Le donne fanno paura: perché sono una tentazione, perché hanno un potere troppo grande, quello di dare la vita, perché gli uomini ne hanno bisogno e ciò li rende vulnerabili. È così che vedono le donne i regimi totalitari religiosi, che nascondono, mortificano, umiliano le donne come soggetti autonomi, pensieri, desideri e pulsioni proprie, e per questo devono essere ridotte a fantocci, private della capacità di autodeterminazione. Dalla caduta dell’ultimo scià a oggi, in Iran si è combattuto una guerra sulla pelle delle donne, che è sfociata in alcuni casi in sanguinose repressioni che hanno fatto il giro del mondo, ma che ha sempre trovato una resistenza a volte silenziose altre volte più eclatante. Ed è una donna, la regista Raha Shirazi, a firmare questo documentario, A War on women che dopo un passaggio nelle sale, girerà l’Italia per serate-evento che tengano i riflettori accessi sulla violazione della libertà delle donne iraniane.

Dalle prime manifestazioni contro l’obbligo del velo, dopo la Rivoluzione islamica del 1979, fino alle giovani donne che oggi rischiano la vita nelle strade, il film intreccia i percorsi personali e politici di sette donne straordinarie attraverso interviste intime, materiali d’archivio rari e immagini inedite, riprese all’interno dell’Iran. Un materiale prezioso, spesso girato di nascosto, con scene anche molto forti di uomini comuni o forze di polizia che si accaniscono sul corpo delle donne con manganelli, fruste, spintoni, spesso aiutati da altre donne allineate con il regime

A War on Women segue il filo continuo di una resistenza che ha saputo opporsi con forza alla prigionia, alla tortura e all’esilio. Con lucidità, il film mostra come le donne siano state il bersaglio principale della Repubblica Islamica, nel tentativo sistematico di metterle a tacere, di limitarne la presenza pubblica e politica. Eppure, proprio in risposta a questa repressione, di generazione in generazione, le loro voci sono diventate nel tempo sempre più forti, più consapevoli e più unite.

Le sette voci narranti sono donne costrette a lasciare il paese e solo così possono parlare apertamente della loro esperienza, delle persecuzioni, botte, umiliazioni, incarcerazioni che hanno subito e che tante altre loro sorelle continuano a subire. Quasi tutte nel rievocare ciò che è successo si commuovono, e le loro testimonianze sono toccanti ma lucide, strazianti e fiere. Sono l’attrice Golshifteh Farahani, che abbiamo visto tra l’altro nel film Leggere Lolia a Teheran;

Golshifteh Farahani

Shaparak Shajarizadeh, che ha subito le stesse atrocità che hanno condotto alla morte Masha Amini, fermata dalla “polizia della sicurezza morale” che l’ha portata nello stesso centro di detenzione di Vozara a Teheran e picchiata selvaggiamente; Mahnaz Afkhami, Ministro per gli Affari Femminili nel governo iraniano pre-rivoluzionario, che vive in esilio negli Stati Uniti dal 1979;

Mahnaz Afkhami

Asieh Amini, poetessa e giornalsita, che vive in Norvegia e lotta contro la pena di morte in generale e in particolare contro la lapidazione di donne e minori in Iran; Masih Alinejad, presentatrice/produttrice al VOA Persian Service, sezione in persiano dell'organo del governo statunitense Voice of America, corrispondente per Radio Farda, collaboratrice per la televisione Manoto e per IranWire;

Masih Alinejad

Azam Jangravi, una delle "Ragazze di Enghelab" durante le proteste iraniane contro l'obbligo del velo, imprigionata e poi fuggita in Canada. E infine Elahe Tavakolian, che ha perso un occhio, colpito da un proiettile di gomma durante una manifestazione contro il governo iraniano, ed è stata poi curata all’Ospedale San Raffaele.

Elahe Tavakolian

Dichiara la regista Raha Shirazi: «Ho dieci anni quando siamo costretti a lasciare il Paese. Mia madre è vissuta lontana dall’Iran per il resto della sua vita. Quando ci ha lasciate, a cinquant’anni, non abbiamo potuto spargere le sue ceneri nel Mar Caspio, come lei avrebbe voluto. L’esilio è una distanza permanente, incolmabile, che sopravvive persino alla morte. Oggi che anche io ho due figli, mi chiedo se potrò mai portarli nel paese dove sono sepolti i miei nonni, nell’Iran dove ho vissuto da bambina e che continua a vivere dentro di me… Il film collega la memoria privata alla storia collettiva dell’Iran. Restituisce continuità a una resistenza che non si è mai interrotta e che oggi è portata avanti dalle donne. Non è un’osservazione esterna. Vuole essere un atto di testimonianza e di responsabilità verso una comunità che, attraverso decenni di repressione, esilio e censura, risponde con coraggio, forza e determinazione alla spinta per la libertà».

Una donna iraniana negli anni Ottanta con una videocamera

Dove vederlo nelle prossime settimane

4 giugno - Pisa, cinema Arsenale - videocollegamento con il cinema Arsenale, Pisa - ore 20.30

7 giugno - Roma, cinema Barberini - q&a a fine proiezione delle ore 11.00

8 giugno - Roma, cinema Farnese - introduzione ore 20.30 con Riccardo Noury e q&a post proiezione

9 giugno - Roma, cinema Lux - q&a post proiezione delle ore 20.30

22 giugno - Roma, cinema Azzurro Scipioni, q&a post proiezione delle ore 18.00

25-28 giugno - Filming Italy Sardegna

11 luglio - Salina Doc Fest

28 agosto - Arena Prato