e riuscì così a ottenere la patente a 18 anni.

Furti e rapine a mano armata

Il manifesto del film in lingua francese

La carriera criminale di Gérald Gallant iniziò molto presto. Il 27 ottobre 1969, ancora giovanissimo, fu condannato a 23 mesi di carcere a Chicoutimi per una serie di furti. Scarcerato nel giugno 1970, entrò in una banda di rapinatori di banche. Dopo appena 59 giorni fu arrestato per una rapina alla Caisse populaire di Chicoutimi-Nord e condannato a tre anni.

Nel 1973 partecipò a una rapina a mano armata in una gioielleria di Chicoutimi. Gallant era l'autista della fuga, ma il colpo fallì quando uno dei complici, Gilles «Balloune» Côté, iniziò a sparare contro la polizia. Arrestato, Côté fece il nome di Gallant, che si consegnò poco dopo. Durante la detenzione, temendo di essere denunciato, Côté tentò di ucciderlo strangolandolo. Gallant si vendicò facendo circolare tra i detenuti le dichiarazioni rese da Côté alla polizia, rivelandone il ruolo di informatore. Condannato a otto anni nel 1974, nel carcere di Cowansville entrò in contatto con esponenti della criminalità organizzata.

Nel 1975 iniziò a lavorare per Raymond Desfossés, esponente della West End Gang, occupandosi del traffico di droga all'interno del carcere. Dopo la libertà condizionale, ottenuta nel 1978, Gallant tornò a Port-Cartier, dove viveva con la moglie e il figlio e lavorava come gommista.

Il 28 dicembre 1978 partecipò al suo primo omicidio: Gilles Legris, dipendente di un locale di Port-Cartier, fu aggredito e ucciso a colpi di spranghe di ferro. Il corpo venne poi gettato da una diga a Sept-Îles.

Il 30 gennaio 1980 Gallant commise il primo omicidio su commissione. La vittima era Louis Desjardins, uno spacciatore indebitato con la West End Gang e sospettato di collaborare con la polizia. Gallant lo attirò nella propria officina di pneumatici, dove gli sparò alla testa. Con l'aiuto del cognato trasportò il corpo e lo abbandonò in un burrone vicino a Baie-Comeau.

Nell'agosto 1980 partecipò a una rapina a una banca a Trois-Rivières, per la quale fu condannato a sei anni. In cambio di una riduzione della pena, divenne informatore della Sûreté du Québec. Per diversi anni fornì informazioni sull'organizzazione di Desfossés, ricevendo 45.000 dollari dalla polizia.

Tra le persone arrestate grazie alle sue informazioni ci fu Gérard «Maggy» Hubert, con il quale Gallant aveva partecipato a una rapina a Vancouver nel 1985. Hubert sarebbe poi diventato uno dei suoi principali complici e avrebbe partecipato con lui a otto omicidi. È in questa fase che Gallant passa definitivamente dalla piccola criminalità al mondo degli omicidi su commissione.

Il vero volto di Gérald Gallant in una foto segnaletica

La carriera di killer

Gallant era un semplice esecutore. Uccideva su commissione di gruppi criminali. Le sue vittime appartenevano soprattutto agli ambienti della criminalità organizzata, ma non mancarono persone estranee alla guerra tra bande. Nel 1999, per esempio, Gallant uccise per errore il detective privato Luc Bergeron, che viveva in un appartamento precedentemente occupato dall'uomo che avrebbe dovuto eliminare. Nel 2000, durante un altro attentato, una cameriera, Hélène Brunet, rimase ferita. La svolta arrivò con un omicidio commesso nel 2001 a Sainte-Adèle, nelle Laurentides. La polizia riuscì a collegare Gallant al delitto attraverso il DNA. Quando comprese di essere nel mirino degli investigatori, fuggì in Europa. Il 6 maggio 2006 venne arrestato in Svizzera nell'ambito di un'indagine su frodi con carte di credito. Fu quindi riportato in Canada, dove decise di collaborare con la Sûreté du Québec.

Le sue confessioni aprirono un capitolo completamente nuovo dell'inchiesta. Gallant raccontò agli investigatori una lunga serie di delitti e indicò presunti mandanti, complici e intermediari. Nel marzo 2009 le informazioni raccolte portarono all'operazione Baladeur, con l'arresto di undici persone sospettate di avere avuto un ruolo in omicidi e tentati omicidi legati alla criminalità organizzata. La polizia poté così riaprire casi rimasti irrisolti per anni.

La Corte di Québec lo condannò a molteplici ergastoli senza la possibilità di chiedere la libertà condizionale prima di 25 anni. In aula pronunciò anche delle scuse alle famiglie delle vittime, riconoscendo che il perdono sarebbe stato difficile, se non impossibile.

La vicenda Gallant va letta dentro uno dei periodi più violenti della storia criminale del Québec: la guerra per il controllo del traffico di droga e dei territori tra Hells Angels e Rock Machine. Secondo l'Associated Press durante quella lunga guerra si contarono circa 160 omicidi legati alle bande di motociclisti; 27 dei quali furono attribuiti a Gallant attraverso le sue confessioni.

La particolarità del caso non sta quindi soltanto nel numero delle vittime, ma nella trasformazione del killer in testimone dell'accusa,. e dell’assoluta ordinarietà dell’aspetto di Gallant. Il giornalista Michel Auger lo descrisse così: «Era il killer della porta accanto, che sembrava un parroco, che stava attento a ciò che mangiava e faceva molto esercizio fisico... Era un uomo dotato di grande tecnica e di una buona memoria. Poteva trascorrere ore a sorvegliare le sue vittime, ma commetteva anche degli errori».